ISTRUZIONI PER L'USO

IL TALLONE D'ACHILLE è pensato per scrivere libri, direttamente su questo blog. Qui comincia l'Eredità di Michele, l'ultimo scritto. Il precedente è stato interrotto, si vede che doveva maturare. Qui trovate IL primo LIBRO, col suo indice ed i post che lo compongono.
I "libri" raccolgono commenti, critiche e suggerimenti di chiunque voglia partecipare con spirito costruttivo. Continuano un percorso iniziato con le Note scritte su Facebook , i cui contenuti sono ora maturati ed elaborati in una visione d'insieme, arricchiti da molti anni di esperienze diverse e confronti con persone diverse.

I Post seguono quindi un percorso logico che è bene conoscere, se si vuole ripercorrere il "discorso" complessivo. Naturalmente è possibile leggere singoli argomenti ai quali si è interessati. Argomenti spot - che spesso possono nascere dall'esigenza di commentare una notizia - saranno trattati in pagine dedicate.

Buona partecipazione!


IL DISCORSO RIVOLUZIONARIO DI BERSANI



Bersani si presenta al Parlamento, per chiederne la fiducia. A reti unificate, parla agli Italiani ed ai loro rappresentanti, affinché l'Europa ci ascolti.

" Cari concittadini. Ci sono dei momenti, nella vita di un uomo come nella vita di un Paese, nel quale i discorsi lasciati in sospeso per troppo tempo devono giungere ad una conclusione. I dubbi, portati alla luce; i problemi irrisolti,  presi di petto. 

Il senso impellente della responsabilità personale che mi è stata consegnata con il duplice mandato, ricevuto dagli elettori, prima, dal Capo dello Stato, poi, mi han fatto capire che quel momento è giunto. Per me, per il partito che rappresento, per il Paese.

Quella fiducia non può e non deve essere tradita. Per questo motivo ho chiesto e ottenuto l'appoggio del partito. Con questo intento sono qui, oggi, a chiedere il vostro consenso, la vostra fiducia, la vostra disponibilità a collaborare, insieme, per affrontare di petto i reali problemi dei cittadini Italiani: le vere Riforme Strutturali. 

Non quelle che ci vengono indicate - e poi sostenute dalla indebita pressione dei mercati finanziari - dalla Banca Centrale Europea, dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Commissione. Perché gli avvenimenti degli ultimi tempi che si svolgono sotto i nostri occhi in Paesi come la Grecia, l'Irlanda, il Portogallo, la Spagna, oggi a Cipro, confermano in maniera inquietante i dubbi sui reali beneficiari di quegli interventi: il grande capitale internazionale ed il sistema finanziario privato che lo alimenta. 

Nel confronto fra gli interessi dei cittadini e quelli del grande capitale internazionale, vogliamo fare in modo che lo Stato e le Istituzioni, tutte, anche quelle europee, tornino ad essere schieriate a difesa dei primi. Come è giusto che sia. Come non è più stato, negli ultimi tempi.

In sostanza, vogliamo rivoluzionare il mondo nel quale la politica è stata asservita agli interessi della finanza, per rimettere la finanza al servizio delle scelte politiche necessarie al vero benessere della collettività. Per farlo, abbiamo bisogno del contributo di tutti.

Siamo consapevoli degli errori commessi. 


Abbiamo creduto che l'indipendenza delle banche centrali, il rigore nei conti imposto dai parametri di Maastricht, la moneta unica, la competizione internazionale e l'apertura incondizionata alla gestione privata dell'economia di mercato, sarebbero serviti a favorire la crescita del benessere delle popolazioni. Ci è stato promesso, ed abbiamo creduto, che avrebbero garantito un lavoro dignitoso per tutti, il miglioramento dei servizi dello stato sociale. Questi sono i valori in nome dei quali abbiamo accettato sacrifici, li abbiamo chiesti a voi tutti. In nome di questi valori abbiamo smantellato la capacità industriale dello Stato, il sistema di partecipazioni pubbliche in settori strategici che il mondo ci invidiava.

Oggi vediamo i risultati, impietosamente diversi dalle attese e inaccettabili. 

Diminuisce la produzione: la ricchezza del Paese e la capacità di crearla. Cala drammaticamente l'occupazione. Aumenta incessantemente la precarietà delle condizioni di vita di strati sempre più larghi di popolazione. Cresce, in un processo inarrestabile, l'incertezza sulla possibilità di mantenere il lavoro, di trovarne uno decente. Nonostante gli sforzi e i sacrifici sempre maggiori, il livello inaccettabile degli interessi sul debito ci condanna ad inseguire senza speranza una meta che si allontana. Cresce, inesorabile, il debito pubblico: nel suo valore assoluto, nei confronti di un prodotto nazionale che diminuisce, invece di aumentare. Diminuiscono le garanzie dello stato sociale. Aumentano le tasse ma non migliora la qualità della spesa. Diminuisce il cuscinetto del risparmio privato, che rappresenta nel nostro paese l'unico vero ammortizzatore sociale, ma non può essere eterno. Viene eroso il valore e la consistenza del Patrimonio Pubblico. 

Oggi quei risultati ci dicono che non sono le popolazioni ad aver vissuto al di sopra delle proprie possibilità, ma è il sistema finanziario ad averlo fatto. Quel sistema che cresce sulle nostre spalle, pretendendo un livello di interessi reali che non è giustificabile sotto nessun punto di vista. Non è sopportabile, non è sostenibile, non è giusto!

E' quello che ci schiaccia: ci condanna a veder peggiorare sempre più le nostre condizioni. Come una azienda o un padre di famiglia nelle mani degli strozzini, rischiamo di prosciugare le nostre risorse per soddisfare una sete insaziabile, della quale rischiamo di diventare schiavi.

Questa logica, insieme al Paese, la vogliamo invertire. 

Per questo obiettivo, ci rivolgiamo oggi ai rappresentanti del popolo italiano, eletti al Parlamento, per chiederne la fiducia alla realizzazione del seguente programma di Governo. Affinché l'unità del Paese sia la forza dirompente che ci consenta di condizionare positivamente le scelte non solo interne ma dell'Europa tutta. All'Europa ci sentiamo legati da un evidente destino comune e per questo la dobbiamo cambiare. Per condizionare, insieme ai Paesi Europei, le scelte delle Istituzioni internazionali: anche quelle pesano sulle nostre esistenze in maniera che sentiamo sbagliata. Anche quelle, le vogliamo diverse.

Nonostante gli errori commessi, l'Italia resta ancora uno dei paesi più ricchi del mondo. Con una situazione finanziaria complessiva del settore pubblico e quello privato, fra le meno esposte al mondo. Con un indebitamento complessivo decisamente inferiore a quello di altri paesi che appaiono virtuosi ma non lo sono. Perché una informazione che non viene mai sufficientemente discussa sul sistema informativo, che non merita le luci della ribalta, è che l'intero mondo occidentale è prigioniero della morsa del debito. Tutto nei confronti della finanza privata. Un debito che è soprattutto privato, negli altri paesi: un debito delle aziende e delle famiglie. Diviene pubblico solo là dove le carenze della politica,  della coesione sociale e della mancanza culturale di rispetto per la res publica, consentono uno strisciante trasferimento non sempre legittimo: dal settore privato a quello pubblico. Il nostro paese ha ancora una capacità lavorativa ed industriale che è stata mortificata solo dalla confusione istituzionale. Una capacità imprenditoriale ed una creatività indiscusse. Un Patrimonio Pubblico che nonostante le significative cessioni dei decenni passati, e nonostante la strutturale incapacità di valorizzarlo, resta un patrimonio culturale, storico e artistico fra i più alti al mondo. La ricchezza delle famiglie italiane, nonostante l'erosione impressionante subita a partire dal 2007 ad oggi, e nonostante la malsana abitudine di nasconderne una parte non marginale nei paradisi fiscali, resta fra le più alte al mondo. La capacità degli Italiani di creare valore sociale nelle infinite manifestazioni delle sue associazioni, è impagabile.

Dobbiamo essere assolutamente consapevoli del rischio, concreto ed evidente, che queste ricchezze, enormi, possano nell'immediato futuro cambiare di mano, essere perdute per sempre. La forza del popolo italiano e della nostra società civile, si infrange miseramente nel suo rapporto con la politica. Qui è il vero problema, da affrontare e risolvere con decisione e impegno di tutti. Questa carenza trasforma le nostre virtù in vizio; la nostra forza, in debolezza strutturale che espone il Paese intero alle razzie dei potenti. La Storia ci sia da ammonimento: da sempre la nostra terra e le nostre ricchezze sono oggetto del desiderio.

Questa lacerazione deve essere sanata. Oggi, perché il tempo dell'incertezza è scaduto.

Prima che le nostre capacità siano definitivamente logorate da una disoccupazione che rischia di divenire endemica, soprattutto a livello giovanile, fra le donne e nelle regioni meno tutelate; prima che il tessuto delle piccole e medie imprese venga definitivamente stracciato dalla prepotenza delle multinazionali; prima che le pretese dei mercati finanziari privati riescano ad impossessarsi definitivamente del nostro Patrimonio Pubblico e dell'immensa ricchezza privata delle famiglie italiane, con uno scatto d'orgoglio nazionale dobbiamo oggi, tutti insieme, decidere di mettere ordine in casa nostra, pretendere il rispetto che meritiamo sullo scenario internazionale, indicare ai nostri partner europei la strada da seguire per rimettere nel verso giusto un mondo che oggi, oggettivamente, si basa su valori che tutelano i forti e i prepotenti e schiacciano i deboli. Non li condividiamo. Li vogliamo invertire.

Non chiediamo fiducia incondizionata. Chiamiamo i rappresentanti del popolo ad assumersi la responsabilità di giudicare il merito delle proposte. 

Nelle condizioni precarie di questa strana legislatura, nata peraltro sotto buoni auspici, dobbiamo trovare, uniti, la forza di produrre quel cambiamento serio, concreto, risolutivo, di cui il Paese non può fare a meno.


1) Il buon esempio. La riforma della politica

Se sacrifici vanno ancora fatti, è tempo che vengano chiesti a chi può sopportarli. Un taglio importante nei costi della politica non solo consente un primo contributo, anche se non risolutivo, alla soluzione dei problemi finanziari. Rappresenta la premessa indispensabile al risanamento di quella frattura fra politica e società civile che è indispensabile al raggiungimento degli obiettivi davvero ambiziosi che vogliamo assegnarci. Rappresenta un passo indispensabile verso il recupero di una diversa moralità dell'azione politica, del nostro vivere civile. Stipendi e benefit verranno drasticamente tagliati. 

Un contributo molto più importante sul piano dei numeri, deve venire da una lotta alla corruzione che non sia di facciata. E' lì che si annida il vero, sostanziale costo della politica: nei suoi legami con interessi privati che non coincidono con interessi pubblici. Lì sono gli sprechi, che vanno aggrediti. Non nel valore di tangenti e percentuali, ma nelle cifre ben più significative che privati corruttori percepiscono indebitamente a spese dei bilanci pubblici. Aggredire una volta per tutte il conflitto di interessi che è il terreno di coltura della corruzione è strada obbligata. Una legge urgente, semplice e chiara, deve dotare di strumenti efficaci gli organi di controllo pubblici; rendere trasparenti le posizioni di conflitto di interessi e disciplinarle rigidamente, affinché vengano sistematicamente evitate. Ancora, deve aprire l'azione della Pubblica Amministrazione e degli enti che gestiscono servizi di pubblica utilità alla partecipazione effettiva dei cittadini e delle loro associazioni, che devono poter essere coinvolte nel procedimento decisionale; prevedere pene particolarmente severe per corrotti e corruttori.

La legge elettorale deve assicurare la reale possibilità dei cittadini di scegliersi i propri rappresentanti. Anche individualmente e indipendentemente dalla loro appartenenza a partiti politici. L'impostazione prevista nella nostra Costituzione, disattesa dalla pratica degli ultimi decenni,  disegna per le nostre Istituzioni una Repubblica Parlamentare in cui le decisioni vengono prese in maniera democratica e trasparente nel Parlamento, la dove si forma la volontà condivisa o della maggioranza. Quella volontà viene poi implementata dal Governo, che è organo esecutivo della volontà parlamentare. Se si vuole rispettare e ripristinare quella impostazione, che è garanzia di reale democrazia e libertà,  allora la legge elettorale deve servire a garantire una corretta rappresentanza, non la formazione di una maggioranza. La "governabilità" (nel nome della quale sono state fatte scelte drammaticamente sbagliate, e sottratte al pubblico dibattito) deve essere garantita dalla serietà e competenza e attitudine al confronto leale e costruttivo dei rappresentanti scelti dal suo popolo. Questa scelta è responsabilità dei cittadini, che deve essere garantita ma anche da ognuno di noi pienamente capita e vissuta.


2) Obiettivo piena occupazione 

Il primo obiettivo di merito del nostro programma è la piena occupazione. Per invertire da subito il processo di impoverimento del paese. 

Dobbiamo essere tutti consapevoli che la creazione di ricchezza, quella vera, assieme alla tutela della dignità della persona umana, passano per il sudore della fronte dei lavoratori e per l'organizzazione del lavoro nelle fabbriche; nei campi; nelle aziende di servizi. 

Non ha nulla a che fare, invece, con le illusioni del facile arricchimento inseguito sui mercati finanziari. Illusioni che troppo spesso si risolvono in insostenibili bolle speculative, i cui danni, esorbitanti, siamo chiamati collettivamente a coprire.

L'economia che ci interessa è questa del lavoro, dei beni reali e dei servizi utili che richiedono i cittadini. Questa produzione di benessere tangibile e concreto, la vogliamo anteporre alla pretesa assurda del mondo della finanza internazionale di poter vivere di rendita; attraverso una ricchezza di carta che nasconde la volontà di esproprio del prodotto del nostro lavoro, ovunque svolto nel mondo.

Ci sono una infinità di cose importanti da fare per accrescere il benessere delle nostre comunità, nel nostro come negli altri paesi dell'Unione. Ci sono troppe persone condannate alla disoccupazione o alla precarietà, rese facili prede della malavita organizzata. 

Da subito verrà garantito il pagamento delle somme dovute dalla Pubblica Amministrazione alle aziende, per consentire una immediata boccata d'ossigeno al sistema produttivo. 

Al fine di garantire la piena occupazione, e di fare in modo che questa sia utilizzata per coprire esigenze reali della collettività, saranno disposti entro sei/dodici mesi al massimo, a seconda della complessità, piani nazionali di investimenti che coinvolgano strutture pubbliche e private nei seguenti settori, privilegiando forme produttive di dimensione ridotta, locale, ad alta intensità di lavoro e controllato impatto ambientale:

prevenire è meglio che curare; viene redatto un piano per mettere in sicurezza idrogeologica il territorio nazionale ed in sicurezza sismica il patrimonio immobiliare, pubblico e privato;
l'eccessiva dipendenza energetica dall'estero è una costante minaccia alla libertà del paese; urge la riconversione degli edifici per l'efficiente uso dell'energia e la produzione diffusa di quelle rinnovabili, sicure ed eco compatibili; in particolare solare, mini eolica;
- il nostro benessere non ha prezzo ed è costantemente minacciato dal cibo spazzatura che il sistema delle multinazionali della chimica farmaceutica e dell'agroalimentare ci propina attraverso la Grande Distribuzione Organizzata ed il condizionamento della pubblicità; rispondiamo con la riconversione del sistema agricolo verso la coltivazione e gli allevamenti a ciclo integrato, favorendo la dimensione contenuta e associata; l'adozione di tecniche eco compatibili che escludano l'uso di prodotti chimici; la produzione artigianale di cibi che escluda l'uso della chimica e garantisca la totale trasparenza del processo produttivo;
- vogliamo favorire il recupero e l'incentivazione delle attività artigianali, per le quali è necessario reindirizzare la formazione scolastica, favorire la produzione associata e lo sbocco commerciale dei prodotti;
- per contrastare il predominio della GDO e la logica del consumismo sfrenato, dobbiamo incentivare la creazione di un tessuto capillare ed efficiente di negozi e mercati per la vendita di prodotti locali, sempre privilegiando forme associate;
- buttare gli scarti della società dei consumi nelle discariche o, peggio, incenerirli disperdendo veleni nell'aria che respiriamo, è una forma tanto pericolosa quanto anti economica, che deve essere superata quanto prima, attraverso l'avvio obbligatorio su tutto il territorio nazionale del protocollo rifiuti zero per il recupero ed il riciclo dei rifiuti urbani e di quelli industriali, che consenta di eliminare totalmente entro 7 anni discariche ed inceneritori; é l'unico sistema che consente di trasformare un costo in una importante opportunità di recupero di materiali preziosi, oggi dispersi ad avvelenare l'ambiente;
- il rispetto della bellezza, della cultura, della storia dei nostri antenati e dei tesori che ci hanno lasciato in eredità, ci impongono uno sforzo particolare per il recupero, la conservazione e la valorizzazione del nostro inestimabile patrimonio pubblico artistico, culturale, storico e paesaggistico; forme intelligenti e controllate di collaborazione con il settore privato possono garantire il ritorno di un turismo di qualità di cui il paese intero deve beneficiare;
- il ritardo con il quale stiamo affrontando la sfida della rete delle telecomunicazioni è imperdonabile e deve essere colmato con la realizzazione di un sistema di infrastrutture digitali che copra sistematicamente e capillarmente il territorio nazionale;
- il sistema dei trasporti basato sull'automobile ha fatto il suo tempo; deve essere ripensata la rete dei collegamenti che limiti l'uso delle automobili privilegiando il trasporto collettivo, delle persone e delle merci, anche via mare e su rotaia;
- la sanità è uno di quei servizi essenziali che non sono compatibili con l'obiettivo dei privati di perseguire un elevato profitto; va potenziata, pur razionalizzandola, la rete degli ospedali e delle strutture sanitarie pubbliche;
- deve essere favorita la creazione di banche locali di proprietà diffusa, esclusivamente dedite al finanziamento delle attività economiche del territorio, aperte al controllo della collettività.
Preso atto dei pericoli inevitabili che la grande dimensione aziendale privata ed internazionale comporta per il benessere delle collettività, verrà ripristinato e consolidato nei settori strategici (finanza, infrastrutture, energia, trasporti, acqua, sanità) il sistema degli enti pubblici o delle partecipazioni statali. Sottoposto al controllo incrociato degli organi pubblici preposti, ma anche reso trasparente al controllo della cittadinanza. Quest'ultimo reso efficace attraverso le sue associazioni, alle quali devono essere garantiti un completo e tempestivo accesso agli atti e forme incisive di partecipazione al processo valutativo e decisionale.

In tutti gli altri settori verrà favorita l'iniziativa privata, in particolare nella forma associata e di dimensione medio piccola. 

Forse i 5,9 milioni di persone che nel nostro Paese sono senza lavoro e senza speranza non saranno sufficienti a coprire tutte queste importanti esigenze lavorative. La redazione dei piani nazionali lo appurerà. Il dibattito parlamentare nei prossimi mesi dovrà completare ed approfondire, inoltre, la valutazione di altre esigenze del paese.

3) Garantire l'accesso alle risorse finanziarie

Gli investimenti richiedono capitali. Vi prego di concentrare la vostra attenzione sulla centralità dei seguenti passaggi. Sono tanto semplici quanto nuovi, per i discorsi della vecchia politica.

Sono la dimostrazione che vogliamo fare sul serio, nell'aggredire i problemi reali: spianare la strada alla loro soluzione.

I recenti accadimenti sono serviti a schiarire le idee al mondo intero su una circostanza affascinante: i capitali finanziari sono una risorsa abbondantissima e possono essere prodotti e distribuiti con costi irrilevanti. L'unica cosa che conta, davvero, è l'uso che ne viene fatto.

Abbiamo tutti assistito all'azione della Banca Centrale Europea che non ha avuto problemi per stanziare, lo scorso anno, più di mille miliardi di Euro al finanziamento del sistema bancario internazionale privato. A condizioni vantaggiosissime: di quelle che gli Stati non possono sperare. Lo ha fatto pur sapendo che quelle risorse non sarebbero arrivate a famiglie ed aziende, che continuano a vedersi negato l'accesso al credito, oppure lo ottengono a condizioni insostenibili. Lo ha fatto sapendo che quelle risorse sarebbero state utilizzate per finanziare gli Stati, attraverso i titoli del debito pubblico, ma a condizioni completamente diverse: veri e propri tassi da usura. I tassi di quei giorni non possono essere definiti altrimenti.

Mille miliardi di euro sono più di quanto l'intera Unione Europea è disposta a spendere per l'insieme dei suoi bilanci che si sommano in 7 anni, per tutti e ventisette i paesi. Siamo di fronte ad una sproporzione inaccettabile. 

Tanto più considerando che la banca centrale crea risorse finanziarie senza limiti oggettivi e le distribuisce al sistema finanziario privato a tassi d'interesse reali (al netto dell'inflazione) che sono negativi: inferiori allo zero. Applicare un tasso reale negativo corrisponde ad un reale trasferimento di ricchezza da parte della banca centrale (che è ente che svolge una funzione pubblica) al sistema finanziario privato. Sistema finanziario che è fatto anche di soggetti internazionali, non necessariamente europei. Nella sostanza, è come se il sistema finanziario privato e internazionale venisse pagato dalle banche centrali per il servizio di distribuzione delle risorse finanziarie. 

Va sottolineata la circostanza che l'intero importo del bilancio dell'Unione Europea 
è racimolato con contributi degli Stati membri. Contributo che richiede ad ognuno degli Stati di aumentare il debito o, nell'impossibilità, aumentare le tasse sui propri cittadini o ridurre i servizi sociali. 

Al contrario, la BCE, per poter svolgere la sua azione, non ha avuto bisogno di chiedere prestiti ai mercati finanziari internazionali. Non ha dovuto chiedere nuove tasse ai cittadini europei. Le risorse finanziarie che la BCE può permettersi di regalare a tassi d'interesse reali negativi al sistema bancario privato ed internazionale, pur senza fallire, non hanno un costo apprezzabile di produzione. Per questo non richiedono sacrificio alcuno: sono numeri su un computer.

Di fronte a questa constatazione, nulla può giustificare i tassi di interesse reali positivi ed esorbitanti che quel sistema finanziario privato ed internazionale pretende per finanziare l'azione degli stati, le esigenze delle famiglie, quelle delle aziende.

Se questa è la realtà innegabile, che tutti noi abbiamo sotto gli occhi, nessuno, in buona fede, può ragionevolmente sostenere che manchino soldi per creare lavoro.

Solo chi trae vantaggi personali, diretti o indiretti, da questo sistema, può tentare di difenderlo, arrampicandosi sugli specchi.

Noi pretendiamo che quelle risorse vengano usate in una maniera più intelligente e più giusta, per soddisfare i reali bisogni della collettività e non più l'ingordigia insaziabile del sistema finanziario privato internazionale.

Noi pretendiamo che la BCE metta a disposizione dello Stato italiano, come degli altri Stati che ne facciano richiesta, 200 miliardi di Euro, nei prossimi mesi, per creare 5,9 milioni di posti di lavoro. Tanti quanti ne occorrono per eliminare completamente la piaga della disoccupazione, così come minutamente descritta e misurata dagli studi dell'Istat. Per realizzare gli investimenti descritti che sono necessari ad affrontare i veri problemi irrisolti di questo nostro grande Paese. Per garantirne il reale benessere, presente e futuro. 

Si tratta di una cifra assolutamente inferiore a quella che è stata assegnata lo scorso anno alle banche che operano nel nostro territorio. Nelle due operazioni di rifinanziamento fra fine 2011 e marzo 2012 hanno ottenuto circa trecento miliardi di euro. Banche che non sono più pubbliche, che non sono più neppure italiane.

Ognuno secondo le proprie capacità. Ad ognuno secondo i propri bisogni. Questo è il senso di solidarietà che deve legare i popoli europei, nel comune confronto con il potere di condizionamento del grande capitale internazionale che usa le Istituzioni per garantirsi i propri privilegi, ingiusti e inaccettabili.

Vogliamo spezzare il meccanismo perverso del debito, che obbliga gli Stati a dipendere dai capricci dei mercati finanziari.

Per questo pretendiamo che lo stanziamento della BCE, necessario alla realizzazione dei piani di sviluppo indicati, non debba essere restituito. 

La BCE non si deve indebitare per procurarsi quelle risorse. Non chiede tasse alla popolazione. Non ha bisogno che le vengano restituite. Sono numeri sui suoi computer. Questa è la verità che non deve essere più taciuta ai cittadini, italiani ed europei.

Se vogliamo davvero tutelare gli interessi dei cittadini, dobbiamo prendere atto che è necessario invertire la logica che oggi impone agli Stati di indebitarsi con il sistema finanziario privato, per poter disporre di risorse, mentre il sistema finanziario quelle risorse le può creare per atto di volontà.

In nome del popolo Italiano e dei popoli dell'Europa e del mondo, vogliamo che il potere di creazione monetaria - che rappresenta la leva per eccellenza di governo dell'economia - sia immediatamente restituita ai legittimi proprietari; asservito all'interesse pubblico.

A quanti temono che il suo utilizzo possa produrre inflazione, rispondiamo che l'inflazione si produce quando alle multinazionali è concesso il potere di manipolare i prezzi a proprio piacimento, forti delle posizioni di oligopolio o di monopolio. L'inflazione si produce quando la tassazione, per non colpire gli interessi dei ricchi, si sposta dalla rendita e dal reddito a colpire i consumi, come l'Iva e le accise che alzano artificiosamente il livello generale dei prezzi. L'inflazione, quella più grande, quella vera, quella di cui non si parla, si produce sui mercati finanziari. Tutte le volte in cui i fiumi di denaro facile creato dal sistema finanziario si riversano a gonfiare artificialmente i prezzi dei titoli e dei derivati. La circostanza che quell'inflazione dei patrimoni finanziari non venga misurata e pubblicizzata non può nascondere la sua triste evidenza. Rispondiamo, ancora, che l'inflazione si produce quando al denaro creato dal sistema finanziario non corrisponde la produzione di beni reali e di servizi utili, che con quel denaro possono essere scambiati. Noi vogliamo usare le risorse monetarie per creare beni reali e servizi utili. Pretendiamo che quelle risorse ci vengano destinate e vengano, da oggi in poi, negate agli investimenti speculativi.

A quanti temono una reazione sconsiderata dei mercati finanziari, può essere detto solamente che non ne conoscono l'essenza e le logiche. L'unica cosa che conta, nelle valutazioni dei mercati finanziari, è il pericolo di non vedersi rimborsato il capitale. Possono stare tranquilli: saranno liquidati.

La creazione monetaria, usata nella maniera intelligente e responsabile che abbiamo indicato, non solo non aggrava le condizioni della finanza pubblica: risolve alla radice il problema del debito pubblico, altrimenti ingestibile. Consente di mettere ordine nei conti pubblici, lasciando inalterato il livello di debito pubblico mentre, investita nella produzione, farà crescere velocemente il Prodotto Interno Lordo. E' questo l'unico modo ragionevole di rispettare i famosi parametri di Maastricht, ammesso che abbiano un senso. Li vogliamo ridiscutere.


Per quanto l'obiettivo di modificare le regole scritte sia comunque auspicabile e urgente, deve essere chiaro a tutti che per il raggiungimento dei fini indicati non è neppure necessario modificare gli articoli dei Trattati internazionali che disciplinano le funzioni della BCE e del Sistema Europeo delle Banche Centrali. E' sufficiente che la BCE canalizzi le risorse indicate attraverso istituti di credito di diritto pubblico prescelti dai singoli Stati. La legge lo consente. Nel caso italiano la Cassa Depositi e Prestiti può essere utilizzata quale canale di trasmissione, mentre una legge dello Stato appositamente emessa ne disciplina le condizioni di assegnazione ai diversi piani in maniera dettagliata e trasparente. 

Riteniamo che questa richiesta da avanzare ai nostri partner europei sia talmente legittima e ragionevole, che non siamo disposti ad accettare una risposta negativa. E' nostro interesse sincero e prioritario affrontare il problema in sede comunitaria. 

Se non sarà possibile risolverlo in tempi brevi, deve essere altrettanto chiaro che la soluzione dell'uscita dall'Unione Europea si renderà necessaria e giusta. Gli articoli 50 del Trattato Consolidato sull'Unione Europea e 60 della Convenzione di Vienna sui Trattai internazionali la rendono giuridicamente praticabile. Le minacce di quanti presentano l'eventualità come foriera di catastrofi economiche, nascondono a mala pena gli interessi costituiti che vogliono essere protetti. Il nostro eventuale atto di determinazione, servirebbe per dimostrare con i fatti, anche agli scettici di tutto il mondo, che il recupero delle leve di governo dell'economia è un fattore irrinunciabile per la pace sociale e lo sviluppo delle comunità. 

Sapremo ricostruire, in quell'evenienza, la comunità europea su presupposti migliori e più solidi. Siamo peraltro certi che la pretesa avanzata coincida con i reali indiscutibili interessi di tutti i popoli europei. Il percorso previsto dall'articolo 50 del Trattato UE che disciplina il recesso unilaterale di uno Stato membro, prevede un percorso lungo fino a due anni. E' questo un tempo sufficiente a far capire a tutti i popoli la reale posta in gioco. Siamo fiduciosi che, in un modo o nell'altro, la nostra iniziativa sarà capita e condivisa. 


Assicurato così l'asservimento della emissione di moneta primaria ai bisogni della collettività, va anche garantito che il sistema bancario sia rapidamente ridimensionato nelle sue funzioni ed ambizioni. Rimesso a svolgere la funzione di intermediazione nel risparmio privato che svolgeva prima della recente incestuosa commistione con le attività finanziarie. Una legge apposita ripristina la separazione delle due diverse attività. Disciplina il credito commerciale in maniera da garantire la specializzazione delle attività di breve e di medio termine. Assicura il recupero della responsabilità diretta delle banche commerciali nella valutazione del merito creditizio della clientela affidata. Oggi è disattesa dalla spersonalizzazione imposta da regolamenti internazionali che assegnano impropriamente a funzioni esterne o ad aride formule per computer questa delicatissima e insostituibile funzione: la conoscenza diretta della clientela e delle sue attività economiche. La crescita delle sofferenze bancarie è figlia di questa sconsiderata de-responsabilizzazione, ma anche funzionale ai privilegi consentiti alla finanza, rispetto all'economia reale.

Va altresì garantito che la funzione di canalizzazione del risparmio privato sui mercati finanziari dei titoli e degli strumenti derivati, separata dal credito commerciale, sia comunque sottoposta ad accurato ridimensionamento, attraverso una specifica, rigida disciplina. Tale da anteporre le irrinunciabili esigenze di tutela del risparmio privato alle ambizioni di profitto dei gestori dell'intero sistema. Le funzioni in conflitto di interesse, oggi macroscopiche ed ignorate, devono venire alla luce ed essere sistematicamente vietate. Come deve essere vietato l'uso di strumenti derivati a chiunque non sia professionalmente necessitato ad un loro trasparente utilizzo. Utilizzo che deve per legge essere sempre escluso nella gestione del risparmio privato, singolo o associato che sia.

Deve essere rivisto profondamente il sistema delle gestioni collettive del risparmio. Va ripristinato il legame inscindibile fra la responsabilità dell'autore delle scelte, e i titolari dei conti. Oggi il gestore incamera commissioni e non risponde dei risultati. Le conseguenze, positive o negative che siano, ricadono sul possessore del conto. E' questo meccanismo di scollegamento delle responsabilità alla base delle folli bolle speculative alle quali costantemente assistiamo sui mercati finanziari. Prezzi assurdi, che oggi registrano incredibilmente valutazioni vicine ai massimi stridici, mentre il mondo si dibatte in una crisi economica senza precedenti.

Deve essere garantita la costituzione di un consistente nucleo di banche pubbliche, utilizzate per garantire il finanziamento alle opere di pubblica utilità ed il sostegno ai titoli del debito pubblico, per sottrarre il paese ai capricci dei mercati finanziari.

La disciplina della finanza, spezzando l'illusione di poter fare facilmente soldi con i soldi, favorirà un ordinato ritorno del risparmio privato domestico al finanziamento del debito a condizioni ragionevoli. Sottraendolo al prelievo forzoso, illegittimo e non trasparente, applicato tramite le forme oscure dei prodotti strutturati, distribuiti attualmente dal sistema finanziario. I titoli del debito pubblico, non necessari a finanziare gli investimenti, devono tornare a svolgere la funzione che avevano, e che è stata stravolta: una garanzia di investimento sicuro per il risparmio nazionale. A tassi reali neutri.

Così si completa il disegno del corretto uso delle leve di governo dell'economia:

- la creazione monetaria per finanziare gli investimenti produttivi e garantire la piena occupazione;

- le tasse per finanziare la spesa improduttiva e perequativa e garantire il controllo dell'inflazione;

- il debito pubblico quale possibilità alternativa a entrambi gli scopi, che svolge anche l'importante funzione di mobilitare e tutelare il risparmio privato.


4) Riforma del sistema informativo e formativo

Non possiamo negare che gli errori del passato, a volte trasversali alle forze politiche e sociali nel paese, siano stati favoriti ed accentuati da un sistema informativo che ha prodotto una rappresentazione distorta della realtà. Ha distolto l'attenzione del pubblico dai temi principali attinenti la gestione della cosa comune. Ha prodotto una percezione che è risultata più utile al grande capitale internazionale che non ai cittadini. 

Il peso preponderante della pubblicità, nel finanziamento del sistema mediatico fatto da TV, radio, stampa ma anche internet (che non si sottrae alla sua logica), è il canale per il quale passa la forza irresistibile di condizionamento. Inevitabilmente a favore del grande capitale che di pubblicità vive e la pubblicità usa per imporci consumi di cui non abbiamo bisogno. A volte materiali, a volte nel campo delle idee, che ci vengono "vendute" esattamente con le stesse tecniche di condizionamento scientificamente utilizzate per produrre bisogni inesistenti.    

Va creato, per difenderci dal condizionamento, un sistema informativo nel quale l'interesse pubblico ad una informazione corretta, completa e plurale, sia garantito da una ripartizione delle frequenze e delle risorse assegnate a diverse utenze, sia pubbliche sia private. Libere dalla pubblicità, che in questi casi è esclusa e vietata, messe gratuitamente al servizio delle funzioni pubbliche e delle forze plurali operanti nella società civile.

Solo una parte marginale può essere assegnata, dietro pagamento, a privati con interessi commerciali, liberi di usare la pubblicità, seppure diversamente costretta e disciplinata. Va fatto in maniera tale da garantire una effettiva pluralità di informazione ed il divieto assoluto ed effettivo di concentrazione, in maniera tale che nessun soggetto, singolo o associato, possa, direttamente o indirettamente, controllare più del 25% di una sola rete nazionale. 

La scuola pubblica deve tornare ad essere momento di formazione della coscienza civica, con il ripristino dell'insegnamento dei fondamenti del diritto, dell'economia e della storia a tutta la popolazione. Il legame con il mondo del lavoro deve essere intensificato ma non anteposto all'educazione di tutti alla coscienza critica.


5) Riforma del sistema fiscale, pensionistico e del lavoro

La riappropriazione della leva monetaria, la razionalizzazione del sistema finanziario e la messa in sicurezza del problema del debito pubblico, con conseguente abbattimento del costo del suo finanziamento, consentono al Paese di affrontare con serenità la riforma del sistema fiscale, partendo da una significativa riduzione del carico complessivo, oggi oggettivamente insostenibile.

Se l'Europa ha un senso, nella tutela dei valori della solidarietà e della giustizia sociale, deve essere uniformato il suo sistema fiscale, in senso progressivo e ridistribuivo. La moneta unica, per non essere destinata a diventare solo strumento di compressione dei salari e delle garanzie sociali, pretende ben altra collaborazione e uniformità fra i paesi dell'Unione nella materia fiscale, del lavoro, delle garanzie sociali ai cittadini.

L'Italia deve iniziare con una riforma che ne indichi la direzione. Che sia d'esempio.

La semplificazione del sistema deve passare dalla concentrazione del prelievo sul reddito, attraverso una tassazione che è resa uniforme per le sue varie componenti, ed  efficace nella sua effettiva determinazione. La garanzia costituzionale della determinazione della "capacità contributiva" trova applicazione rendendo possibile a chiunque di detrarre dal reddito le spese necessarie per il pieno sviluppo della persona umana. Non in misura totale, naturalmente, ma in misura parziale e proporzionale alla necessità della spesa. Tale sistema rende utile ad ogni contribuente la documentazione delle spese sostenute, facendo emergere l'economia sommersa. garantendo la determinazione per tutti dei redditi effettivi. E' inoltre necessario, per evidenti esigenze di giustizia sociale, ripristinare un sistema progressivo, alleggerendo il peso fiscale sui redditi più bassi ed intensificandolo su quelli maggiori, aumentando il numero degli scaglioni. L'azione deve essere resa possibile solo grazie ad una profonda semplificazione di tutte le altre imposte, soprattutto sulle aziende. Oggi, per la piccola e media impresa, il sistema forfettario rende l'evasione e l'elusione quasi una necessità di sopravvivenza per chi è costretto a pagare più di quanto guadagna; allo stesso tempo, questo sistema consente una ingiustizia socialmente inaccettabile per chi è richiesto di pagare cifre irrisorie, in proporzione alle disponibilità che non vengono accertate.

La tassazione indiretta deve essere ridotta. Anche per contenere l'inflazione. La tassazione degli utili delle multinazionali deve essere garantita dalla revisione degli accordi internazionali. Una spietata lotta ai paradisi fiscali deve passare per politiche coordinate a livello internazionale, ma non esclude azioni di forza del nostro paese.

La tassazione della prima casa è abbattuta o eliminata. Una tassa patrimoniale di entità contenuta, progressiva e periodica, può essere usata con l'obiettivo di ridurre nel tempo il debito pubblico. La tassa sulla successione può essere rivista con il medesimo intento.

La vergogna della tassa sulla speranza, applicata attraverso il perverso sistema dei giochi e delle lotterie, che stanno causando nella popolazione preoccupanti fenomeni di ludo dipendenza, va drasticamente abolita.

Anche il sistema pensionistico deve essere attraversato da una riforma basata sulla giustizia sociale e sulla solidarietà. Abbassando le pensioni elevate, alzando quelle più basse, rendendo nuovamente possibili le pensioni di anzianità a coloro che siano disposti a rinunciare a percentuali di trattamento.  

La contrattualistica sul lavoro deve trovare una disciplina uniforme a livello comunitario. Per evitare che le spinte competitive si trasformino inevitabilmente in una continua inesorabile erosione del potere d'acquisto di salari e stipendi, della tutela del lavoro. Si deve iniziare da subito, almeno in Italia, a rivedere minimi e massimi; a modificare la normativa di accesso al mondo del lavoro. Si deve attaccare con forza la precarietà, che va limitata ad un periodo massimo di sei mesi per tutti, e poi trasformata in un contratto a tempo determinato, caratterizzato da una paga più elevata, o a tempo indeterminato. La disciplina dell'impiego pubblico e privato va uniformata.


6) Riforma del sistema normativo e della giustizia

Non esiste giustizia senza il rispetto della legge. Se la legge non è conosciuta e conoscibile dai suoi cittadini, la sua oscurità sarà utilizzata, di volta in volta, per favorire gli interessi dei prepotenti, a danno degli sprovveduti. Compito dello Stato, delle Regioni e dell'Unione Europea è quello di garantire che la legge sia semplice, comprensibile, applicabile.

La riforma del Parlamento che prevede una riduzione del numero dei parlamentari è prematura. I membri dei due rami del Parlamento devono essere messi alacremente al lavoro per ridurre l'immensa e sconclusionata opera legislativa che si è accumulata nei decenni. Occorre un lavoro immane di redazione di testi unici, che aboliscano la precedente normativa e favoriscano la produzione di testi semplici, leggibili, che non contengano rinvii.  

La giustizia civile e penale deve essere rafforzata dalla certezza dei tempi processuali e della pena. Nel settore penale devono essere depenalizzati i reati minori, abolita la prescrizione per i reati più gravi, riviste le pene in funzione della modificata sensibilità sociale. In campo civile l'eliminazione di un grado di giudizio, l'immediata efficacia della sentenza, la riduzione delle formalità ed il sostanziale rafforzamento della macchina della giustizia deve portare rapidamente al dimezzamento dei tempi processuali.

7) Lotta alla corruzione ed alla criminalità organizzata

La piena occupazione e le riforme del sistema legislativo prima e della giustizia poi sono le premesse indispensabili per togliere alla corruzione ed alla criminalità organizzata (due facce della stessa medaglia), il loro fertile terreno di coltura.

La razionalizzazione il potenziamento ed il coordinamento delle forze di sicurezza del Paese devono garantire, con il presidio del territorio, che il cittadino si senta protetto dallo Stato; sempre, comunque e dovunque. Se necessario, l'esercito deve essere utilizzato per garantire la sicurezza dei cittadini, e non più la realizzazione di opere che i cittadini non gradiscono. 

Deve essere rivisto il trattato di Velsen, che istituisce una forza di polizia sopra nazionale che non risponde a quai canoni di trasparenza dell'azione che sono irrinunciabili in uno stato di diritto. 

L'Europa deve rivedere la sua strategia di difesa e di sicurezza, lavorando su un progetto che sappia unificare gli obiettivi, le modalità e le strutture. 


8) Diritti civili

La legge deve tutelare il diritto di cittadinanza delle persone che nascono in Italia, deve tutelare i rapporti di fatto che i cittadini liberamente decidono di instaurare.


Conclusione

Il Parlamento deve essere il luogo privilegiato dove l'azione proposta deve essere valutata, messa a punto speditamente, approvata.

Il Governo avrà il compito di dare esecuzione fedele ed immediata alla volontà espressa dai rappresentanti del popolo.

Questo, è il momento i cui ognuno di noi è chiamato a svolgere le sue personali valutazioni sulle cose da fare. Ad assumersi, singolarmente, insieme al proprio gruppo ed insieme a tutti gli altri rappresentanti eletti, la propria responsabilità di fronte al popolo, alla nazione, alla comunità internazionale. Accettando o rifiutando, in maniera manifesta e vincolante, la richiesta di contribuire fattivamente alla realizzazione di questo ambizioso quanto irrinunciabile progetto di rilancio della nostra comunità nazionale. Per riportare la luce e la giustizia in quella internazionale, come il nostro paese ha più volte mostrato di poter fare nei secoli passati.

Consapevoli del rischio - oggi non marginale - che più volte, nei secoli passati, l'incertezza e la divisione ci ha, tutti insieme, consegnati alla schiavitù allo straniero.

Ad ognuno la sua scelta.



13 commenti:

  1. roberto torelli27 marzo 2013 01:32

    La deduzione delle spese necessarie per il pieno sviluppo della PERSONA UMANA, in rispetto dell'art. 3 Cost., sono la caratterestica della capacità contributiva ( comma 1° art. 53 Cost.).
    Quindi non solo le spese per la sussistenza ma anche quella per la cultura, per l'abitazione, per vestirsi, per ricrearsi.
    Insomma Guido, tutte quelle spese che non rappresentano un lusso ( queste devono essere colpite con una aliquota fiscale maggiore rispetto ai normali consumi- On.le Ruini Ass. Cost. per l'approvazione dell'art. 53).
    Del resto non resta difficile capire che le SPESE DI TUTTI FORMANO I REDDITI DI TUTTI! Una volta certificate tutte le spese abbiamo identificato i redditi globali e complessivi personale da assoggetare ad imposizione dopo la deduzione delle spese citate. Una volta fatte queste operazioni in rispetto alla'rticolo 53 il legislatore ordinario applica la pressione fiscale che ritiene utile per il paese; l'importante è che tale pressione si abbassi con il ridursi della capacità contributiva!
    cari saluti.
    roberto torelli

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    1. hai talmente ragione, Roberto, che modifico la frase attuale : "...detrarre dal reddito le spese sostenute per il sostentamento della famiglia"

      con la seguente:

      " detrarre dal reddito le spese necessarie per il pieno sviluppo della persona umana "

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  2. Concordo totalmente.Ci avrei aggiunto solo un accenno alla necessaria laicità dello Stato, indispensabile in un epoca di multiculturalismo ineluttabile. Nel complesso bel discorso, ispirato, di quelli che fanno ricordare i loro autori per secoli nei libri di storia. Ma forse siamo in pochi a pensarla così

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    1. grazie adb

      peccato che Bersani abbia scelto di non essere ricordato per secoli..

      Concordo sulla necessaria laicità dello stato e sui valori positivi del confronto multi culturale.
      Oggi abbiamo un paradosso : tutto sommato c'è meno "religione" dei decenni precedenti eppure la cosa non è avvenuta in maniera positiva. La religione ma anche i valori etici sono stati sostituiti da più dogmi e sacerdoti e riti di prima... al servizio di "dei" decisamente meno interessanti.. e più interessati.

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  3. Sono d'accordo con l'impostazione ideale del discorso.
    Non mi piacciono, però,
    - l'impostazione verticistica: "noi sappiamo cosa fare, lo vogliamo fare, fidatevi di noi che lo faremo": gli ultimi decenni ci hanno dimostrato che non ci si può fidare di 'loro';
    - la mancanza della determinazione a pretendere la responsabile disponibilità di tutti ad accettare che la perequazione operata dalla 'res publica' non possa andare fino a concedere sistematicamente risorse SENZA NULLA CHIEDERE a chi goda di quelle risorse (esempio: 27000 forestali della Sicilia e 40 miliardi concessi inopinatamente ed annualmente ad aziende -stima Giavazzi-);
    - la mancanza della pretesa di una semplificazione dello Stato (eliminazione delle Regioni ed unificazione delle relative legislazioni) e delle sue articolazioni, nonché di una sua necessaria ed assoluta trasparenza e di una sua apertura ad una democratica partecipazione del popolo-sovrano;
    - la mancanza di una proposta di condivisione e generalizata compartecipazione bidirezionale delle componenti aziendali ai risultati dell'attività delle aziende.
    Fabio Cavalca

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    1. Fabio, ma magari decidessero davvero di farlo.. di dirci che sanno cosa fare e che lo vogliono fare

      Non ne hanno alcuna intenzione, purtroppo... quelli in malafede (pochi) non lo vogliono fare; quelli in buona fede (tanti) non sanno cosa debba essere fatto.

      Sono d'accordissimo con te sui rischi che la consapevolezza della disponibilità di rispose comporta. La storia del paese ci è d'esempio: sprechi, corruzione, dispersione. La responsabilità è un concetto imprescindibile che va recuperato. Non è una cosa che si riesce a fare per legge in poco tempo, ma le proposte di riforme della politica, che vanno nella direzione della trasparenza e del coinvolgimento, dovrebbero favorirla.

      Sulla semplificazione della macchina pubblica bisogna ragionare approfonditamente. Ri accentrare tutto non mi sembra una soluzione adeguata, ma forse non ho capito bene il senso della tua proposta. Sulla necessità di eliminare la burocrazia ed i mille passaggi inutili siamo sicuramente d'accordo, ma io non eliminerei le Regioni. Penso solo che vada ridefinito il disegno delle competenze.

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  4. QUESTO DISCORSO QUANDO è STATO FATTO DA BERSANI? SUL WEB NON SI DICE

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    1. Stefano Sessa, non è mai stato fatto, purtroppo... altrimenti non ci saremmo trovati con un governo come quello di oggi

      L'articolo voleva essere una provocazione lanciata agli amici del PD, ma non è stata assolutamente raccolta. E' incredibile come nel PD non si riesca a ottenere una critica al sistema finanziario neppure a tirargliela con le tenaglie.. Rifiutano di vedere.

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  5. Mi sembrava strano che Bersani potesse dire qualcosa del genere, cioè la verità! Grazie

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  6. Occorre stare molto attenti e studiare molto.
    Non trovo il riferimento che fai alla “teoria dell'utilità marginale” particolarmente coerente con i tuoi apparenti intenti né corretto.
    Il cd “marginalismo” è una delle peggiori trappole architettate nella storia economica da cui guardarsi con particolare attenzione. E il fatto che sia dominante non ne garantisce la giustezza, semmai ne conferma la pericolosità.
    Riferirsi all'utilità, cioè al grado di soddisfazione soggettiva, è, a mio avviso, fuorviante. È un concetto superato, troppo legato ad una razionalità “positivistica” che non ha alcuna possibilità di costruzione di una soluzione positiva dei rapporti sociali.
    1. Tanto per cominciare alla sua base non c'è un'idea di cittadinanza – cioè di socialità: totalizzante nel fondare l'identità dei rapporti sociali è l'idea di “appagamento del desiderio del consumatore”. Sic!
    2. Il calcolo matematico (infinitesimale), coerentemente, sia dal punto di vista storico che logico, è lo strumento metodologico che permette la definizione di “utilità marginale”: fortunatamente la variabile umana non è “astrattabile”.
    3. La sua finalità è ugualmente – pericolosamente – astratta: l'efficienza, che ovviamente è vista con l'ottica dell'ottimizzazione dei desideri “collettivi” dei consumatori (ex esseri umani)
    4. volendo infine provare - pur avendone già criticate le idee fondanti - ad entrare nel merito della “teorizzazione economica” osserviamo che essa centra – e tutta la microeconomia non può fare altrimenti – la sua prassi di efficientamento su quell'abuso mentale che è il concetto di “concorrenza perfetta”.
    Sostengo invece che occorre cominciare ad essere quanto mai LAICI ( mi conforta aver letto che l'aspetto ti sta a cuore ) : quindi basta madonnine!
    In questo senso – pragmaticamente e con un certo cinismo – e in risposta agli aspetti precedentemente individuati afferrerei un altro concetto, che pure deriva dalle speculazioni marginaliste, per rovesciarlo contro questi sciacalli.
    Il costo di opportunità ( opportunity cost ): concetto quanto mai spendibile in un contesto dominato dalla scarsità e dalla necessarietà delle scelte. Cioè l'idea di valutare la rinuncia alle alternative quando si opera una scelta. Ma esso va applicato non solo agli imprenditori come presuppongono i monetaristi ma a tutti gli esseri umani. E in primis a ciò che è più peculiarmente umano e comune: il tempo.
    La definizione di umano si realizza non in quanto tempo (passato a lavorare e poi ad acquistare) consacrato al consumo, quanto piuttosto a realizzare le reali esigenze sociali e individuali di ognuno. In base ad esse va concordato ogni patto sociale (e la remunerazione e la base monetaria) [fuori il punto 1.].
    Le astrazioni quali lo stesso concetto di infinito non sono più tollerabili nelle scienze sociali (e assistiamo a come stanno tramontando anche presso quelle naturali): non c'è una crescita infinita, non ci sono risorse infinite, non è vero che si può ragionare su un'idea di “elasticità infinita del rapporto tra domanda e offerta“ o anche del prezzo. Non è vero che l'utilità è infinitamente decrescente (asintotica): l'ennesimo culo in televisione ammazza la vita sessuale, così come l'ennesima playstation regalata al proprio figlio, non lo rende un novello Leonardo, piuttosto rischia di renderlo un povero disadattato [fuori il punto 2.]. ..................segue

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  7. ............seguito

    Se si esce dalla trappola che alla basa dei rapporti sociali ci deve essere obbligatoriamente la moneta-valore-della-trasformazione-della-materia, sostituendola con la necessarietà della valorizzazione del tempo dedicato alla esigenze umane – quelle reali, non quelle collegate al consumo di prodotti – il PIL (interno inteso come interiore → valore-della-trasformazione-della-energia-umana) – le collettività devono spingersi ad incrementare il patrimonio umano, le sue realizzazioni, per divenire più ricche. Storicamente, specie in Italia, non era proprio così? Nessuno si è mai preso la briga di valutare il valore aggiunto maturato nei secoli a quei mattoni che costituiscono il palazzo del Te a Mantova o Castel del Monte, in barba all'impresa edile o al valore fondiario dei terreni su cui sorgono? O l'efficienza deve continuare ad essere intesa secondo il dictat del produttore (perché, poi, il suo lavoro è l'unico che è fuori dal “mercato” è argomento a parte) [fuori il punto 3.].
    Da svelare infine la truffa dell'inesistente concorrenza perfetta [punto 4.]. Altro concetto “religioso”: non c'è elasticità infinita dell'offerta – come si vede si incentiva la creazione di monopoli o oligopoli, che come si sa “creano” l'equilibrio a vantaggio del prezzo e a scapito del costo ovvero dei lavoratori – mentre l'elasticità infinita della domanda la si ottiene solo – solo – attraverso la massificazione delle differenze e l'azzeramento – e ritorno così sul punto sopraddetto – delle esigenze umane in favore dell'essere “utilizzatori finali”.

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  8. Avesse fatto un discorso del genere, forse, avremmo ancora oggi un governo PD-M5S..... e ci saremmo risparmiati Renzi..... 3 o 4 anni buttati.
    "chi avesse....., chi fusse....., l'e' el dit di cojon"

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    1. ragionare in ipotesi non è necessariamente ... " di cojon"

      sarebbe utile, per esempio, alle persone che si sono fidate di Bersani, allora, riflettendo che lui, allora, tutte queste cose, non poteva non saperle ..

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