ISTRUZIONI PER L'USO

IL TALLONE D'ACHILLE è pensato per scrivere libri, direttamente su questo blog. Qui comincia l'Eredità di Michele, l'ultimo scritto. Il precedente è stato interrotto, si vede che doveva maturare. Qui trovate IL primo LIBRO, col suo indice ed i post che lo compongono.
I "libri" raccolgono commenti, critiche e suggerimenti di chiunque voglia partecipare con spirito costruttivo. Continuano un percorso iniziato con le Note scritte su Facebook , i cui contenuti sono ora maturati ed elaborati in una visione d'insieme, arricchiti da molti anni di esperienze diverse e confronti con persone diverse.

I Post seguono quindi un percorso logico che è bene conoscere, se si vuole ripercorrere il "discorso" complessivo. Naturalmente è possibile leggere singoli argomenti ai quali si è interessati. Argomenti spot - che spesso possono nascere dall'esigenza di commentare una notizia - saranno trattati in pagine dedicate.

Buona partecipazione!


giovedì 7 maggio 2020

IL RE E' NUDO (articolo pubblicato su Sovranità Popolare)


C’è troppo debito in giro: va cancellato.
Ma non tutti i creditori sono eguali




SOMMARIO


Vorrei dimostrati che :

1) cancellare il debito in eccesso che il mondo ha nei confronti delle banche centrali è cosa buona e giusta;

2) quella cancellazione non produce alcun danno alla collettività;

3) i crediti dei cittadini risparmiatori possono essere comunque protetti fino all'ultimo centesimo.




IL DEBITO

Nel mondo di oggi ci sono 250.000 miliardi di debito. In parte è debito pubblico (dei governi), in buona parte è privato (debiti di aziende, famiglie, banche).

La cifra è pari a tre volte la ricchezza prodotta in un anno nel mondo intero, ed è talmente grande che la nostra mente ha difficoltà a concepirla.

Tutti gli operatori della finanza sanno perfettamente che buona parte di quei debiti non potrà essere ripagata. Mai.

Peccato che politici e giornalisti ignorino colpevolmente questa circostanza, perché i creditori nel mondo si stanno organizzando per spremere sangue dalle popolazioni pur di avere soddisfatte le loro ragioni.

Converrai con me che l’idea – alternativa - di cancellare quei debiti, almeno in buona parte, sembra avere le sue buone ragioni: etiche, economiche, politiche, perfino storiche (dal tempo dei Sumeri i debiti eccessivi vengono periodicamente cancellati).


Attenzione, però: quando si cancella un debito ci sono degli effetti collaterali (oltre ad alcune ovvie ragioni dei creditori) che investono la collettività intera; è bene osservarli.

Se cancelliamo un debito facciamo sparire anche il credito.

Ogni credito è anche “moneta”: è potere d’acquisto rimandato nel tempo che può anche essere ceduto ora, e può quindi circolare. La cancellazione di un debito, dunque, comporta necessariamente:

distruzione di moneta circolante nella comunità
.


A volte questa distruzione può essere utile; altre volte, invece, dannosa. Teniamolo a mente.

Guardiamo ora le cose dal punto di vista del creditore.

I CREDITORI

Già, ma…  chi sono i creditori ?

Possono essere soggetti molto, molto diversi fra loro.

C’è una differenza abissale, per esempio, fra un credito vantato da un cittadino risparmiatore, e quello vantato da una banca centrale.


A) Primo caso :  il credito del cittadino risparmiatore.

Tizio, cittadino risparmiatore, si procura i soldi lavorando.

Se è stato educato a “mettere da parte” qualche monetina per i tempi duri, disporrà di un gruzzolo chiamato " il Risparmio di una vita ".

Quando il gruzzolo finisce sotto il materasso quella moneta smette di circolare nell’economia e crea un problema serio: poca spesa, pochi scambi, le imprese falliscono e licenziano.

Come si fa a salvare la capra (il risparmio di Tizio che per lui è prezioso e giusto) e i cavoli (lo scambio di ciò che è stato prodotto con il lavoro, che è indispensabile alla comunità intera)?

Si fa così, in due mosse:

1) Tizio presta i suoi risparmi a Caio (magari allo Stato, ad una banca, o a un imprenditore), diventando creditore di Caio;

2) Caio, il debitore di Tizio, si impegna a restituire i soldi a Tizio e, nel frattempo, li investe nel mondo della produzione, del lavoro e dello scambio, e il gioco è fatto.

Il debito/credito svolge dunque una funzione sociale importantissima: permette la coesistenza di abbondante risparmio con la necessaria circolazione della moneta nell’economia.

NOTA BENE : al fine di rimettere quel risparmio in circolazione, l’alternativa al debito/credito è una tassa patrimoniale: lo Stato può prelevare il risparmio in eccesso e rimetterlo in circolo con la spesa pubblica.

L’operazione ha però un effetto collaterale molto doloroso:

la tassa patrimoniale distrugge il risparmio privato.


B) Secondo caso:  il credito della Banca Centrale.

La banca centrale (chiamiamola affettuosamente BC) “produce” la moneta.

Non ha bisogno di lavorare duramente per produrla, e nemmeno di aspettare del tempo per metterla da parte. La crea dal nulla, nell’istante in cui ne ha bisogno.

Il grosso della moneta creata da BC (migliaia e migliaia di miliardi) sono “numeri su computer” accreditati sui conti che i soggetti autorizzati hanno presso di lei (Banche ed enti pubblici).

BC ha il potere di creare letteralmente i soldi dal nulla, senza incontrare limiti fisici o costi apprezzabili.

E poi li presta, diventando creditrice.


LA DIFFERENZA

Tizio, il cittadino risparmiatore, ed anche BC, la Banca centrale, sono egualmente creditori e pretendono la restituzione.

Sul piano della legge vantano un diritto che è concettualmente identico. Eppure, la tutela normativa e di fatto che viene riservata ai due soggetti è totalmente diversa.  

L’idea di non restituire i soldi alla banca centrale appare inconcepibile. Chi lo propone è automaticamente considerato
“radicale e estremista”. La nostra BC è protetta da forti garanzie culturali e storiche (e mediatiche…), ben oltre quelle giuridiche.

Il diritto di Tizio, invece, che in teoria è protetto nientemeno che dalla Costituzione, è in realtà poco tutelato nei fatti; anzi, negli ultimi anni è stato platealmente tradito dalla legge sul bail in e da simili amenità.

Eppure, la pretesa alla restituzione di Tizio – in quanto creditore della banca o dello Stato ai quali ha prestato i suoi risparmi - non solo è legittima, ma è anche eticamente rispettabile.

È coerente con principi di elementare buon senso che chiunque è in grado di condividere: quelli sono sempre i suoi “risparmi della vita”, garanzia del futuro sereno per la sua famiglia.

Certo, le eccezioni esistono (soldi provenienti da illeciti) ma non devono distrarci. Ci sono ben altri strumenti per “fare giustizia” in casi specifici.

Osserviamo invece il danno che subirebbe il buon Tizio.

Il danno che subisce il cittadino risparmiatore al quale non venissero restituiti i suoi soldi, è evidente : perdita definitiva della sua ricchezza accumulata nel tempo; perdita della sicurezza per il futuro.

Oltretutto, quel bisogno di sicurezza è tanto più importante nel momento attuale, in cui le protezioni che ci offre la collettività (pensioni adeguate, sanità efficiente e gratuita…) sono in evidente discesa.

Domandiamoci cosa perderebbe, invece, la banca centrale, se non le venissero restituiti i suoi soldi. Beh… sapendo che BC i soldi li crea dal nulla… la prima cosa che ci verrebbe da pensare è forse questa : “ma allora cara BC non perderesti proprio nulla!”

Troppo semplicistico? Finirebbe che il danno lo dovremmo pagare tutti noi? Vediamo allora le cose dal punto di vista del bilancio della banca centrale, in versione super semplificata.

Quando BC presta soldi allo Stato, per esempio acquistando titoli di Stato per 100 miliardi di euro, direttamente dal Tesoro oppure per il tramite delle banche private, BC scrive questo nello stato patrimoniale del suo bilancio:

Attivo (crediti) - possesso del titolo di Stato: 100 miliardi
Passivo (debiti) - creazione monetaria: 100 miliardi

Evitando di domandarci se sia corretta questa scelta di rappresentare come “debito” la creazione monetaria, ci accontentiamo di dire: ora è così, ci piaccia o meno.

Sul conto economico (profitti e perdite) ci finiscono solo gli interessi pagati dal titolo (per esempio, con tasso all’1% : ricavi per 1 miliardo).


Ora ci domandiamo con grande attenzione quale danno subirebbe BC se, alla scadenza del titolo, lo Stato non restituisse i 100 miliardi di capitale.

L’attivo passerebbe da 100 a zero. Wow !

Ma… cosa succederebbe al passivo? Ricordate l’affermazione iniziale: la cancellazione di un credito è distruzione di moneta?

Quindi: se la creazione di nuova moneta per 100 ti aveva fatto scrivere 100 al passivo, la distruzione di quella moneta che consegue alla cancellazione del credito, ti deve semplicemente far cancellare il passivo equivalente.

Nuovo bilancio:

attivo : zero
passivo : zero.

N.B. : nello stato patrimoniale non è cambiato nulla. Attivo e passivo entrambi di 100, di 1000 o di zero, equivalgono comunque ad un saldo netto sempre eguale a zero!

D'altronde, è intuitivo: se la moneta si può creare senza costi, si può sicuramente distruggere senza perdite.

Cosa succede invece al conto economico (utili e perdite) di BC? Nessun problema: gli interessi sono stati regolarmente pagati durante la vita del titolo, più o meno ogni sei mesi.

Il conto economico è salvo e BC guadagna comunque 1 miliardo anche se alla scadenza cancella 100 miliardi di crediti!

Non ti scandalizzare delle meraviglie della contabilità.

Domandati piuttosto perché abbiamo sacrificato finora le nostre esistenze a dei parametri “meramente contabili”, stupidi come i parametri sul deficit e sul rapporto fra debito e PIL!

Comunque, in conclusione:

la cancellazione dei crediti della Banca Centrale non le comporta alcun danno finanziario.

Osserva, medita: nessun danno! Ti prego, immergiti in questa frase. Assaporala. Osservala. È la realtà. Lascia che entri profondamente e lentamente nel tuo pensiero subconscio che ti ha portato a credere, con convinzione profonda, che se fallisce una banca muoiono tanti bambini nel mondo.


EFFETTI COLLATERALI

Avevamo detto, però, che la cancellazione di un credito comporta distruzione di moneta nel sistema, e questo potrebbe essere un problema per la collettività.

Per capire se questa distruzione fa bene o male a tutti noi, dovremmo domandarci se c’è troppa moneta in giro, oppure troppo poca.

Se ce n’è troppa, va bene distruggere quella in eccesso, altrimenti no.

La risposta, in realtà, è complicata, ma ogni ambiguità può essere sciolta, ragionando sulla realtà:

a) se guardiamo nelle nostre tasche (famiglie che lavorano e spendono; imprese che producono; enti pubblici che erogano servizi; il cui insieme costituisce la famosa “economia reale”), ce n’è decisamente poca, di moneta in giro. Tutti lo vedono che non è assolutamente sufficiente a garantire adeguatamente la produzione, il lavoro, gli scambi, né l’erogazione di servizi;

b) nel mondo della speculazione, (fatto di banche, finanziarie, fondi di investimento, paradisi fiscali, titoli, depositi e derivati, il cui insieme costituisce i famosi “mercati finanziari”) ce n’è invece troppa, una quantità decisamente abnorme. Mai come nella storia dell’umanità.

Non ci addentriamo ora nel tema complicato della causa di quello squilibrio fra economia reale e finanza speculativa. Merita a parte un approfondimento che è tanto importante quanto lungo.

Nel nostro contesto diciamo solo, in estrema sintesi, che i soldi creati dal nulla dal sistema finanziario finiscono “meccanicamente” sui mercati speculativi per oltre il 90% - e non nell’economia reale!

Questo è il motivo:

la Politica ha abdicato alle sue responsabilità di governo sulla finanza;

- i mercati finanziari, lasciati fare, si sono organizzati per orientare meccanicamente tutti i flussi a proprio vantaggio (il famoso “pilota automatico”).


Vediamo invece più da vicino cosa succederebbe all’umanità se sparisse tutta quella moneta che circola a trilioni sui mercati finanziari, tenendo presente che nel frattempo, il nostro mondo soffre di scarsità di risorse finanziarie.

Nell’immaginario collettivo, alimentato dalla narrazione dei  sostenitori dei mercati, soprattutto dopo il caso Lehman Brothers, c’è scritto: se fallisce una banca muoiono i bambini.

Ma questo falsa credenza diventa vera SOLO SE “lasciamo fare ai mercati.

Se la politica non si prende la responsabilità di gestire il problema, è certo, è scontato, che i mercati finanziari lo gestiranno proteggendo il proprio potere d’acquisto, e scaricando i costi sulla comunità.

Quei costi si traducono in meno spesa pubblica, meno ospedali, quindi in morte per qualcuno di noi, che non ha alcuna colpa del fallimento della banca.

Perché la comunità accetta di farsi carico dei costi del salvataggio delle banche? Lo fa perché, non vedendo l’alternativa, ha paura che quello sia l’unico modo di salvare sia i risparmiatori che l’intera economia.


L’ALTERNATIVA

Ipotesi: una grande banca sta fallendo.

Politici e giornalisti, in coro,  gridano al disastro… e pensano di scaricare sul debito pubblico il costo del salvataggio.

I Regolatori e le banche centrali organizzano grandi prestiti.

Tutti litigano con tutti.

Arriva un Bambino, tira per la giacchetta i Politici, i Giornalisti, i Regolatori che confabulano con la Banca centrale, e si rivolge a BC, apostrofandola così :

non capsico perché si debbano salvare queste banche che lavorano così male… ma se proprio vogliamo salvarle, perché prendiamo i soldi dello Stato che poi sono i soldi dei cittadini? Quelli li producono con sacrificio, lavorando, e ne hanno bisogno per vivere!

Oramai lo sanno anche i sassi che tu, BC, i soldi li puoi creare dal nulla, senza costi, senza limiti! Perché non usiamo quelli?

Non è forse il tuo unico compito quello di garantire la stabilità dei mercati?

Non è forse per questo che ti è stata concessa l’indipendenza?

Guarda, puoi fare così:

a) compri dalla banca che ha difficoltà tutti quei crediti difficili da recuperare, quei derivati strampalati, insomma: ripulisci il suo bilancio e ti metti quella robaccia nel tuo attivo. Lo sappiamo che quegli attivi non valgono nulla ma, mi raccomando, fa’ in modo che i soldi che paghi per comprarli siano comunque sufficienti a restituire ai risparmiatori privati tutti i loro crediti. Tutti!
Non ti curare invece dei debiti che la banca ha nei confronti delle altre banche. Quelle, a turno, le salvi poi, con lo stesso sistema, se proprio dovesse servire.

b) la robaccia che hai comprato, pagandola più del dovuto, la metti comunque al tuo attivo di bilancio.

c) al passivo, come fai sempre, ci metti la moneta creata dal nulla per l’occasione, e pareggi i conti. Tu puoi.

d) subito dopo, per amore di chiarezza e verità, verifichi se nei tuoi crediti c’è qualche spicciolo da salvare, e quello magari lo rivendi al mercato. Tutti gli altri, se non valgono nulla, dichiari semplicemente che non valgono nulla, e azzeri di conseguenza il loro valore nell’attivo di bilancio.

e) per coerenza, cancelli l’equivalente di moneta creata dal nulla che avevi iscritto al passivo, ed il tuo bilancio è pulito.

Osserva: anche il mondo è un po’ più pulito! C’è meno robaccia in giro: venuta dal nulla, sparita nel nulla! ”.

Finito con BC, dopo una pausa opportuna, il Bambino si rivolge al Politico:

“ senti, lo ricordi che hai giurato sulla Costituzione, vero? Lì c’è scritto che hai il dovere di tutelare il risparmio dei cittadini, e che per farlo sei anche tenuto ad indirizzare, coordinare e controllare l’esercizio del credito.

Perché hai lasciato fare ai mercati?

Non vedi i guai che combinano?

Riprenditi subito le tue responsabilità e fa’ così:

a) quella banca salvata da BC te la devi comprare, così è sicuro che la controlli bene d’ora in avanti. Ricordi? Finora l’hai fatto tu il lavoro sporco di ripulire i bilanci delle banche private, con i soldi nostri; poi, una volta ripulita della robaccia, la vendevi a due soldi a un'altra banca privata, pur sapendo che avrebbe ricominciato a fare gli stessi, identici errori, magari con le stesse persone! Ora, invece, ora che il lavoro sporco lo fa BC, puoi addirittura ricomprarti a due soldi quello che avevi svenduto a suo tempo ai privati, che hanno gestito così male! Così, puoi farti perdonare di quella scelta incosciente;

b) per favore, licenzia in tronco i manager che non sono stati capaci di gestirla e hanno giocato con la speculazione, verificando inoltre se sono colpevoli e se devono risarcire la comunità; chi sbaglia paga, giusto?

c) seleziona con cura la nuova direzione della banca pubblica, e dalle istruzioni precise: vietato speculare; obbligo di proteggere e remunerare il risparmio; selezionare bene gli investimenti da fare solo nell’economia reale, secondo direttive che gli darà la Politica;

d) attento! Tu hai un compito fondamentale: tutta la moneta che resta, dopo la distruzione di quella in eccesso, la devi far arrivare nel mondo delle famiglie, delle imprese e degli enti pubblici, dove manca da troppo tempo! Credimi: ne basta molto meno di quella che è stata usata finora per saziare l’ingordigia insaziabile di pochi.

Tu sei la soluzione!

Osserva. Il problema è risolto alla radice: di robaccia, da oggi in poi, non se ne produce più; la moneta la usiamo solo nel mondo che ci interessa: quello dell’economia reale ”.

Il Bambino tira un sospiro, compiaciuto. Poi si volta lentamente, e si rivolge al Regolatore :

“avrei domande anche per te, e cose da suggerire… ma c’è quel discorso lasciato in sospeso… quell’approfondimento da fare sui meccanismi che dipendono molto da quei tuoi regolamenti che privilegiano la speculazione e danneggiano l’economia reale. È un discorso lungo, ne parliamo dopo. Intanto, passati una mano sulla coscienza.” 

Infine, si rivolge al Giornalista, con tono fra la complicità e il rimprovero:

“ queste cose le stai scoprendo anche tu, vero? ”











giovedì 18 luglio 2019

MANIFESTIAMO

Facciamo festa, festa con le mani, manifestiamo.

Ci mostriamo, usciamo alla luce, per le strade, in piazza, ci facciamo vedere, ci incontriamo, ci conosciamo, ci riconosciamo: abbiamo tutti dubbi e desideri simili, dobbiamo saperlo, vederlo e toccare con mano. 


Toccarci, per sentirci vivi, e mai soli.

Per prenderci le nostre responsabilità.

Per non sprofondare nell'isolamento.

Per imparare a fidarci.

Per non perderci nelle lamentele.


Per affermare la legittimità dei nostri desideri.

Per non avere paura.


Per il rispetto dei nostri diritti.

Per non lasciarci dividere.


Per smettere di ingoiare in silenzio, ci facciamo sentire, e vedere.

Per ricordarci, reciprocamente, che siamo divini e sovrani, e abbiamo infinite cose da fare.

Cose che, ingenuamente, abbiamo sperato pazientemente le facessero per noi le persone nelle Istituzioni. Ne abbiamo provate tante ...

Non ci possono rappresentare, quelle persone, perché le leggi elettorali degli ultimi decenni sono illegittime e contrarie alla Costituzione: ci hanno tolto la possibilità materiale di sceglierci i rappresentanti da mandare in quelle Istituzioni.

Rappresentano allora altri interessi? Certo, le decisioni che prendono, fanno felici gli speculatori di tutto il mondo, ma non noi.

Chiunque essi siano, comunque ci siano arrivati, lo devono capire bene: abbiamo dormito per decenni, ma ci stiamo svegliando.

Il Risveglio è iniziato, da tempo, ed è ora di farlo vedere, e capire, a tutti.

il 12 Ottobre, a Roma, tutti in piazza!


Se vuoi esserci, fallo sapere a tutti, e firma qui :

firma per la manifestazione del 12 ottobre.

Chiama amici e conoscenti, falli firmare, falli venire.

Se venite da fuori, organizzate un pullman: è bello non essere soli.

Ci vediamo.

venerdì 2 novembre 2018

MONETA E INFLAZIONE - CHI E' LO SPRECONE

Fra favole e realtà.
C'è una favola affascinante che, da quarant'anni a questa parte, abbraccia caldamente l'immaginario collettivo del popolo bambino, non solo italiano. Parla di zecchini d'oro che, piantati con fede nell'orto dei miracoli, fanno crescere altri frutti, altri zecchini d'oro, col semplice passare del tempo. 
Quando abbiamo letto del gatto e della volpe che abbindolano Pinocchio, abbiamo tutti sorriso per la sua ingenuità.
Quando la stessa, identica, favola ce la racconta il nostro "banchiere personale"... abbocchiamo con tutte le scarpe! Capita, davanti a quel signore in giacca e cravatta, molto istruito e professionale, o a quella fanciulla radiosa e sicura di sé, quando ci consigliano appassionatamente su come "investire" i nostri zecchini nel mondo sfavillante della finanza, comprando "prodotti per l'investimento" o "assicurativi". La circostanza che firmiamo fogli scritti fitti fitti, previsti da norme e regolamenti, e c'è anche la supervisione di Autorità di controllo, contribuisce a farci sentire al sicuro. Se di zecchini ne abbiamo un bel po', stiamone certi, saranno loro ad invitarci, gentili e premurosi.
Tutto quello che fanno, lo fanno per dovere professionale: non hanno scelta. Il marcio, se c'è, è nei meccanismi che spingono le persone a fare cose che non vorrebbero fare. Di eroi ce ne sono, ma dentro quei meccanismi, sono inevitabilmente eccezione.
Attenzione: la favola, una volta ingoiata come fosse una pillola, produce allucinazioni: ci fa vedere cose che non esistono, e ignorare realtà evidenti.
Parliamo ad esempio di efficienza (che vuol dire evitare sprechi) e di efficacia (che vuol dire raggiungere i risultati) nella funzione "pubblica" di "produzione e allocazione" della moneta, per porci una domanda seria, a mente serena. Premesso che fino agli anni ottanta la "sovranità monetaria" (e cioè il potere di "stampare" e distribuire la moneta) lo avevano gli Stati nazionali; e successivamente questo potere è stato trasferito, con processo lento e lungo, prima alle banche centrali rese indipendenti dalla politica e poi, di fatto, direttamente al mercato, 
ci domandiamo:
- è stato più efficiente ed efficace lo Stato;
- o "il Signor Mercato"?

Per valutare, capiamo meglio cosa vuol dire "stampare moneta".

La scoperta del secolo, che solo pochi "ingenui" ancora ignorano, forse perché troppo grande per essere "vista" nella sua immensità, ma anche perché non ci è stata raccontata nei media, è che:
la moneta si crea dal nulla.
A partire dal 1971, con la fine del gold standard (sistema monetario basato sull'oro), questa realtà (che è sempre stata tale, nella sua essenza) diventa inconfutabile. Prima c'era l'oro a creare l'illusione che la moneta potesse "essere ricchezza". Neanche l'oro, si mangia, ma può ingenerare confusione. Dopo il 1971, tolto l'oro, il Re è nudo.
Per molti decenni, questa scoperta resta poco appariscente. 
Di certo, se ne è parlato poco nel dibattito pubblico in passato, e non se ne parla per niente nelle televisioni e sui giornali principali neppure oggi, (segnalatemi qualcosa che mi sia sfuggito). Argomento tabù.
Se ne parla molto, invece, su internet.
Grazie al lavoro paziente e faticoso degli "stregoni del web" ed al contributo di moltissime persone, le più disparate, che hanno seguito percorsi assai diversi: dal "troll complottista" al semplice curioso, al professore universitario che scrive e pubblica libri.
Sebbene questo lavoro possa produrre risultati a volte "approssimativi", e molti aspetti meritino ancora chiarimenti, la verità è emersa, ed è inconfutabile, nella sua essenzialità:
- la moneta si può creare dal nulla;
- non comporta costi apprezzabili di produzione;
- né incontra limiti "fisici".
Gli unici limiti sono dettati da norme e regolamenti, scelti dagli esseri umani.
Ripeto, specificando: gli unici limiti alla creazione della moneta "a corso legale", sono decise da leggi, trattati, regolamenti, statuti. 
I quali, sono tutti atti di squisita "volontà politica".
(Facciamo un inciso, per esperti: una moneta alternativa o complementare, "non a corso legale", può essere sempre "creata" da soggetti privati e, perché no, anche da enti pubblici. Si fa in base ad accordi non contrari alla legge che, come tali, hanno forza di legge fra le parti).
Prima di avventurarci nell'arte creativa, ci meritiamo tutti una riflessione e qualche approfondimento sul rapporto fra la moneta, che non ha valore, e la vera ricchezza, che è nelle cose che si possono comprare.
Allora, ragioniamo. 
Nel mondo attuale, 
che è tutto incentrato sulla produzione super iper specialistica 
e sulla proprietà privata delle risorse essenziali alla vita (terra, acqua, aria ed energia), che se fossero liberamente accessibili a tutti, ci permetterebbero di vivere con un uso assai contenuto della moneta
tutti noi siamo costretti, per sopravvivere, a procurarci la moneta, che scambiamo con i beni ed i servizi, prodotti da altri.
Ma, allora, la domanda sorge spontanea: 
che senso ha, per l'umanità intera, che questo potere immenso di creare la moneta indispensabile alla vita, sia stato riservato ad un sistema finanziario fatto di banche centrali, indipendenti dal controllo politico e democratico? Soprattutto sapendo che la disponibilità dello strumento dipende solo da un atto di volontà, che comunque è politico!
Ancor di più, che senso ha aver messo le banche centrali non più al servizio degli Stati, ma al servizio di un sistema mondiale fatto di banche, finanziarie, fondi, sistemi di pagamenti, paradisi fiscali, sistema bancario ombra e organismi che scrivono regolamenti illeggibili e assegnano giudizi improbabili... dove tutto, lì dentro, è sostanzialmente: 
privato 
e sopra nazionale?
E' l'inflazione, bellezza, ti rispondono gli esperti. Guai a lasciar fare agli stati: troppa moneta = inflazione. Lasciamo fare le banche centrali, che devono, assolutamente, essere indipendenti. 
Non ci fossilizziamo troppo sulle differenze (che pure sono eclatanti) fra Euro e dollaro e altri diversi regimi, nel mondo occidentale. L'essenza, è nel pensiero principe: le banche centrali devono essere indipendenti dalla politica. Ovunque, nel mondo "occidentale".
La "filosofia" che sta dietro la scelta (che, attenzione: è una scelta politica e non ci è mai stata spiegata, né raccontata), è la seguente: 
siccome la moneta che può essere creata dal nulla senza costi né limiti non può avere alcun "valore intrinseco", c'è bisogno di attribuirle un "valore artificiale".
Il sistema più efficace per far emergere quel valore artificiale è: "mantenerla scarsa", e "renderla drenabile con le tasse" (ce n'è troppa? me la prendo).
Questi, sono gli strumenti per la lotta all'inflazione, che altro non è che il mantenimento artificiale del valore della moneta creata dal nulla.
Ora, attenzione. C'è stato un periodo fra gli anni settanta e soprattutto ottanta del secolo scorso, durante il quale il mondo occidentale ha vissuto una sorta di ubriacatura da benessere economico. La scoperta della possibilità di stampare moneta e usarla per fare tutti gli investimenti che ti pare, sebbene poco nota al grande pubblico, s'è fatta invece rapidamente strada negli ambienti della politica, ed ha favorito l'allargamento della spesa pubblica un po' ovunque. Anche il mondo dei titoli, negli anni ottanta, sostenuto da questa "energia creativa", ha accelerato i suoi trend di crescita, ed ha favorito, oggettivamente, la nascita di attività economiche imprenditoriali private che l'umanità non avrebbe mai visto, senza quella disponibilità di risorse finanziarie. Sono gli anni in cui ti cominciano a cercare a casa, per proporti dei "prestiti". Soldi facili, non per tutti ma per molti. Crescono le "classi medie", e si scoprono benestanti. Producono e consumano.
Da più di un punto di vista, possiamo onestamente dire che di sprechi ce ne sono stati. E anche di cose importanti non fatte.
E' in quegli anni che si diffonde la novella, non completamente infondata, che i politici eletti dal popolo negli stati nazionali tendono "per natura" ad essere "spreconi", "irresponsabili", "corrotti", non ce la fanno proprio a mantenere scarsa la moneta e fanno fatica a far pagare le tasse (soprattutto ai ricchi!) e portano quindi l'inflazione fuori controllo.
Ed addio magia: ecco che con l'inflazione la moneta creta dal nulla perde il suo valore, che è artificiale.
Bisogna correre ai ripari. Magari c'è stata un po' di confusione (anzi, tantissima) fra l'inflazione causata dal prezzo del petrolio impazzito dopo le guerre del golfo degli anni settanta, e quella causata dagli eccessi di spesa pubblica. Comunque, ecco la soluzione ideale: 
è bene lasciar fare ai mercati, resi indipendenti dalla politica, a partire dalle banche centrali! I mercati, si sa (?), sono più efficienti.
Questo, è stato il pensiero centrale degli "specialisti del settore" negli anni fine settanta/ottanta, che si è trasformato, poco dopo, in realtà. 
Il bello (sic!) è questo: sono i politici che qualcuno descrive come corrotti ed inefficienti ad aver operato, assieme ai soggetti privati che li consigliavano, la scelta politica di "cedere la sovranità monetaria"! Tradotta, senza approfondito dibattito pubblico, in leggi, trattati, regolamenti e statuti. Eravamo un popolo bambino, e gli "adulti" hanno scelto per noi.
A chi è stata ceduta? 
Se avete capito che il nuovo titolare sia diventato l'Europa, siete probabilmente vittime di illusione (magari alimentata da cattiva informazione).
La sovranità monetaria ce l'hanno i mercati
che sono sostanzialmente privati
sono sopra nazionali
ma anche "sopra internazionali"! Neologismo orribile, ma efficace. 
Basta leggere l'art 123 del Trattato Ue, che VIETA alla BCE di prestare soldi agli Stati, mentre le consente di prestare soldi alle banche di tutto il mondo, anche americane e giapponesi, se hanno una filiale residente in Eurolandia (i paesi dove circola l'Euro), per impietosa conferma.
Vediamo dunque di capire meglio cosa sia questa inflazione, che misura la capacità della moneta di mantenere nel tempo il suo valore (artificiale), e spaventa i custodi della moneta.
Secondo la narrazione di chi ha operato e difende la scelta, il sistema finanziario privato avrebbe assolto al suo mandato: garantire la stabilità del valore artificiale. Gli Stati nazionali, spreconi e corrotti, ne avrebbero emessa troppa e avrebbero scatenato l'inflazione, brutta e cattiva.
L'inflazione, da allora, è stata domata, ed è bassa. Oggettivamente bassa.

Oggettivamente? Sicuro? Mettiamoci il naso.

Intanto, osserva la quantità di moneta















La quantità di moneta emessa dal sistema finanziario non più controllato dalla politica non è mai stata così ampia nell'intero mondo occidentale, Europa compresa. Molto più ampia di quella emessa dagli Stati sovrani, precedentemente. Mmm, dunque, le banche centrali hanno favorito la creazione di più moneta di quanta non ne creassero gli stati spreconi!

Ma l'inflazione resta bassa. Come mai?
Per un effetto di "allucinazione": non ci appare alla vista, perché non viene misurata come dovrebbe. Non viene misurata tutta. Ma anche per un effetto distorsivo nella allocazione: la moneta creata dal sistema finanziario evita di finire nelle tasche dei consumatori e nell'economia reale, e privilegia invece il mondo della finanza speculativa. L'inflazione che si produce nel mondo della finanza speculativa non si misura, ed il gioco è fatto.

Approfondiamo.
Cosa è l'inflazione? E' la perdita del potere d'acquisto della moneta, rispetto alle cose che si possono comprare. Oggi con 100 euro compro una bicicletta, e fra un anno la stessa bicicletta la pago 110. Il che, si descrive con una inflazione misurata del 10%, circa. Per misurare l'inflazione totale dovremmo misurare la variazione di tutti i prezzi di tutte le cose che si possono comprare e fare una media ponderata. E' scomodo, e allora si ricorre ai "panieri" (si scelgono beni importanti, in quanto rappresentativi).
Ma se mi scordo di metterci dentro tutte le cose importanti, fra quelle che si possono comprare, che misura è?

Domanda impertinente:
"con cosa si comprano i titoli e i derivati?" Con le cipolle, forse? Oppure con gli stessi euro e gli stessi dollari con cui ci posso comprare le cipolle? E' una spesa importante quella in titoli e derivati? Influisce sulle nostre vite? Sembra di sì.

L'inflazione degli investimenti finanziari, di cui televisioni e giornali non ci parlano mai, e che l'Istat e l'eurostar (ente di statistica europeo) NON misurano, è trattata con discrezione in ambienti ovattati con il nome, naturalmente inglese, di "asset inflation". Un certo Greenspan, governatore della FED, s'era messo in testa di parlare di "esuberanza irrazionale" a proposito di quella inflazione, ritenendo che la salita dei prezzi dei titoli degli ultimi anni (siamo nei 'novanta) era eccessiva e preoccupante. Preoccupazione, peraltro, poco pubblicizzata sulle tv e giornali che in quegli anni preferivano mostrarci la sfavillante meraviglia di Silicon Valley, di internet, del Nasdaq (indice di borsa delle aziende che operano con le nuove tecnologie), che volava al di sopra del bene e del male. (Curiosità: nasce nel 1971, il Nasdaq).

Si è discusso molto - in ambito finanziario, bada bene, non in ambito politico - in quel tempo che si situa a metà degli anni novanta, se fosse compito delle banche centrali occuparsi o meno della stabilità dei prezzi dei mercati finanziari (ma anche del tema, assai correlato, della necessità di disciplinare il "sistema bancario ombra").

Si decise per il no. 

Greenspan smise di preoccuparsi dei prezzi dei titoli che salgono troppo, e mise i suoi risparmi personali in un "Blind Trust" (letteralmente: fondo fiduciario "cieco", nel senso che Greenspan non può sapere in cosa vengono investiti i suoi risparmi). Il fondo, che è "fiduciario" in quanto gode della fiducia cieca del risparmiatore, investe in titoli e derivati, ed è gestito da professionisti di prim'ordine. Si direbbe che ciechi siano anche quelli che non abbiano visto come Greenspan, da quel momento, diventa oggettivamente interessato a far salire, a scanso d'equivoci, tutti i titoli del mondo. Ed è in condizione di farlo, in quanto è il banchiere centrale più potente del mondo, che può creare tutta la moneta che vuole.
Strano a dirsi, si convertì.
Da allora, con un giro di 180°, da banchiere centrale più potente del mondo, divenne il padre nobile di quello che viene definito "moral hazard" (azzardo morale): tutte le volte che i prezzi dei titoli scendono, in maniera preoccupante, la banca centrale immette liquidità, per sostenere quei prezzi. Ricordi? tanta moneta = inflazione. Quanta se ne deve immettere? "Whatever it takes" (tutta quella che serve), ma questo lo aggiunse, molti anni dopo, Draghi. Come si deve immettere? Con formule sempre più fantasiose.

E il mondo, tornato irrazionalmente esuberante, salvo inascoltate eccezioni, smise di occuparsi del tema, occupato com'era a brindare ai nuovi massimi raggiunti dalle quotazioni delle borse, e a scrivere affannosamente nei testi universitari come e perché fosse diventato, solo ora, possibile, conciliare quei prezzi con l'andamento delle economie mondiali, visto che le formule "scientifiche" precedenti li avrebbero bollati irrimediabilmente: "bolla speculativa".
Da allora, infatti, mentre il mondo della finanza si complica e diventa "complesso" (nel senso di "non comprensibile con la matematica"), ed inizia a giocare con i derivati, mescolandoli ai crediti, l'economia reale conosce alti e bassi, e, generalmente, rallenta. Soprattutto in Eurolandia, dove la scelta di tener fuori la politica dalla gestione del denaro, è più drastica, e ottusa.
Salgono le borse ed aumenta la disoccupazione.
Salgono le borse ed aumenta la povertà.
Salgono le borse e i giornali e le TV ce lo ricordano tutte le mattine, a pranzo, cena e colazione, parlando poco di disoccupazione e povertà.
Salgono le borse e i contratti di lavoro cambiano, diventano flessibili, fino a raggiungere i 90°.
C'è del marcio, in Danimarca.

Parliamo di "quantitative easing" (rendere facili le cose agendo sulle quantità). Tutti ne parlano, ma spiegano poco. Le banche centrali ci raccontano che devono fare qualcosa per combattere la disoccupazione e la povertà. Hanno abbassato i tassi, fino a sotto zero, per scoprire che la cosa non funziona. Allora hanno cominciato ad immettere "quantità" di moneta sempre maggiori, nel sistema finanziario. Ma neanche quello funziona. Magari, se avessero guardato al Giappone, che è da una vita che combatte con la "trappola della liquidità", lo avrebbero scoperto prima: non funziona. 
Motivo? Ssss... zitto. Mica vorrai dire che solo la politica ha interesse e strumenti per combattere la disoccupazione, la povertà, il precariato? Sai, poi, l'inflazione...

Come funziona, il quantitative easing? Le banche centrali (che non possono servire la politica) comprano direttamente titoli sui mercati. Generalmente, titoli governativi, ma non solo. Nei programmi di acquisto di titoli, sono comprese piccole quote di titoli totalmente privati, dentro i quali ci sono derivati poco comprensibili (mia opinione) che rischiano di coprire crediti di dubbia esigibilità (mia opinione). Lo fanno per cifre enormi. 
Ora, riflettiamo. Con i soli 1000 miliardi di euro con cui la BCE ha "salvato" l'Europa dallo spread fra fine 2011 e inizio 2012, se invece di comprare titoli sui mercati finanziari fossero stati consegnati e gestiti dalla politica, per esempio, ci si poteva far sparire la disoccupazione in tutta europa. Eh ma sai... la politica sprecona. Vuoi mettere tu "l'efficienza allocativa" dei mercati?
Ogni anno, migliaia di miliardi si riversano nel sistema finanziario, che però trova difficoltà crescenti a finanziare gli Stati, le Famiglie e le imprese. I canali del mondo finanziario comunicano sempre di meno con il mondo dell'economia reale. Prendiamone atto. E' per questo che il mondo dell'economia reale soffre, mentre il mondo della finanza cresce, e cresce, e si ubriaca di liquidità, resa alcolica dai derivati. Quella, è inflazione. Inflazione degli asset (asset = investimento finanziario). Inflazione degli investimenti finanziari.

Se volete misurare con esattezza quella inflazione, di cui non si parla mai in questi termini, e di cui gli Istituti di statistica non riportano menzione, bisogna smettere di chiedere alla politica, e rivolgersi ai mercati. In questo, sono efficienti. Usano un linguaggio riservato agli addetti, ma sono efficienti: misurano l'andamento dei prezzi molto accuratamente, ed in tempo reale.

Questa che vedi qui sotto, è inflazione degli investimenti finanziari. Lo stesso indice, oggi lo compri con 100, dopo un anno ti costa 110. Asset inflation del 10% circa. 
Mi perdo, nei calcoli: se nel 1995 una cosa costava 500, ed oggi è a 3000, a quanto ammonta l'inflazione provocata dalle politiche "espansive" delle banche centrali, custodi della stabilità della moneta? 500%? Ravanello!

Prego notare l'andamento dell'indice S&P 500 (che può essere utilizzato come buona approssimazione dei mercati finanziari di tutto il mondo). Già dagli anni ottanta aumenta il ritmo di crescita. A partire dalla metà degli anni novanta, s'impenna, dopo che le banche centrali, rese indipendenti dalla politica, hanno deciso che l'asset inflation, non è affar loro.

















Ora, un aspetto importante: chi vince e chi perde. 

Nel mondo scioccamente competitivo (che ha scordato perfino il significato delle parole, perché cum pétere vuol dire "tendere tutti insieme verso l'obiettivo"), ricordiamolo sempre: se uno vince, tutti gli altri devono perdere... come ad X Factor :-(

Cosa rappresenta, per un ricco investitore, quella inflazione? "Aumento del potere d'acquisto". Compro un titolo a 100; quello sale quasi di sicuro, finché i soldi creati dal nulla finiscono in massima parte a comprare titoli; lo rivendo a 120. Con i 20 guadagnati mi compro tutte le cipolle e le biciclette che voglio, e 100 li reinvesto.

Vogliamo parlare di corruzione, sprechi, follia?

Vogliamo parlare degli strumenti derivati, che permettono alla follia di ampliarsi, moltiplicata per cento o per mille? Un'altra volta.

Parliamo invece qui dell'inflazione al consumo. Quando si parla di inflazione, senza specificare, si intende "inflazione dei prezzi al consumo". Quella sì, che è misurata dalla politica con accuratezza minuziosa, persa com'è a guardare l'inutile; quella sì, che viene commentata e diffusa ai quattro venti dai giornali quotidiani.
Vi propongo questa tabella, una a caso, per uno sguardo d'insieme sul suo andamento negli anni. E' lunga e larga, guardatela sul link : inflazione storica.

Da quando l'asset inflation ha accelerato la sua escalation, l'inflazione al consumo ha iniziato la sua discesa. Una sale, l'altra scende. Da una parte fiumi di denaro, dall'altra si tira la cinghia. Interessante.

Intanto, domandina: siamo contenti se scende l'inflazione al consumo? Ragioniamoci su.

Cosa rappresenta, per un onesto cristiano, l'inflazione al consumo? Poco, o nulla. Mentre l'intellighenzia mondiale scomoda le migliori università e, compatti, tutti gli organismi sopra nazionali a presidio dei mercati, con lo scopo specifico di dimostrarci, con ragionamenti improbabili, che un povero debba molto preoccuparsi della perdita del potere d'acquisto di una moneta che non possiede, ognuno è invitato a farsi una opinione personale, ricorrendo ad un metodo infallibile:

andate indietro con la memoria, ai tempi in cui l'inflazione era più alta, e cercate di riscoprire quel dolore immenso che, secondo la narrazione prevalente, vi avrebbe dovuto travolgere.

Io ricordo che con l'inflazione al 20% ed un mutuo al 23% ho comprato la mia prima casa, con lo stipendio da neo assunto. Mio figlio oggi non riesce, con l'inflazione all'1,5% ed i mutui al 2-3 %.

Cosa rappresenta, per un ricco investitore, una bassa inflazione al consumo, o, meglio, una deflazione? Ancora una volta: "Aumento del potere d'acquisto", ma nessuno ne parla. E' contro intuitivo, ma assai reale: con i 20 guadagnati speculando sui titoli, compro più cipolle e più biciclette, che ora, grazie alla deflazione, costano di meno.

Nel frattempo i poveracci non le possono più comprare, biciclette e cipolle, perché quando arriva la deflazione il lavoro sparisce e la povertà aumenta. Qualcuno chiude l'azienda e licenzia, qualcuno si svende la casa. Qualcuno emigra e qualcun altro si suicida.

Famo a capisse: deflazione, la possiamo intendere come una inflazione al consumo inferiore al due percento. In quella circostanza, i prezzi di alcuni beni, importanti, scendono. Come quelli delle case; delle aziende che chiudono; del patrimonio pubblico svenduto. Insomma: si fanno buoni affari.

Ora abbiamo un'idea più precisa, spero: 

- del senso delle politiche deflazionistiche (quelle che "distruggono la domanda interna");

- del valore della moneta;

- di chi vince e chi perde, al gioco dell'inflazione;

- di chi è davvero irresponsabile, nella gestione della moneta. 


Curiosità: negli anni che vanno dal 2009 ad oggi, che sono gli anni interessati dalla crisi provocata dai mutui sub-prime, mentre negli USA il Governo spende e spande per contrastare la crisi, assecondato dalla FED, i Governi europei sono impastoiati nei vincoli "contabili" (sì, contabili, hai capito bene) del fiscal compact (trattato europeo che impedisce agli Stati di spendere, per ragioni contabili). E' per questo che arriva la recessione, quando devi spendere e non lo fai. Si porta appresso la disoccupazione, la povertà e la deflazione. 
Negli anni successivi, dopo averci pensato un po', la BCE si anima di buoni propositi ed inizia a fare sforzi enormi per riportare l'inflazione europea, che era scesa troppo, verso l'obiettivo del 2%, ma sembra irraggiungibile.
Si racconta di un bambino, fuori della torre di Francoforte, che avrebbe suggerito ai banchieri centrali: "forse, se invece di spendere tutti quei soldi per comprare titoli, potreste darmi un soldino anche a me, io lo spenderei dal panettiere, e farei salire l'inflazione". Non lo hanno preso in considerazione, peccato.

Nel frattempo, mentre l'inflazione al consumo non ne voleva sapere, di salire verso il 2%... il DAX, indice di borsa tedesco, passa da 4.500 del 2009 ad 11.500 di oggi. Quella, è un'asset inflation del 155 percento!



















Dico Dax per dire Europa. Ma vediamo un indice europeo: "l'Euronext 100": passa da 500 a 1000, con un'asset inflation del 100%



p.s. se siete curiosi e volete vedere l'asset inflation in Italia, o altri paesi, cercate qua.

Potremmo fermarci, ma un altro argomento, su quest'ultimo punto, va affrontato, con coraggio.

Il sistema finanziario, che è diventato privato e "sopra internazionale", dopo aver (ri) conquistato il potere di creare la moneta dal nulla, ha deciso di "prestarla". Diciamo che il metodo diretto: "la creo e la spendo come mi pare", sarebbe stato un po' troppo sfacciato, e appariscente. Così, s'è deciso di usare il metodo indiretto: "la creo e te la presto". Dove "te" sta per: Stati, Aziende, Famiglie. E te la presto, dietro garanzia. Dove la garanzia è un documento rappresentativo di un prestito. Forse sembra uno scioglilingua, ma è più un gioco di prestigio, dove, se ci fai attenzione e lo osservi al rallentatore, il trucco viene a galla. Vediamo un passo per volta:

1) io banca "A" presto 1000 a Tizio (titolo di stato o mutuo, va bene eguale);

2) vado presso la Banca Centrale e gli dico: "vedi? Vanto un credito nei confronti di Tizio, scontamelo, per favore";

3) la banca centrale, vista la garanzia, versa 990 sul computer dove la banca "A" ha il suo conto di riserva. 

I dieci di differenza (1000 - 990, ma sono numeri variabili) rappresentano la prudenza della banca centrale: hai visto mai che quel debitore poi non restituisce i 1000 alla banca "A", che invece i 990, a me, li deve comunque restituire?

A questo punto, il problema immediato della banca "A" è quello di trovare giusto i 10 che mancano, per coprire il prestito di 1000. Ma, giustamente, si deve preoccupare anche del rischio che corre sui 1000 prestati. Per quest'ultimo aspetto, ci pensano le grandi banche d'affari: vengono, prendono i 1000, li mettono insieme a tanti altri mille, li condiscono con un po' di derivati, fanno a pezzetti, ed ecco confezionati "prodotti per l'investimento", pronti per l'uso.

E' lì che arriva Sempronio, si presenta allo sportello della banca "A", e vuole versare 1000. Ma la banca gli dice: "versami 10 sul conto, ma con 990, ascolta, ho un prodotto miracoloso, che fa al caso tuo... compralo, e diventerai ricco!"

Da dove ha preso i 990, la Banca Centrale? Dal Nulla.
Prima non c'erano, oggi ci sono. Li iscrive al passivo, e all'attivo ci registra il credito verso la banca "A". La contabilità quadra.

I prezzi dei titoli si gonfiano.

I crediti aumentano, ma anche i debiti.

I risparmiatori si ritrovano trasformati in investitori, a gestire rischi di cui non sanno nulla.

Ma, tranquilli: sono solo numeri su computer.

Tu pensa se un giorno, dopo un black out, l'umanità si dovesse svegliare dal sogno della ricchezza di carta, e cominciasse a guardarsi intorno: "e ora che cosa facciamo?"