ISTRUZIONI PER L'USO

IL TALLONE D'ACHILLE è pensato per scrivere libri, direttamente su questo blog. Qui comincia l'Eredità di Michele, l'ultimo scritto. Il precedente è stato interrotto, si vede che doveva maturare. Qui trovate IL primo LIBRO, col suo indice ed i post che lo compongono.
I "libri" raccolgono commenti, critiche e suggerimenti di chiunque voglia partecipare con spirito costruttivo. Continuano un percorso iniziato con le Note scritte su Facebook , i cui contenuti sono ora maturati ed elaborati in una visione d'insieme, arricchiti da molti anni di esperienze diverse e confronti con persone diverse.

I Post seguono quindi un percorso logico che è bene conoscere, se si vuole ripercorrere il "discorso" complessivo. Naturalmente è possibile leggere singoli argomenti ai quali si è interessati. Argomenti spot - che spesso possono nascere dall'esigenza di commentare una notizia - saranno trattati in pagine dedicate.

Buona partecipazione!


martedì 12 dicembre 2017

Lettera aperta a Paolo Maddalena, Mauro Scardovelli, Marco Guzzi, Giuliana Mieli

Ho dei dubbi che condivido con Voi, che siete miei maestri.

Premetto, per essere sicuro di non averVi frainteso, una descrizione estremamente sintetica di quello che ho capito dei Vostri messaggi, che vedo risuonare ampiamente nel sentimento popolare.

Le istituzioni pubbliche sono occupate da persone che non ci rappresentano.  Più o meno consapevolmente, queste persone scrivono leggi che favoriscono la concentrazione della ricchezza nel mondo, e la demolizione delle Stato sociale a favore di Istituzioni lontane e non democratiche.

L’insegnamento ufficiale ci spinge a guardarci con sospetto, e difenderci gli uni dagli altri.

Crescono nel paese coscienze che, pur imperfette, avvertono forte il bisogno di reagire, sul piano della consapevolezza ed anche sul piano politico ed  elettorale. Tre macigni
ostacolano l’unione e l’efficacia dell’azione:

1) spirito di competizione e individualismo, radicati nell’inconscio collettivo a diffondere dolore e difficoltà ad ascoltarsi;

2) frammentazione specialistica delle conoscenze sociali e naturali, che rende difficile condividere obiettivi e strategie;

3) regole sociali che rendono arduo l’accesso alle Istituzioni a interpreti genuini della volontà popolare.

In questo scenario, insorgere è un dovere morale di ogni membro del popolo.

Dove il concetto di “insorgere”, chiaramente radicato nella non violenza, viene declinato in azioni precise :

- studiare e praticare ciò che si apprende, per capire cosa e come sia potuto succedere. Dentro ognuno di noi, che non sappiamo come siamo fatti; ma anche fuori di noi, nei rapporti sociali che non capiamo più. Il fine: costruire una cultura umanistica nuova, vera ed unitaria, che ci metta in grado di dominare gli impulsi dell’ego, quello singolo e quello collettivo, rispettando il nostro comune e immenso bisogno fisico di affetto e solidarietà, nonché la nostra aspirazione irrinunciabile alla libertà ed alla creatività;

- contemporaneamente, iniziare a concepire soluzioni organizzative nuove ed efficaci, nel complesso contesto di rapporti mondiali, che risuonino con l’anima di ogni individuo e dei popoli e favoriscano processi di liberazione;

- creare gruppi conviviali di studio, per non essere soli e iniziare nel quotidiano a costruire relazioni umane più amorevoli e solidali;

- avere pazienza, e mettersi con buona volontà al servizio di questo compito di diffusione della consapevolezza, necessariamente lento, ma pregiudiziale, che evolverà;

- costruire reti di “resilienza” nei territori, attraverso “buone pratiche” di attuazione della Costituzione negli Enti locali;    

- sostenere azioni giudiziarie contro le violazioni più evidenti dello spirito e della lettera della Costituzione;

- selezionare un gruppo di “esperti”, riconosciuti, capaci di dialogo, che sia di guida e garanzia in questo processo.



Se ho dunque interpretato bene il Vostro pensiero, così come qui sintetizzato, confermo di condividerlo ampiamente nello spirito, nei tempi, e nei modi. Cose assolutamente da fare! 

Per questo ho aderito con entusiasmo ai percorsi di Attuare la Costituzione, di Aleph e di Darsi Pace, e collaboro con i gruppi di Insurrezione sui territori. Con il corpo e con lo spirito, purtroppo miseri entrambi, quindi, anche facendo errori.

Detto questo, Vi esprimo i dubbi che restano, collegati ad un certo linguaggio ma, soprattutto, alle cose
non indicate, fra quelle da fare. Dubbi che, vi giuro, mi assillano e mi tormentano e se non riuscissi ad abbracciare così tante persone, in questi giorni, proprio grazie a questi gruppi, e a sentire la loro anima vibrare, sarei davvero già perso! 

Dubbi che, fino ad oggi, ho tenuto accuratamente dentro di me, forse  sbagliando. Mi ero riproposto di esprimerli nel corso dell’assemblea di Attuare la Costituzione, ma non ci sono riuscito. Non con la chiarezza necessaria.

Questi dubbi che, temo, non siano solo miei, ruotano attorno a due concetti.

1) E' chiaro a tutti che non dobbiamo insorgere contro le Istituzioni, che l’obiettivo corretto è quello di ricondurre le Istituzioni ad unità con il popolo?

Facciamo abbastanza per garantire la fiducia nelle Istituzioni, distinguendo le persone che le occupano indegnamente ed in maniera sostanzialmente illegittima, dalle Istituzioni stesse?

La Repubblica, è fatta di solo Popolo, o di Popolo
e di Istituzioni? 

Le elezioni politiche le riteniamo comunque inutili? 

Nei confronti dei tentativi più o meno generosi che provano a portare nel Parlamento una rappresentanza più ampia e differenziata dell’attuale, come ci poniamo? Pigliamo le distanze; ignoriamo; oppure diamo umilmente una mano?

Ci sentiamo migliori di altri?

Possiamo essere, migliori di altri? 

Oppure l’unico paragone utile è fra quello che noi scegliamo di essere, con il nostro pensiero, le nostre parole e l’azione, e quello che potremmo essere, trovando il coraggio di altre scelte, che ci mettano in gioco, con la dovuta umiltà, in nome di un desiderio di unione che è nei nostri pensieri, è nelle nostre parole ma, ancora, non troviamo il modo di portarlo nelle nostre azioni?

E’ davvero l’unico percorso possibile, quello dell’insurrezione descritta, che è necessariamente lento e, in qualche modo, elitario? Per ora, si esaurisce qui?

Oppure esiste,
parallela e non in conflitto, anche una via più semplice, immediata, istituzionale, che il cuore del popolo può intuire con una immediatezza e spontaneità che non sappiamo immaginare, e che può coinvolgere da subito tutti, che ce n’è in giro un grande, immenso bisogno, ma proprio per tutti, di sentirsi coinvolti in un processo giusto, ma anche efficace? 

Il secondo concetto, è forse ancora più dilaniante

2) Come si conciliano i tempi della diffusione della consapevolezza con quelli, in forte accelerazione e di segno contrario, collegati alla trappola del debito?

Le proposte di integrazione degli eserciti, delle forze di polizia e dei “servizi” di sicurezza europei, che con la scusa della minaccia di una inesistente invasione barbarica, già da tempo sono sul tavolo della Commissione, chiaramente descritti nei documenti ufficiali (li abbiamo letti? Li abbiamo capiti?). Mi domando: saranno usati per toglierci al più presto perfino il diritto di parlare, di riunirci e di studiare? Non sono forse il complemento indispensabile per garantire l’applicazione della normativa sulle fake news? Il cui obiettivo è sin troppo evidente?

Noi ci illudiamo di conservare ancora il diritto di parola e di riunione, ma è possibile che siano tollerati, finora, solo perché poco efficaci. Oggi parliamo, e poco cambia. Ma qualcosa comincia a cambiare.

Nel momento in cui diventerà chiaro che ciò che intendiamo fare è “efficace”, produce effetti, e mina alle radici il potere costituito,
pensiamo davvero che ci verrà lasciata l’illusione della libertà, o non scatteranno piuttosto contromisure (che sono già pianificate)?

Ancora : siamo sicuri di aver chiaramente compreso i meccanismi innescati sul piano istituzionale
e, soprattutto, i loro tempi?

Tutto è pronto.


Il rapporto fra la fine del quantitative easing, che è possibile in qualsiasi momento; l’esplosione conseguente dello spread, che si porta appresso la immediata ingestibilità del debito pubblico e la totale ricattabilità delle politiche nazionali; le procedure di bail in, predisposte per usare il risparmio degli italiani per coprire i buchi delle banche internazionali; la fine del mandato di Draghi, che rende possibile il primo scenario ed offre un accattivante esecutore interno ai piani del potere; il possibile arrivo della Troika o, molto, molto peggio, del nuovo Meccanismo Europeo di Stabilità, appena reso più efficiente allo scopo di una rapida spoliazione delle ricchezze del popolo italiano.

Ci è sufficientemente chiaro che tutto questo meccanismo è pronto e può scattare da un momento all’altro?  

Basta premere un grilletto!

Per altro verso, che
solo apparentemente è opposto, non lo vediamo come un rischio grave, che mina alla radice questa diffusa e sacrosanta voglia di insorgere, lo scenario già pronto degli Eurobond, del “reddito di cittadinanza” e di altre misure che solo apparentemente sono “distensive”, e invece confondono i soldi con la vera ricchezza?  Soluzioni che, mentre indirizzano verso una falsa solidarietà, false soluzioni, saranno barattate in cambio del lasciapassare al progetto di Stati Uniti d’Europa, che può risuonare accattivante nelle menti confuse, quando è così evidente che, in queste condizioni, verrebbero costruiti su misura esatta e precostituita degli interessi del grande capitale sopra nazionale, con Istituzioni politiche rese ancora e irrimediabilmente più lontane dal popolo?

Riporto una frase per tutte, e forse non è la più preoccupante, estratta da quei documenti ufficiali che pianificano la nuova Europa; dal libro bianco della Commissione sul futuro dell’Unione, pubblicato il 1 marzo di quest’anno:

"gli europei che desidereranno reclamare contro una proposta relativa a un progetto di turbina eolica finanziato dall'UE nella loro zona faticheranno a mettersi in contatto con l'autorità responsabile poiché saranno indirizzati alle competenti autorità europee."

Lo vediamo il rischio che, mentre noi studiamo, il popolo impreparato,
se non ha almeno una speranza e se perde completamente la fiducia nelle Istituzioni, possa perdere anche la pazienza e diventare facile preda dell’avventuriero di turno?

L’insurrezione è in bilico: fra la non violenza, per noi punto fermo, e la follia collettiva, che altri possono auspicare, perfino fomentare e cavalcare.

Vi prego, rassicuratemi, fatemi capire che è solo paranoia. Non desidererei  altro.

Ma se non abbiamo risposte
rassicuranti e convincenti, non teoriche e ipotetiche, ma certe e radicate nella realtà, che facciano stare tranquilli almeno Voi, che vedete di sicuro più lontano di me, allora diventa nostro dovere morale, nostra responsabilità imprescindibile, almeno provarci.

Metterci tutti, umilmente, a disposizione di quanti ci provano, almeno ci provano, contro il tempo e perfino contro la “ragionevolezza”, ad infilarci almeno un piede, per improbabile e traballante che sia, dentro le Istituzioni, di traverso a quella porta che sta per chiudersi. 

Avverto una responsabilità che intendo condividere.

Possiamo accontentarci dei ricorsi giudiziari, ma, mi domando: sono
efficaci?

Non le farà nuovamente e comunque il Parlamento, le leggi che vogliamo cancellare? Chi ci sarà, nel Parlamento?

Nei Comuni possiamo fare tanto, ma con una legge elettorale che, mentre garantisce la governabilità impedisce di fatto il dialogo democratico, riusciremo a sfamare gli affamati?

Perché mentre noi ragioniamo, e studiamo, che è cosa buona e giusta, volta al bene comune, non possiamo ignorare che il fardello, quello materiale, poggia e poggerà sempre di più sulle spalle di chi lo studio non può neppure permetterselo, intento com’è a cercare di sopravvivere, in un mondo che lo ignora e si organizza per sfruttarlo di più, o semplicemente, eliminarlo.

Ed è nostro fratello. E’ nostra sorella.

Un ultimo pensiero. Ci diciamo: portiamo pazienza, non usiamo facebook e questi canali mediatici, che non sono stati pensati per approfondire.

E mi domando: è questo, il momento di approfondire? E’ ora?

Oppure, pensando al messaggio che Giuliana ci ha regalato in maniera così potente, non dobbiamo piuttosto,
per prima cosa, smettere di usare la testa e la voglia di esplorare, e concederci piuttosto il diritto di riconoscerci e di abbracciarci, tutti, senza pregiudizi e senza diffidenze, smettendo di giudicarci e separarci, con generosità ed apertura totale, buttando il cuore oltre gli ostacoli, che ci sembrano insuperabili solo perché siamo così fragili, così soli, così lontani, e lo desideriamo invece con tutto il cuore e tutta l’anima di unirci, per il bene comune? 

Se, tanto per fare una ipotesi, Mauro Scardovelli e Marco Guzzi sedessero nel Parlamento, Giuliana Mieli al Ministero della Salute, e Paolo Maddalena alla Presidenza della Repubblica, non ne risulterebbe forse favorito, in maniera potente e irresistibile, l’intero processo di insurrezione anelato?

Possiamo fare qualcosa, con il cuore, in questa direzione, già oggi? 

martedì 28 novembre 2017

STATI UNITI D'EUROPA ?

Quando REPORT, programma "mainstream" che va in onda in prima serata su una TV nazionale (Rai3) rigidamente controllata dal Governo, ti parla così male dell'Unione Europea, ti devi domandare cosa sta succedendo. 
Ascolto incredulo il servizio (evento assai raro!), e sento confermare con naturalezza e nonchalance le critiche aspre e motivate che ho sempre avanzato (e non da solo!) sulle politiche europee. 
Non stento però a ricordare che fino a ieri Report, la TV di stato e di certo anche il Governo, hanno sempre difeso proprio quelle scelte politiche! In realtà, bisogna ammetterlo, hanno iniziato da qualche tempo recente a criticarle un pochino, ma su aspetti del tutto marginali. In pratica, le hanno avallate in nome di una indiscutibile unità europea. Unità che, attenzione, è basata, in maniera insanabilmente contraddittoria, sulla "forte competizione" di tutti contro tutti. Nonché sulla tutela da fare "a prescindere" sul valore della moneta, che non solo non ha un suo valore intrinseco, ma se insisti a volerglielo attribuire con la forza della deflazione, come fanno le politiche europee, la moneta tira fuori la sua capacità di distruggere l'occupazione, la pace sociale e l'intero tessuto economico.
Sento parlare di una Germania che appare ingenerosa,  sostanzialmente ottusa e prepotente, che vuole imporre i suoi interessi a suon di ricatti sul debito, minacciando l'uso del meccanismo europeo di stabilità, invece di decidersi ad aiutare chi è rimasto indietro, e non credo alle mie orecchie. Verifico se sono sintonizzato sul canale giusto. Si, è proprio Rai 3!
Ed ecco svelato il mistero. Tutta quella “verità ufficiale” che ci siamo dovuti ingoiare per lunghissimi anni, sdoganata dalla rappresentazione mediatica, viene ora cancellata e rinnegata con un... con una nuova illusione.
Guarda, guarda come la mente umana si lascia trasportare e, accecata dalle "Sirene", non vede la trave nell'occhio. Una grossa trave infilata nell'occhio di quello che ci sta davanti, mentre noi, trasognati, gli stiamo chiedendo: "ciao! come sta tua moglie"?
Gli Stati Uniti d'Europa!! Tu pensa : il "sogno americano", a portata di mano. Così, su due piedi. Yes, we can! 
Allora. Proviamo a metterci i tappi nelle orecchie e iniziamo a silenziarle queste "sirene" (ma facciamolo bene, respirando profondamente per un bel po' di minuti, concentrati sul presente e sulla nostra capacità di ascolto e raziocinio).
Ora confrontiamo l'idea degli Stati Uniti d'Europa (o, per meglio dire, degli USE, United States of Europe, perché di certo parleremmo inglese) con lo stato attuale della consapevolezza dei popoli europei.
Oppure, ma molto attentamente, con lo "stato d'animo" con il quale ci stiamo guardando l'un l'altro, noi popoli europei. Domandiamoci: vediamo amore e desiderio di collaborazione, oppure sospetto, rancore, pregiudizio, invidia, voglia di impartire lezioni (e impossessarsi dei beni altrui), così come la stessa trasmissione ha correttamente ed efficacemente evidenziato? 
Ci rendiamo conto che le popolazioni non sanno nulla di nulla in ambiti del sapere fondamentali per la buona costruzione di una comunità equilibrata? Che sanno di diritto, di storia, di politica, di economia, di finanza, di moneta, di psicologia sociale, di retorica, di programmazione neuro linguistica! Per non parlare di quelle materie che per natura spingono verso la pace e l'unione, come la filosofia, la fisica quantistica e la mistica, che oggi sono volgarmente relegate a materie marginali, inutili e persino risibili, in quanto non utili e improduttive, oppure talmente complesse e scomode da rimanere comunque ai margini della conoscenza diffusa! Queste materie non si insegnano nei Licei, se non molto, molto superficialmente, che sono poi i luoghi deputati alla selezione ed alla formazione delle classi dirigenti.
Bada bene, qui non parliamo del popolino ignorante. L'ignoranza dilaga nelle classi elevate e "colte", quelle, per dire, che vanno a teatro, vittime come sono di una specializzazione professionale pericolosissima, che li obbliga a rimanere ignoranti proprio su quegli ambiti del sapere umano che sono necessari a prendere decisioni che riguardano la vita di tutti. 
Basta guardare il livello culturale dei politici, per farsene un'idea. O dei personaggi VIP che ci propone il Jet Set e il Grande Fratello. A loro abbiamo messo in mano il mondo! Guidano le scelte, quelle politiche e quelle di costume. Ci rappresentano. Non rappresentano magari i nostri interessi: è abbastanza evidente che rappresentano quelli di altri. Ma rappresentano di certo il nostro livello culturale medio.
Ora, procediamo con una immagine.
Ci troviamo con una classe normalmente irrequieta e molto numerosa di bambini che sono piccoli e non bene educati. Per un caso fortuito, sono rimasti nella piccola aula scolastica per più di un'ora senza un controllo adulto efficace. La classe, naturalmente, si è "scatenata". Urla, pianti, ripicche, spintoni, insulti, furberie e meschinità d'ogni genere ci saltano agli occhi. Cosa facciamo, per gestire la situazione?
Li portiamo in una grande aula magna dove ci sono altri bambini, fra cui alcuni che sembrano più grandicelli e si sono già mostrati un po' bulli con i più piccolini, in diverse altre occasioni. Quindi diciamo loro: "ora, fate la pace, state buoni e iniziate a organizzarvi". Dopodiché chiudiamo la porta e ce ne andiamo, lasciandoli tutti in balia di se stessi.
Davvero questo, faremmo, in una situazione del genere? 
Pensiamo davvero che fare gli Stati Uniti d'Europa, nel contesto attuale, sia qualcosa di sostanzialmente diverso dall’immagine proposta? Prova a far mente locale.
Le Istituzioni politiche sono un cosa seria, perché sono i luoghi dove si decidono i destini di milioni e miliardi di persone. Quelli presenti, e quelli al di la da venire. Non si possono inventare così, tanto perché l'idea ci "stuzzica". Abbiamo il dovere morale di capire, in profondità. Di valutare i rischi e le conseguenze.
La capacità di confronto democratico, volto alla ricerca di un bene comune che riesca a conciliare interessi anche molto diversi, in un mondo che è diventato troppo velocemente troppo complesso, non è che la puoi inventare da un giorno all'altro. La devi costruire con pazienza, impegno e perseveranza. Ci vogliono decenni, o secoli. ma noi abbiamo fretta di fare, prima ancora di aver capito bene COSA, fare; COME, farlo.
Senza confronto democratico, mentre qualcuno si illude o addirittura spera di poter essere finalmente governato da qualche superman dalle idee chiare, si finisce SEMPRE con la guerra, la repressione, e i genocidi. La storia è chiarissima, a riguardo, senza eccezione alcuna. Senza alcuna eccezione! 
Le istituzioni politiche hanno un senso se rappresentano e interpretano fedelmente UNITA' di pensiero, di lingua, di storia, e di cultura di una comunità. Funzionano se sono a portata di mano, realmente accessibili a quella comunità, che è già unita. Ma questa unità e capacità di sentirsi comunità la puoi trovare oggi, ad un livello di sufficienza appena ragionevole, solo se ti accontenti del paesello di poche migliaia di anime. Prendi già una città, e guardati onestamente intorno: non esiste il bene comune. Ma neppure lontanamente. E se alzi lo sguardo a livelli via via più estesi, (provincia, regione, stato) le cose possono solo peggiorare. 
Pochi, pochissimi, se la passano esageratamente bene, e per tutti gli altri è dramma, per troppi tragedia. Non esiste comunità. Non esiste il senso della comunità e tanto meno della solidarietà.
Non è che si ingoia una pillola e quello arriva, il senso della solidarietà. Neppure se prendi dei bambini scatenati e li chiudi in una stanza: si faranno piuttosto del male. Matematico, Meccanico. Certo come la morte. Tu prendi stanze più grandi, istituzioni più grandi, oggettivamente più complesse da gestire e.. mi spieghi in base a quale alchimia le stesse persone che non sanno gestire un città, messe a gestire un continente abitato da bambini piccoli e male educati dovrebbero diventare immediatamente più capaci? Perché siamo così ingenui?
Oggi, i popoli europei sono drammaticamente e visibilmente divisi, diversi, avversi e lontani. Molto lontani. Si guardano con sospetto, e cercano ancora di sopraffarsi l'un l'altro.
Non lasciamoci ingannare dalla assenza delle armi, perché le leggi sono più potenti e vigliacche delle armi, se usate per consentire ai forti di sopraffare i deboli. Ed è esattamente quello che accade sotto i nostri occhi. Leggi complesse, trattati illeggibili, utilizzati per consentire soprusi.
Se poi la vogliamo dire tutta, le armi ci sono, eccome. Guardatevi intorno, girando per le strade delle grandi città. Soldati che imbracciano il mitra ad ogni angolo. Chi sono? Ci difendono o ci controllano? Mica c'erano, vent'anni fa!
Mi dice un testimone oculare che in Corea del Nord, che nel nostro immaginario collettivo è l'asse armata del male, le persone girano libere e non ci sono militari per le strade, se non eccezionalmente. In Europa sì, e non è un caso. Come non è un caso che il processo di unificazione verso gli Stati Uniti d'Europa preveda, come prossimi passi, proprio l'unificazione degli eserciti e delle forze dell'ordine. Ne trovi conferma nel Libro Bianco della Commissione Europea di qualche mese fa.
E sai perché verrà probabilmente e sciaguratamente approvata questa idea? Perché le persone, in giro per il continente, stanno iniziando a subire e ad ingigantire il processo paranoico di individuazione del "nemico esterno". Quello che favorisce le unioni anche quando non esistono. Chi è, il nemico? Ma il “feroce Saladino”, naturalmente.  Processo di individuazione che inizia lento e impercettibile, che non ci fai tanto caso. Dai per scontato che non può diventare una cosa seria finché, un giorno, non ti scappa di mano, così: da un momento all'altro. Anche qui, la Storia, che l'abbiamo vissuta a fare, se non ne traiamo mai le lezioni giuste?
C'è chi semina consapevolmente odio, a fianco di masse inconsapevoli che si limitano a risuonare in quell’odio; alimentato dalla paura, alimentata da false informazioni.
L’obiettivo di chi semina odio non è la guerra. Bada bene. Lui si accontenta di favorire l'unione dei popoli europei. Se poi la paranoia collettiva si fa strada e ci scappa anche una guerra .. beh, sai, gli "effetti collaterali", quelli indesiderati.
Ingabbiare a forza dentro una qualsiasi gabbia questi popoli, oggi, in queste condizioni, non potrà far altro che esacerbare le frizioni ed i contrasti. Già esistenti ed evidenti. Non cambia se lo facciamo appena domani. Osservo come quando si "lanciano" certe idee si guarda un pochino lontano, per consentire a tutti di assaporare l'idea e di prenderci gusto un po' per volta.
Come topi che affollano troppo numerosi un luogo angusto, finiremmo per scannarci e sbranarci l'un l'altro!
Che ne sappiamo, noi popolo bambino e ignorante, di come si gestisce la cosa pubblica. A livelli così lontani, poi. Già abbiamo disimparato a controllare il Parlamento nostrano, frastornati come siamo dalla manipolazione delle informazioni e del consenso. Talmente confusi da aver  già sacrificato l'importanza del dialogo democratico sull'altare della governabilità. 
Guarda: non è un caso che veniamo puntiti, e che quella governabilità, una volta che l'abbiamo concessa alle persone sbagliate, sia stata usata, di fatto, per "cedere le leve di governo dell'economia" direttamente ai mercati finanziari (che è follia pura) e, ancora peggio, per fare leggi elettorali contrarie alla Costituzione, sempre a botte di maggioranza, che sottraggono al popolo la sua sovranità, negandogli il sacro diritto di scegliersi i propri rappresentanti.
Se creiamo oggi Istituzioni ancora più grandi e lontane, avremo creato il presupposto per continuare a consentire alle grandi organizzazioni sopra nazionali - che già governano il mondo - di continuare a tutelare i loro esclusivi interessi, volti chiaramente alla concentrazione della ricchezza (e del potere) e distruggere quel po' che resta dello stato sociale. Lo potranno fare con strumenti ancora più potenti. Esattamente come fanno negli USA.
In cambio di che? Di un piatto di lenticchie!
Aprite bene le orecchie. Quante volte avete sentito menzionare i "mille miliardi" di investimenti, l'altra sera. Soavemente offerti all'immaginario collettivo neppure da una autorità politica, ma da una semplice trasmissione televisiva, evidentemente tendenziosa. Come suonano bene, alle nostre orecchie, mille miliardi. Chi di voi non ha pensato: "quante cose si possono fare, quanto nuovo lavoro, quanti investimenti, quante aziende salvate. Era ora!"
Facciamo mente locale. Non è stato detto: “mille miliardi da spendere in ogni stato” e nell’Europa “unita” ci sono 25  stati, per ora. Non è stato detto: “da spendere in un anno”, e pochi sanno che il bilancio europeo è di sette anni, non uno.
Questi sono i modi adatti ad incantare il pubblico. Ad accompagnarlo, un po' inebriato, verso l'imbambolato accarezzamento di un sogno: il sogno europeo. Poi apri gli occhi, e ti trovi i gendarmi stranieri a impedire che tu difenda la tua terra, la tua casa, i tuoi aeroporti, come è già successo in Grecia.
Mille miliardi sono più o meno la dimensione del bilancio settennale dell'Unione Europea. Che già esiste. Sono ancora, più o meno, la cifra che la BCE ha già speso e spende ogni anno per le sole operazioni straordinarie di quantitative easing, a favore delle banche private. Nulla di nuovo, dunque, sotto il sole europeo.

Comunque sì, dai, sto scherzando. Qualcosa di concreto ci verrà offerto, in cambio del sogno. Tipo: reddito di cittadinanza; Eurobond; investimenti pubblici nelle grandi opere. Poco importa se la persona umana aspira al riconoscimento della sua dignità e desidera dare il suo contributo al progresso sociale, non vuole la carità. Poco importa se pochi capiscono le trappole nascoste nella rigidità degli eurobond. Nulla importa che i popoli non le gradiscono le grandi opere, quando i piccoli bisogni essenziali di tutti non sono ancora soddisfatti.
Lenticchie, appunto, di cui alcune indigeste.
Domandiamoci, allora: in nome di cosa, rischiamo di rinunciare, forse per sempre, l'idea di difendere il nostro diritto/dovere di costruire, finalmente in maniera completa, almeno quello Stato sociale che la Costituzione italiana ha disegnato così mirabilmente, e che nessuna forza politica è riuscita ancora ad attuare, se non in parte minima e durata così poco, sopraffatta dal peso di interessi sopra nazionali, così avversi a quel nostro progetto.
Abbiamo un conto in sospeso con la Storia, noi Italiani. Ed una responsabilità nei confronti dell'umanità.
Perché uno Stato sociale come quello disegnato nella Costituzione, se realizzato, è infinitamente più adatto e capace di gestire con responsabilità e autorevolezza i necessari rapporti internazionali. Allora sì, basati sulla collaborazione e non sulla competizione, sulla solidarietà, e non sullo sfruttamento, sulla pace reale e non sulla guerra, mascherata o meno che sia.
Pensiamoci bene, prima di "rimuoverlo" definitivamente.