ISTRUZIONI PER L'USO

IL TALLONE D'ACHILLE è pensato per scrivere libri, direttamente su questo blog. Qui comincia l'Eredità di Michele, l'ultimo scritto. Il precedente è stato interrotto, si vede che doveva maturare. Qui trovate IL primo LIBRO, col suo indice ed i post che lo compongono.
I "libri" raccolgono commenti, critiche e suggerimenti di chiunque voglia partecipare con spirito costruttivo. Continuano un percorso iniziato con le Note scritte su Facebook , i cui contenuti sono ora maturati ed elaborati in una visione d'insieme, arricchiti da molti anni di esperienze diverse e confronti con persone diverse.

I Post seguono quindi un percorso logico che è bene conoscere, se si vuole ripercorrere il "discorso" complessivo. Naturalmente è possibile leggere singoli argomenti ai quali si è interessati. Argomenti spot - che spesso possono nascere dall'esigenza di commentare una notizia - saranno trattati in pagine dedicate.

Buona partecipazione!


martedì 12 dicembre 2017

Lettera aperta a Paolo Maddalena, Mauro Scardovelli, Marco Guzzi, Giuliana Mieli

Ho dei dubbi che condivido con Voi, che siete miei maestri.

Premetto, per essere sicuro di non averVi frainteso, una descrizione estremamente sintetica di quello che ho capito dei Vostri messaggi, che vedo risuonare ampiamente nel sentimento popolare.

Le istituzioni pubbliche sono occupate da persone che non ci rappresentano.  Più o meno consapevolmente, queste persone scrivono leggi che favoriscono la concentrazione della ricchezza nel mondo, e la demolizione delle Stato sociale a favore di Istituzioni lontane e non democratiche.

L’insegnamento ufficiale ci spinge a guardarci con sospetto, e difenderci gli uni dagli altri.

Crescono nel paese coscienze che, pur imperfette, avvertono forte il bisogno di reagire, sul piano della consapevolezza ed anche sul piano politico ed  elettorale. Tre macigni
ostacolano l’unione e l’efficacia dell’azione:

1) spirito di competizione e individualismo, radicati nell’inconscio collettivo a diffondere dolore e difficoltà ad ascoltarsi;

2) frammentazione specialistica delle conoscenze sociali e naturali, che rende difficile condividere obiettivi e strategie;

3) regole sociali che rendono arduo l’accesso alle Istituzioni a interpreti genuini della volontà popolare.

In questo scenario, insorgere è un dovere morale di ogni membro del popolo.

Dove il concetto di “insorgere”, chiaramente radicato nella non violenza, viene declinato in azioni precise :

- studiare e praticare ciò che si apprende, per capire cosa e come sia potuto succedere. Dentro ognuno di noi, che non sappiamo come siamo fatti; ma anche fuori di noi, nei rapporti sociali che non capiamo più. Il fine: costruire una cultura umanistica nuova, vera ed unitaria, che ci metta in grado di dominare gli impulsi dell’ego, quello singolo e quello collettivo, rispettando il nostro comune e immenso bisogno fisico di affetto e solidarietà, nonché la nostra aspirazione irrinunciabile alla libertà ed alla creatività;

- contemporaneamente, iniziare a concepire soluzioni organizzative nuove ed efficaci, nel complesso contesto di rapporti mondiali, che risuonino con l’anima di ogni individuo e dei popoli e favoriscano processi di liberazione;

- creare gruppi conviviali di studio, per non essere soli e iniziare nel quotidiano a costruire relazioni umane più amorevoli e solidali;

- avere pazienza, e mettersi con buona volontà al servizio di questo compito di diffusione della consapevolezza, necessariamente lento, ma pregiudiziale, che evolverà;

- costruire reti di “resilienza” nei territori, attraverso “buone pratiche” di attuazione della Costituzione negli Enti locali;    

- sostenere azioni giudiziarie contro le violazioni più evidenti dello spirito e della lettera della Costituzione;

- selezionare un gruppo di “esperti”, riconosciuti, capaci di dialogo, che sia di guida e garanzia in questo processo.



Se ho dunque interpretato bene il Vostro pensiero, così come qui sintetizzato, confermo di condividerlo ampiamente nello spirito, nei tempi, e nei modi. Cose assolutamente da fare! 

Per questo ho aderito con entusiasmo ai percorsi di Attuare la Costituzione, di Aleph e di Darsi Pace, e collaboro con i gruppi di Insurrezione sui territori. Con il corpo e con lo spirito, purtroppo miseri entrambi, quindi, anche facendo errori.

Detto questo, Vi esprimo i dubbi che restano, collegati ad un certo linguaggio ma, soprattutto, alle cose
non indicate, fra quelle da fare. Dubbi che, vi giuro, mi assillano e mi tormentano e se non riuscissi ad abbracciare così tante persone, in questi giorni, proprio grazie a questi gruppi, e a sentire la loro anima vibrare, sarei davvero già perso! 

Dubbi che, fino ad oggi, ho tenuto accuratamente dentro di me, forse  sbagliando. Mi ero riproposto di esprimerli nel corso dell’assemblea di Attuare la Costituzione, ma non ci sono riuscito. Non con la chiarezza necessaria.

Questi dubbi che, temo, non siano solo miei, ruotano attorno a due concetti.

1) E' chiaro a tutti che non dobbiamo insorgere contro le Istituzioni, che l’obiettivo corretto è quello di ricondurre le Istituzioni ad unità con il popolo?

Facciamo abbastanza per garantire la fiducia nelle Istituzioni, distinguendo le persone che le occupano indegnamente ed in maniera sostanzialmente illegittima, dalle Istituzioni stesse?

La Repubblica, è fatta di solo Popolo, o di Popolo
e di Istituzioni? 

Le elezioni politiche le riteniamo comunque inutili? 

Nei confronti dei tentativi più o meno generosi che provano a portare nel Parlamento una rappresentanza più ampia e differenziata dell’attuale, come ci poniamo? Pigliamo le distanze; ignoriamo; oppure diamo umilmente una mano?

Ci sentiamo migliori di altri?

Possiamo essere, migliori di altri? 

Oppure l’unico paragone utile è fra quello che noi scegliamo di essere, con il nostro pensiero, le nostre parole e l’azione, e quello che potremmo essere, trovando il coraggio di altre scelte, che ci mettano in gioco, con la dovuta umiltà, in nome di un desiderio di unione che è nei nostri pensieri, è nelle nostre parole ma, ancora, non troviamo il modo di portarlo nelle nostre azioni?

E’ davvero l’unico percorso possibile, quello dell’insurrezione descritta, che è necessariamente lento e, in qualche modo, elitario? Per ora, si esaurisce qui?

Oppure esiste,
parallela e non in conflitto, anche una via più semplice, immediata, istituzionale, che il cuore del popolo può intuire con una immediatezza e spontaneità che non sappiamo immaginare, e che può coinvolgere da subito tutti, che ce n’è in giro un grande, immenso bisogno, ma proprio per tutti, di sentirsi coinvolti in un processo giusto, ma anche efficace? 

Il secondo concetto, è forse ancora più dilaniante

2) Come si conciliano i tempi della diffusione della consapevolezza con quelli, in forte accelerazione e di segno contrario, collegati alla trappola del debito?

Le proposte di integrazione degli eserciti, delle forze di polizia e dei “servizi” di sicurezza europei, che con la scusa della minaccia di una inesistente invasione barbarica, già da tempo sono sul tavolo della Commissione, chiaramente descritti nei documenti ufficiali (li abbiamo letti? Li abbiamo capiti?). Mi domando: saranno usati per toglierci al più presto perfino il diritto di parlare, di riunirci e di studiare? Non sono forse il complemento indispensabile per garantire l’applicazione della normativa sulle fake news? Il cui obiettivo è sin troppo evidente?

Noi ci illudiamo di conservare ancora il diritto di parola e di riunione, ma è possibile che siano tollerati, finora, solo perché poco efficaci. Oggi parliamo, e poco cambia. Ma qualcosa comincia a cambiare.

Nel momento in cui diventerà chiaro che ciò che intendiamo fare è “efficace”, produce effetti, e mina alle radici il potere costituito,
pensiamo davvero che ci verrà lasciata l’illusione della libertà, o non scatteranno piuttosto contromisure (che sono già pianificate)?

Ancora : siamo sicuri di aver chiaramente compreso i meccanismi innescati sul piano istituzionale
e, soprattutto, i loro tempi?

Tutto è pronto.


Il rapporto fra la fine del quantitative easing, che è possibile in qualsiasi momento; l’esplosione conseguente dello spread, che si porta appresso la immediata ingestibilità del debito pubblico e la totale ricattabilità delle politiche nazionali; le procedure di bail in, predisposte per usare il risparmio degli italiani per coprire i buchi delle banche internazionali; la fine del mandato di Draghi, che rende possibile il primo scenario ed offre un accattivante esecutore interno ai piani del potere; il possibile arrivo della Troika o, molto, molto peggio, del nuovo Meccanismo Europeo di Stabilità, appena reso più efficiente allo scopo di una rapida spoliazione delle ricchezze del popolo italiano.

Ci è sufficientemente chiaro che tutto questo meccanismo è pronto e può scattare da un momento all’altro?  

Basta premere un grilletto!

Per altro verso, che
solo apparentemente è opposto, non lo vediamo come un rischio grave, che mina alla radice questa diffusa e sacrosanta voglia di insorgere, lo scenario già pronto degli Eurobond, del “reddito di cittadinanza” e di altre misure che solo apparentemente sono “distensive”, e invece confondono i soldi con la vera ricchezza?  Soluzioni che, mentre indirizzano verso una falsa solidarietà, false soluzioni, saranno barattate in cambio del lasciapassare al progetto di Stati Uniti d’Europa, che può risuonare accattivante nelle menti confuse, quando è così evidente che, in queste condizioni, verrebbero costruiti su misura esatta e precostituita degli interessi del grande capitale sopra nazionale, con Istituzioni politiche rese ancora e irrimediabilmente più lontane dal popolo?

Riporto una frase per tutte, e forse non è la più preoccupante, estratta da quei documenti ufficiali che pianificano la nuova Europa; dal libro bianco della Commissione sul futuro dell’Unione, pubblicato il 1 marzo di quest’anno:

"gli europei che desidereranno reclamare contro una proposta relativa a un progetto di turbina eolica finanziato dall'UE nella loro zona faticheranno a mettersi in contatto con l'autorità responsabile poiché saranno indirizzati alle competenti autorità europee."

Lo vediamo il rischio che, mentre noi studiamo, il popolo impreparato,
se non ha almeno una speranza e se perde completamente la fiducia nelle Istituzioni, possa perdere anche la pazienza e diventare facile preda dell’avventuriero di turno?

L’insurrezione è in bilico: fra la non violenza, per noi punto fermo, e la follia collettiva, che altri possono auspicare, perfino fomentare e cavalcare.

Vi prego, rassicuratemi, fatemi capire che è solo paranoia. Non desidererei  altro.

Ma se non abbiamo risposte
rassicuranti e convincenti, non teoriche e ipotetiche, ma certe e radicate nella realtà, che facciano stare tranquilli almeno Voi, che vedete di sicuro più lontano di me, allora diventa nostro dovere morale, nostra responsabilità imprescindibile, almeno provarci.

Metterci tutti, umilmente, a disposizione di quanti ci provano, almeno ci provano, contro il tempo e perfino contro la “ragionevolezza”, ad infilarci almeno un piede, per improbabile e traballante che sia, dentro le Istituzioni, di traverso a quella porta che sta per chiudersi. 

Avverto una responsabilità che intendo condividere.

Possiamo accontentarci dei ricorsi giudiziari, ma, mi domando: sono
efficaci?

Non le farà nuovamente e comunque il Parlamento, le leggi che vogliamo cancellare? Chi ci sarà, nel Parlamento?

Nei Comuni possiamo fare tanto, ma con una legge elettorale che, mentre garantisce la governabilità impedisce di fatto il dialogo democratico, riusciremo a sfamare gli affamati?

Perché mentre noi ragioniamo, e studiamo, che è cosa buona e giusta, volta al bene comune, non possiamo ignorare che il fardello, quello materiale, poggia e poggerà sempre di più sulle spalle di chi lo studio non può neppure permetterselo, intento com’è a cercare di sopravvivere, in un mondo che lo ignora e si organizza per sfruttarlo di più, o semplicemente, eliminarlo.

Ed è nostro fratello. E’ nostra sorella.

Un ultimo pensiero. Ci diciamo: portiamo pazienza, non usiamo facebook e questi canali mediatici, che non sono stati pensati per approfondire.

E mi domando: è questo, il momento di approfondire? E’ ora?

Oppure, pensando al messaggio che Giuliana ci ha regalato in maniera così potente, non dobbiamo piuttosto,
per prima cosa, smettere di usare la testa e la voglia di esplorare, e concederci piuttosto il diritto di riconoscerci e di abbracciarci, tutti, senza pregiudizi e senza diffidenze, smettendo di giudicarci e separarci, con generosità ed apertura totale, buttando il cuore oltre gli ostacoli, che ci sembrano insuperabili solo perché siamo così fragili, così soli, così lontani, e lo desideriamo invece con tutto il cuore e tutta l’anima di unirci, per il bene comune? 

Se, tanto per fare una ipotesi, Mauro Scardovelli e Marco Guzzi sedessero nel Parlamento, Giuliana Mieli al Ministero della Salute, e Paolo Maddalena alla Presidenza della Repubblica, non ne risulterebbe forse favorito, in maniera potente e irresistibile, l’intero processo di insurrezione anelato?

Possiamo fare qualcosa, con il cuore, in questa direzione, già oggi? 

martedì 28 novembre 2017

STATI UNITI D'EUROPA ?

Quando REPORT, programma "mainstream" che va in onda in prima serata su una TV nazionale (Rai3) rigidamente controllata dal Governo, ti parla così male dell'Unione Europea, ti devi domandare cosa sta succedendo. 
Ascolto incredulo il servizio (evento assai raro!), e sento confermare con naturalezza e nonchalance le critiche aspre e motivate che ho sempre avanzato (e non da solo!) sulle politiche europee. 
Non stento però a ricordare che fino a ieri Report, la TV di stato e di certo anche il Governo, hanno sempre difeso proprio quelle scelte politiche! In realtà, bisogna ammetterlo, hanno iniziato da qualche tempo recente a criticarle un pochino, ma su aspetti del tutto marginali. In pratica, le hanno avallate in nome di una indiscutibile unità europea. Unità che, attenzione, è basata, in maniera insanabilmente contraddittoria, sulla "forte competizione" di tutti contro tutti. Nonché sulla tutela da fare "a prescindere" sul valore della moneta, che non solo non ha un suo valore intrinseco, ma se insisti a volerglielo attribuire con la forza della deflazione, come fanno le politiche europee, la moneta tira fuori la sua capacità di distruggere l'occupazione, la pace sociale e l'intero tessuto economico.
Sento parlare di una Germania che appare ingenerosa,  sostanzialmente ottusa e prepotente, che vuole imporre i suoi interessi a suon di ricatti sul debito, minacciando l'uso del meccanismo europeo di stabilità, invece di decidersi ad aiutare chi è rimasto indietro, e non credo alle mie orecchie. Verifico se sono sintonizzato sul canale giusto. Si, è proprio Rai 3!
Ed ecco svelato il mistero. Tutta quella “verità ufficiale” che ci siamo dovuti ingoiare per lunghissimi anni, sdoganata dalla rappresentazione mediatica, viene ora cancellata e rinnegata con un... con una nuova illusione.
Guarda, guarda come la mente umana si lascia trasportare e, accecata dalle "Sirene", non vede la trave nell'occhio. Una grossa trave infilata nell'occhio di quello che ci sta davanti, mentre noi, trasognati, gli stiamo chiedendo: "ciao! come sta tua moglie"?
Gli Stati Uniti d'Europa!! Tu pensa : il "sogno americano", a portata di mano. Così, su due piedi. Yes, we can! 
Allora. Proviamo a metterci i tappi nelle orecchie e iniziamo a silenziarle queste "sirene" (ma facciamolo bene, respirando profondamente per un bel po' di minuti, concentrati sul presente e sulla nostra capacità di ascolto e raziocinio).
Ora confrontiamo l'idea degli Stati Uniti d'Europa (o, per meglio dire, degli USE, United States of Europe, perché di certo parleremmo inglese) con lo stato attuale della consapevolezza dei popoli europei.
Oppure, ma molto attentamente, con lo "stato d'animo" con il quale ci stiamo guardando l'un l'altro, noi popoli europei. Domandiamoci: vediamo amore e desiderio di collaborazione, oppure sospetto, rancore, pregiudizio, invidia, voglia di impartire lezioni (e impossessarsi dei beni altrui), così come la stessa trasmissione ha correttamente ed efficacemente evidenziato? 
Ci rendiamo conto che le popolazioni non sanno nulla di nulla in ambiti del sapere fondamentali per la buona costruzione di una comunità equilibrata? Che sanno di diritto, di storia, di politica, di economia, di finanza, di moneta, di psicologia sociale, di retorica, di programmazione neuro linguistica! Per non parlare di quelle materie che per natura spingono verso la pace e l'unione, come la filosofia, la fisica quantistica e la mistica, che oggi sono volgarmente relegate a materie marginali, inutili e persino risibili, in quanto non utili e improduttive, oppure talmente complesse e scomode da rimanere comunque ai margini della conoscenza diffusa! Queste materie non si insegnano nei Licei, se non molto, molto superficialmente, che sono poi i luoghi deputati alla selezione ed alla formazione delle classi dirigenti.
Bada bene, qui non parliamo del popolino ignorante. L'ignoranza dilaga nelle classi elevate e "colte", quelle, per dire, che vanno a teatro, vittime come sono di una specializzazione professionale pericolosissima, che li obbliga a rimanere ignoranti proprio su quegli ambiti del sapere umano che sono necessari a prendere decisioni che riguardano la vita di tutti. 
Basta guardare il livello culturale dei politici, per farsene un'idea. O dei personaggi VIP che ci propone il Jet Set e il Grande Fratello. A loro abbiamo messo in mano il mondo! Guidano le scelte, quelle politiche e quelle di costume. Ci rappresentano. Non rappresentano magari i nostri interessi: è abbastanza evidente che rappresentano quelli di altri. Ma rappresentano di certo il nostro livello culturale medio.
Ora, procediamo con una immagine.
Ci troviamo con una classe normalmente irrequieta e molto numerosa di bambini che sono piccoli e non bene educati. Per un caso fortuito, sono rimasti nella piccola aula scolastica per più di un'ora senza un controllo adulto efficace. La classe, naturalmente, si è "scatenata". Urla, pianti, ripicche, spintoni, insulti, furberie e meschinità d'ogni genere ci saltano agli occhi. Cosa facciamo, per gestire la situazione?
Li portiamo in una grande aula magna dove ci sono altri bambini, fra cui alcuni che sembrano più grandicelli e si sono già mostrati un po' bulli con i più piccolini, in diverse altre occasioni. Quindi diciamo loro: "ora, fate la pace, state buoni e iniziate a organizzarvi". Dopodiché chiudiamo la porta e ce ne andiamo, lasciandoli tutti in balia di se stessi.
Davvero questo, faremmo, in una situazione del genere? 
Pensiamo davvero che fare gli Stati Uniti d'Europa, nel contesto attuale, sia qualcosa di sostanzialmente diverso dall’immagine proposta? Prova a far mente locale.
Le Istituzioni politiche sono un cosa seria, perché sono i luoghi dove si decidono i destini di milioni e miliardi di persone. Quelli presenti, e quelli al di la da venire. Non si possono inventare così, tanto perché l'idea ci "stuzzica". Abbiamo il dovere morale di capire, in profondità. Di valutare i rischi e le conseguenze.
La capacità di confronto democratico, volto alla ricerca di un bene comune che riesca a conciliare interessi anche molto diversi, in un mondo che è diventato troppo velocemente troppo complesso, non è che la puoi inventare da un giorno all'altro. La devi costruire con pazienza, impegno e perseveranza. Ci vogliono decenni, o secoli. ma noi abbiamo fretta di fare, prima ancora di aver capito bene COSA, fare; COME, farlo.
Senza confronto democratico, mentre qualcuno si illude o addirittura spera di poter essere finalmente governato da qualche superman dalle idee chiare, si finisce SEMPRE con la guerra, la repressione, e i genocidi. La storia è chiarissima, a riguardo, senza eccezione alcuna. Senza alcuna eccezione! 
Le istituzioni politiche hanno un senso se rappresentano e interpretano fedelmente UNITA' di pensiero, di lingua, di storia, e di cultura di una comunità. Funzionano se sono a portata di mano, realmente accessibili a quella comunità, che è già unita. Ma questa unità e capacità di sentirsi comunità la puoi trovare oggi, ad un livello di sufficienza appena ragionevole, solo se ti accontenti del paesello di poche migliaia di anime. Prendi già una città, e guardati onestamente intorno: non esiste il bene comune. Ma neppure lontanamente. E se alzi lo sguardo a livelli via via più estesi, (provincia, regione, stato) le cose possono solo peggiorare. 
Pochi, pochissimi, se la passano esageratamente bene, e per tutti gli altri è dramma, per troppi tragedia. Non esiste comunità. Non esiste il senso della comunità e tanto meno della solidarietà.
Non è che si ingoia una pillola e quello arriva, il senso della solidarietà. Neppure se prendi dei bambini scatenati e li chiudi in una stanza: si faranno piuttosto del male. Matematico, Meccanico. Certo come la morte. Tu prendi stanze più grandi, istituzioni più grandi, oggettivamente più complesse da gestire e.. mi spieghi in base a quale alchimia le stesse persone che non sanno gestire un città, messe a gestire un continente abitato da bambini piccoli e male educati dovrebbero diventare immediatamente più capaci? Perché siamo così ingenui?
Oggi, i popoli europei sono drammaticamente e visibilmente divisi, diversi, avversi e lontani. Molto lontani. Si guardano con sospetto, e cercano ancora di sopraffarsi l'un l'altro.
Non lasciamoci ingannare dalla assenza delle armi, perché le leggi sono più potenti e vigliacche delle armi, se usate per consentire ai forti di sopraffare i deboli. Ed è esattamente quello che accade sotto i nostri occhi. Leggi complesse, trattati illeggibili, utilizzati per consentire soprusi.
Se poi la vogliamo dire tutta, le armi ci sono, eccome. Guardatevi intorno, girando per le strade delle grandi città. Soldati che imbracciano il mitra ad ogni angolo. Chi sono? Ci difendono o ci controllano? Mica c'erano, vent'anni fa!
Mi dice un testimone oculare che in Corea del Nord, che nel nostro immaginario collettivo è l'asse armata del male, le persone girano libere e non ci sono militari per le strade, se non eccezionalmente. In Europa sì, e non è un caso. Come non è un caso che il processo di unificazione verso gli Stati Uniti d'Europa preveda, come prossimi passi, proprio l'unificazione degli eserciti e delle forze dell'ordine. Ne trovi conferma nel Libro Bianco della Commissione Europea di qualche mese fa.
E sai perché verrà probabilmente e sciaguratamente approvata questa idea? Perché le persone, in giro per il continente, stanno iniziando a subire e ad ingigantire il processo paranoico di individuazione del "nemico esterno". Quello che favorisce le unioni anche quando non esistono. Chi è, il nemico? Ma il “feroce Saladino”, naturalmente.  Processo di individuazione che inizia lento e impercettibile, che non ci fai tanto caso. Dai per scontato che non può diventare una cosa seria finché, un giorno, non ti scappa di mano, così: da un momento all'altro. Anche qui, la Storia, che l'abbiamo vissuta a fare, se non ne traiamo mai le lezioni giuste?
C'è chi semina consapevolmente odio, a fianco di masse inconsapevoli che si limitano a risuonare in quell’odio; alimentato dalla paura, alimentata da false informazioni.
L’obiettivo di chi semina odio non è la guerra. Bada bene. Lui si accontenta di favorire l'unione dei popoli europei. Se poi la paranoia collettiva si fa strada e ci scappa anche una guerra .. beh, sai, gli "effetti collaterali", quelli indesiderati.
Ingabbiare a forza dentro una qualsiasi gabbia questi popoli, oggi, in queste condizioni, non potrà far altro che esacerbare le frizioni ed i contrasti. Già esistenti ed evidenti. Non cambia se lo facciamo appena domani. Osservo come quando si "lanciano" certe idee si guarda un pochino lontano, per consentire a tutti di assaporare l'idea e di prenderci gusto un po' per volta.
Come topi che affollano troppo numerosi un luogo angusto, finiremmo per scannarci e sbranarci l'un l'altro!
Che ne sappiamo, noi popolo bambino e ignorante, di come si gestisce la cosa pubblica. A livelli così lontani, poi. Già abbiamo disimparato a controllare il Parlamento nostrano, frastornati come siamo dalla manipolazione delle informazioni e del consenso. Talmente confusi da aver  già sacrificato l'importanza del dialogo democratico sull'altare della governabilità. 
Guarda: non è un caso che veniamo puntiti, e che quella governabilità, una volta che l'abbiamo concessa alle persone sbagliate, sia stata usata, di fatto, per "cedere le leve di governo dell'economia" direttamente ai mercati finanziari (che è follia pura) e, ancora peggio, per fare leggi elettorali contrarie alla Costituzione, sempre a botte di maggioranza, che sottraggono al popolo la sua sovranità, negandogli il sacro diritto di scegliersi i propri rappresentanti.
Se creiamo oggi Istituzioni ancora più grandi e lontane, avremo creato il presupposto per continuare a consentire alle grandi organizzazioni sopra nazionali - che già governano il mondo - di continuare a tutelare i loro esclusivi interessi, volti chiaramente alla concentrazione della ricchezza (e del potere) e distruggere quel po' che resta dello stato sociale. Lo potranno fare con strumenti ancora più potenti. Esattamente come fanno negli USA.
In cambio di che? Di un piatto di lenticchie!
Aprite bene le orecchie. Quante volte avete sentito menzionare i "mille miliardi" di investimenti, l'altra sera. Soavemente offerti all'immaginario collettivo neppure da una autorità politica, ma da una semplice trasmissione televisiva, evidentemente tendenziosa. Come suonano bene, alle nostre orecchie, mille miliardi. Chi di voi non ha pensato: "quante cose si possono fare, quanto nuovo lavoro, quanti investimenti, quante aziende salvate. Era ora!"
Facciamo mente locale. Non è stato detto: “mille miliardi da spendere in ogni stato” e nell’Europa “unita” ci sono 25  stati, per ora. Non è stato detto: “da spendere in un anno”, e pochi sanno che il bilancio europeo è di sette anni, non uno.
Questi sono i modi adatti ad incantare il pubblico. Ad accompagnarlo, un po' inebriato, verso l'imbambolato accarezzamento di un sogno: il sogno europeo. Poi apri gli occhi, e ti trovi i gendarmi stranieri a impedire che tu difenda la tua terra, la tua casa, i tuoi aeroporti, come è già successo in Grecia.
Mille miliardi sono più o meno la dimensione del bilancio settennale dell'Unione Europea. Che già esiste. Sono ancora, più o meno, la cifra che la BCE ha già speso e spende ogni anno per le sole operazioni straordinarie di quantitative easing, a favore delle banche private. Nulla di nuovo, dunque, sotto il sole europeo.

Comunque sì, dai, sto scherzando. Qualcosa di concreto ci verrà offerto, in cambio del sogno. Tipo: reddito di cittadinanza; Eurobond; investimenti pubblici nelle grandi opere. Poco importa se la persona umana aspira al riconoscimento della sua dignità e desidera dare il suo contributo al progresso sociale, non vuole la carità. Poco importa se pochi capiscono le trappole nascoste nella rigidità degli eurobond. Nulla importa che i popoli non le gradiscono le grandi opere, quando i piccoli bisogni essenziali di tutti non sono ancora soddisfatti.
Lenticchie, appunto, di cui alcune indigeste.
Domandiamoci, allora: in nome di cosa, rischiamo di rinunciare, forse per sempre, l'idea di difendere il nostro diritto/dovere di costruire, finalmente in maniera completa, almeno quello Stato sociale che la Costituzione italiana ha disegnato così mirabilmente, e che nessuna forza politica è riuscita ancora ad attuare, se non in parte minima e durata così poco, sopraffatta dal peso di interessi sopra nazionali, così avversi a quel nostro progetto.
Abbiamo un conto in sospeso con la Storia, noi Italiani. Ed una responsabilità nei confronti dell'umanità.
Perché uno Stato sociale come quello disegnato nella Costituzione, se realizzato, è infinitamente più adatto e capace di gestire con responsabilità e autorevolezza i necessari rapporti internazionali. Allora sì, basati sulla collaborazione e non sulla competizione, sulla solidarietà, e non sullo sfruttamento, sulla pace reale e non sulla guerra, mascherata o meno che sia.
Pensiamoci bene, prima di "rimuoverlo" definitivamente.  

venerdì 17 novembre 2017

PADOAN, I MERCATI E I CETRIOLI - Ci riguardano?

In questo articolo del Sole 24 ORE il buon Ministro dell'Economia Padoan cerca di rassicurarci. Le cose vanno bene! 

Tralasciamo tutto il resto per concentrarci solo su questo aspetto: 

Cosa è il "mercato secondario" dei crediti "non performing" di cui ci parla con tono rassicurante e quasi trionfalistico (miglioramento del 25% !) ?

" Che ce frega ! "  pensa l'italiano medio 😇 occupato a parlar male dei politici e degli allenatori. 

Ci dovrebbe interessare, invece, perché in queste faccende gira sempre il cetriolo che, come noto, tende a finire in posti poco luminosi. Noi abbiamo una capacità enorme di ignorare le cose importanti (come, magari i problemi creati dalla brutta storia dei mutui subprime, che stiamo pagando tutti noi, senza rendercene conto), e anche quando le capiamo (per intuizione o altro) ce ne dimentichiamo con una rapidità eccezionale. Magari è un bene: si vive più rilassati. Ma anche più "esposti".

Così come le colpe dei padri ricadono sui figli, le colpe della banche, da noi italiani, ricadono sempre sul popolo ignaro. Ingiustamente, ma sistematicamente, con l'aiuto del Governo ed i suggerimenti degli "esperti". 

Vediamo come, in questo caso di grande rilievo.

Cosa sono i Non Performing Loans (NPL)? Sono crediti che le banche avanzano nei confronti di quei clienti che, al momento, non stanno rispettando gli impegni di restituzione. In parole povere: debiti che il debitore non è in grado di rispettare. 

Logica vorrebbe che, se hai prestato soldi ad uno che non te li restituisce, appena te ne accorgi registri una perdita, ti fai un bell'esame di coscienza per capire come è potuto succedere, e pensi magari al futuro, per non ripetere l'errore.

Logica vorrebbe che - nel momento in cui ti accorgi che un credito non verrà rimborsato, te ne rendi conto, lo sai e non puoi più nasconderlo - lo scrivi chiaro e tondo in bilancio, e lo fai sapere al mondo intero. Invece, molto ipocritamente, la contabilità si arrampica sugli specchi, e inizia a classificare con nomi fantasiosi diverse gradazioni di evidenza che finiscono per nascondere buona parte del problema. Perché?

Perché il sistema segue un logica completamente diversa, tutta sua e molto evidente. Se dovessero davvero finire nel conto economico tutte le perdite su crediti oggettivamente "stimate", il sistema finanziario rischierebbe di fallire. (su questo aspetto ci dobbiamo tornare successivamente: merita davvero un approfondimento).   

Le regole che disciplinano il sistema finanziario internazionale sono scritte "in casa" da organismi finanziari privati e sopra nazionali, che poi riescono a farle "validare" dalla politica, partendo da Istituzioni sopra nazionali più legate alla finanza che alla politica, come le banche centrali, per essere poi sostenute dalla Commissione Europea e finiscono per queste strade ad essere recepite nelle regolamentazioni di tutti i paesi. 

Non ci stupiamo che venga lasciata aperta la possibilità di liberarsi del problema in altri modi. 

Per esempio: scaricando le perdite altrove, in nome di un presunto "interesse pubblico" a salvare le banche; interesse che è dato per scontato e non è mai dibattuto né sul piano politico e neppure sul piano tecnico (perché ben altre soluzioni sarebbero possibili, ma le vedremo altrove). Di fatto, si finisce in una logica al servizio di un interesse molto privato. Manifestamente molto privato, visto che l'intero sistema finanziario è sostanzialmente privato e sottratto al controllo politico. Ma non divaghiamo. 

Per scaricare la perdita su qualcun altro, si da vita ad un mercato secondario dei crediti, che è il luogo (ideale) dove i prestiti fatti dalle banche vengono "ceduti" a terzi, in cambio di denaro; possibilmente, attraverso l'uso di titoli e di derivati.

Naturalmente il terzo, se è un professionista, mica è fesso: se un credito di 100 è diventato in questo momento non performing, è chiaro che esiste un serio rischio che non sarà restituito, almeno in parte. Così il professionista "negozia" con la banca. Offre 60, o 40, o magari 20, anziché 100. E il prezzo che offre è più basso della sua stima della possibilità di recuperare percentuali più o meno alte di quel credito. Compro un credito a 40, lo rivendo a 50, oppure ottengo rimborsi dal debitore per 50: ho guadagnato 10. Lo faccio per professione, con l'obiettivo di guadagnare.

Guardiamo le cose dal punto di vista della banca e facciamo un'ipotesi. La banca ha un credito di 100, si accorge che non verrà restituito almeno in parte, e lo vende a 40. Se si ha un po' di confidenza con i numeri e con nozioni elementari di contabilità, risulta evidente che in questa maniera la banca non risolve il suo problema. Anzi, rischia di aggravarlo. Deve registrare infatti una perdita di 60 (risultato da 100 che aveva in bilancio come credito attivo, che sparisce perché ceduto, meno 40 che entrano in cambio della cessione). Una perdita in conto economico per una banca è cosa seria, con conseguenze nefaste: diminuisce il patrimonio. Pochi sanno che il Patrimonio è la base di partenza che permette l'espansione dei crediti e quindi di tutta l'attività bancaria. Se è grande, puoi fare tante cose (tanti prestiti), se è piccolo, devi fare meno cose. Il vincolo alla "creazione di denaro", da molti individuato nella riserva frazionaria, è di fatto radicato direttamente nella dimensione del Patrimonio, attraverso l'insieme di regole che va sotto il nome di "capital adequacy" (adeguatezza patrimoniale) predisposte dalla Banca dei Regolamenti Internazionali (se vuoi approfondire, la storia inizia qui)

Se poi aveva già accantonato riserve a sufficienza (60) per previsione di perdite su crediti, questi 60 di perdita che si realizzano nella cessione non finiscono neppure nel conto economico, perché compensati da una diminuzione delle riserve. Vuol dire che, nella migliore delle ipotesi (che è quest'ultima) non cambia nulla, nella peggiore (la precedente) registra un perdita nuova.

La verità, come sempre, sta nel mezzo. Normalmente, le banche hanno riserve per una cifra sostanzialmente inferiore alla "previsione di perdita". 

Allora, dove sta la convenienza per la banca a vendere i suoi crediti NPL?

Tutta da ricercare nel prezzo di cessione. 

Perché il prezzo è la misura del trasferimento del rischio.

Se, per esempio, la banca ha già accantonato 70 di previsione di perdita per quel credito di 100 (in pratica, ha "svalutato" i 100 a 30), e lo vende a 40 (che è più alto di 30), risparmia 10. Ancora, se ha accantonato 40 (ha svalutato i 100 a 60) e vende a 70, riesce anche stavolta a risparmiare 10. Attenzione: quei 10 risparmiati vanno nel conto economico: rappresentano un utile di bilancio. Pensa che bello (per la banca) sarebbe se avesse accantonato 50, per il credito di 100, riuscendo poi a venderlo a 80 !! Realizzerebbe un bel 30% di "utile"!

Questi numeri sparsi indicano una cosa : il prezzo di cessione dei crediti NON e' un prezzo "oggettivo", fisso, né tantomeno trasparente. Se pensiamo a cosa rappresenta il prezzo, ci diventa evidente il margine di incertezza: stiamo cercando di immaginare il futuro, e cioè quanta parte dei 100 euro di debito saranno restituiti alla fine dei giochi dal povero debitore che deve restituire 100 ma non ce la fa. Si ipotizza che restituirà 30, su 100? Allora il prezzo è 30. Si ipotizza 60 su 100? Allora il prezzo è 60. Beato chi ha un occhio. Ma sui grandi numeri, come vedremo, le ipotesi sono un tantino meno azzardate. 

Intanto, viene da pensare una cosa, sul prezzo: che meno è trasparente, meno è comprensibile, meno è misurabile, e più aumenta la possibilità di fare buoni affari da parte di tutti i soggetti interessati che, per mestiere, comprano e vendono questi crediti sul mercato secondario con un unico obiettivo: comprare a un prezzo basso e vendere a un prezzo alto.

Esistono degli strumenti molto adatti ad "addensare opacità", in materia: si chiamano strumenti derivati. Nelle forme più evolute, hanno uno scopo preciso e preponderante: servono a impedire all'acquirente una valutazione oggettiva del prezzo. Servono a confondere. Per esempio, se vendo un solo credito di 100, è possibile che un professionista ma anche uno poco esperto possa farsi un'idea abbastanza precisa di quali siano le probabilità che il debitore finale restituisca qualcosa. Allora si sceglie una strada più complicata. Si mettono insieme diecimila piccoli crediti, o centomila piccoli crediti, per qualche milione di euro o anche molto più, e si "lavora" per costruire un prezzo "medio", che dovrebbe rappresentare il rischio "medio" di tutti quei crediti. 

Quindi, ad esempio: 10 mila piccoli prestiti da più o meno 10.000 euro ognuno (in media) vengono infilati dentro un unico titolo di complessivi 100 milioni di euro. E poi quel titolo si vende sul mercato con un prezzo che rappresenta la percentuale di rimborso ipotizzata su tutti e cento i milioni. (Esempio: se si ipotizza che verranno rimborsati 40 milioni, il prezzo è 40).

Presta attenzione: se paghi 40 un credito di 100, dando per scontato che il debitore non rimborserà i 100, non è perché non hai altro da fare: tu speri (o calcoli le probabilità) che quello alla fine restituisca almeno 50. Se il debitore poi in qualunque maniera trova i soldi per restituire 100, lui deve farlo, e sei tu che fai veramente bingo: hai pagato 40 e incassi 100. Se invece fallisce e non rimborsa nulla, anche tu perdi tutti i 40 che hai investito. C'è un'alea, una incertezza, un rischio. Mettendo insieme i grandi numeri, il rischio NON DIMINUISCE (che è una pericolosa illusione molto diffusa), ma può essere meglio MISURATO, con analisi statistiche. 

Non è semplice costruire un prezzo medio di quel tipo. Ci si mettono a lavorare molti esperti: esperti di credito, avvocati (per valutare le possibili vie legali per il recupero), e specialisti della finanza. Per lungo tempo.

Si capisce al volo che perfino per un qualunque professionista che non abbia partecipato personalmente allo studio necessario a costruire quello specifico prezzo, le possibilità di capire, pesare, misurare e valutare correttamente quel prezzo medio, sono alquanto remote. Dovrebbe studiare per mesi.

Ma non basta. Viene introdotto un altro livello di complicazione, che in teoria dovrebbe "risolvere" il problema ma in pratica finisce per essere una "beffa" ancora più raffinata. Si dice: siccome per valutare correttamente il rischio ci vuole una grande esperienza, tante professionalità diverse e tanto tempo, suddividiamo il rischio dei diecimila crediti in tante porzioni diverse, dove il rischio non è distribuito in maniera omogenea in ogni porzione, ma viene concentrato solo nelle porzioni più piccole. E queste, che sono diventate molto, molto rischiose, vengono vendute SOLO ai professionisti. Quello che resta è poco rischioso, quindi si può vendere a tutti

Sembra complicato ma con un filo di concentrazione su un esempio pratico lo spieghiamo per bene. (Piccolo inciso: sebbene mi sia occupato di finanza ad alti livelli, non ho mai avuto il piacere di occuparmi personalmente di strutturazione di prodotti, nonostante lo abbia desiderato e richiesto: ne sono stato tenuto sempre alla larga. Questo lo dico per segnalare che non sto parlando per esperienza diretta e quindi nella mia ricostruzione ci possono essere inesattezze. Ben vengano smentite e precisazioni!)

Ipotizziamo un unico titolo che rappresenta un gruppo di 10mila crediti per un totale di 100 milioni di euro. Però viene suddiviso e venduto in "quote" distinte e ben identificabili, che rappresentano ognuna una percentuale del rischio che quei 100 milioni di debiti non vengano mai restituiti o vengano restituiti solo in parte. E queste quote di rischio non vengono distribuite in parti uguali, ma vengono concentrate in alcune quote di titolo (più rischiose) e, corrispettivamente, diluite in altre quote di titolo meno rischiose (attento a non confondere quote di titolo e quote di rischio). Cosa vuol dire, praticamente? Che nella prima quota di 10 milioni del titolo, che rappresenta il 10% del totale, non c'è dentro il 10% del rischio di non restituzione, ma ce n'è molto di più (es. 30%). Quindi, nei restanti 90 milioni, c'è solo il 70% del rischio!

Per info. Questa distribuzione non si realizza individuando i crediti più rischiosi, all'interno dei 10 mila debitori, e attribuendoli alla prima quota. Si ottiene invece con il criterio della ripartizione delle mancate restituzioni. Sapendo che i crediti saranno restituiti solo in parte, mano a mano che si verificano delle mancate restituzioni, invece di distribuirle proporzionalmente fra tutte le quote, si distribuiscono con il criterio percentuale adottato inizialmente: ai possessori dei 10 milioni col 30% del rischio, viene attribuita una quota della mancata restituzione pari al 30%. Fra gli altri 90 milioni, viene distribuito solo il 70% della mancata restituzione. E così via. 

Ogni porzione viene chiamata "tranche" e prende un nome diverso, per indicare che quella tranche rappresenta un rischio più o meno elevato: quindi abbiamo tranche senior, mezzanine, junior e vie di mezzo, con termini rigorosamente in inglese (pare che i cetrioli inglesi siano di molto più digeribili).

Supponiamo che (metto numeri a caso, tanto per capirci) la quota più rischiosa del titolo sia di 10 milioni (sui 100 complessivi) e rappresenti però non il 10% ma il 30% di tutto il rischio del "portafoglio dei 10 mila crediti sottostanti. 

La quota più rischiosa, essendo la più "critica", può essere venduta solo a professionisti.  Bene, resta il 90% del titolo che rappresenta solo il 70% del rischio. Cioè, quello che resta, è un titolo meno rischioso, per ben 90 milioni di euro. 

Vediamo cosa succede quando si verifica una perdita su uno qualunque dei 10 mila crediti, ad esempio quando uno dei 10 mila debitori non restituisce i suoi 100 euro di rata in scadenza:  30 euro di perdita verranno attribuiti ai possessori dei 10 milioni di quota rischiosa, e i restanti 70 vengono attribuiti ai possessori dei 90 Milioni.

Mettendo altre percentuali di rischio dentro altre quote di titolo ad elevata concentrazione di rischio, sempre destinate a professionisti, alla fine resta per esempio un 50-70% o anche più del titolo (e stiamo parlando di 50, 70 milioni di euro) che sembra quasi completamente privo di rischio. Sembra. Si narra. 

Riassumendo: sono stati impacchettati 100 milioni di euro di titolo che rappresentano il rischio di 10mila crediti sottostanti problematici. Si chiamano ABS, assed backed securities, oppure CDO, collateralized debt obbligatons, ed altri nomi rigorosamente inglesi a seconda della struttura, ma il principio è simile.

Supponiamo che, dopo attenti studi sui questi crediti problematici, chi prepara il titolo abbia determinato un prezzo ritenuto adeguato di 50, che rappresenta la convinzione che dei 100 milioni di debiti iniziali (sempre distribuiti su 10 mila debitori) almeno 50 milioni verranno alla fine rimborsati. 

Ora il soggetto che struttura il titolo, deve decidere come distribuire il rischio in quote non omogenee :

1) La prima quota di 10 milioni, che è la più rischiosa, è legata al 30% del rischio; 

2) Nella seconda quota, facciamo sempre 10 milioni, il 25 % del rischio

3) nella terza quota di 10 milioni ci mettiamo il 20% 

In totale, abbiamo il 75 % del rischio distribuito su soli 30 milioni, e tutti e trenta possono essere venduti solo a professionisti.

4) nei restanti 70 milioni di euro di titolo, che possono essere venduti a chiunque, ci rimane solo il 25% del rischio (se la distribuzione è corretta ed equa). 

Se tutto fosse trasparente. Ma, abbiamo detto, non è proprio così.

Mettiamoci nella testa dei soggetti che partecipano al trasferimento del rischio (e che hanno "concordato" attraverso molte dure sedute di negoziazione e di studio, i prezzi e le modalità per la strutturazione del titolo, e le quote da assegnare ad ognuno.)

La banca ha 100 milioni di crediti e ora sa che valgono 50. Farà di tutto per venderli ad un prezzo superiore. 

I professionisti che devono comprare 30 milioni che rappresentano il 75% del rischio alla fine dei giochi incasseranno solo 7,5 milioni di euro, quindi non vorranno spendere per comprare la loro quota di titolo un centesimo di più di questa cifra. Anzi, lotteranno con le unghie e con i denti per pagare di meno. E siccome si prendono tanto rischio, hanno un potere negoziale non indifferente: sono indispensabili alla realizzazione del programma.

Ma non sono i più "forti".

La banca d'affari che organizza il tutto non lo fa certo gratis... e, attenzione attenzione: lei si guarda bene da assumere un rischio qualunque: lei i rischi li "prezza" e li "distribuisce", incassando commissioni, tranquille, grasse e certe. 
Un modo ulteriore di guadagnare, da parte del soggetto in questione, è quello di "intermediare" la negoziazione di "alcune specifiche" quote. Se ne compra una parte (ad un prezzo che si sa che è favorevole), e si cede ad altri quanto prima, ad un prezzo più alto. La legge vieta di usare queste informazioni, è chiaro, ma la legge viene sistematicamente aggirata, usando soggetti "falsamente terzi", come ad esempio altre unità dello stesso gruppo. 
Le commissioni di strutturazione, quelle incassate alla luce del sole, che rappresentano comunque bei soldi, dovrebbero uscire "in teoria" dalla banca che vende i crediti e dai professionisti che comprano la parte rischiosa. Ma, in pratica, escono da qualche altra parte, perché è più conveniente per tutti (tranne che per il pubblico).

La contrattazione, infatti, avviene fra tre soggetti : banca che deve vendere i crediti; la banca d'affari che organizza il tutto; i professionisti che devono investire nella quota rischiosa. Problema: tutti e tre devono fare un buon affare. Come ci riescono?

Azzardiamo un'ipotesi : si sottraggono dei margini dalla quota destinata al publico indistinto, che, guarda caso, è l'unica che non è seduta al tavolo di negoziazione. Ed è l'unica che non ha alcun elemento di giudizio, ma neppure lontano e approssimativo, per poter esprimere un giudizio fondato sulla "congruità" del prezzo del titolo. Ed è quella che si compra la parte può grande del titolo! 

Come viene "protetta" questa "parte" che rappresenta il pubblico indifeso?
Con un sistema molto ipocrita: un controllo "formale" da parte della Consob (o altra autorità, a seconda del paese) sulla redazione di un documento (il famoso "Prospetto Informativo) scritto sostanzialmente dalla banca d'affari con la collaborazione degli altri soggetti menzionati, ed ha il compito di "descrivere il rischio e la struttura del titolo".

Leggetene uno qualunque, e capite perché parlo di soluzione ipocrita, tenendo presente che la Consob non fa alcuna verifica di merito su calcoli  e sui prezzi. Primo, perché non ha strumenti e competenze per farlo; secondo, perché potrebbe essere ben felice di lasciare ad altri responsabilità piuttosto pesanti. 

Altra "Autorità" coinvolta, a "presunta" garanzia del pubblico: l'agenzia di rating, quelle che mette il suo "bollo" di qualità del rischio, attraverso il noto sistema della tripla AAA e via scendendo. Quelle che con gran disinvoltura hanno qualificato molto basso il rischio contenuto nei titoli che rappresentavano i debiti derivanti da mutui subprime, che ancora oggi avvelenano l'intero sistema. Sono entità private, pagate dai soggetti privati che hanno interesse ad ottenere una qualificazione "buona". Teniamo presente un altro fattore: queste agenzie sono esperte di credito, non di finanza. Non hanno strumenti adeguati per verificare i calcoli fatti dalle banche d'affari. Né il tempo e la voglia di farlo. Anche la loro, è una verifica formale e non sostanziale. 

Ora guardiamo più da vicino i "deus ex machina".

I soggetti professionali che strutturano queste operazioni per conto di tutte le banche piene di crediti problematici (cioè tutte le banche del mondo!), non sono professionisti qualunque. Appartengono rigorosamente al circolo assai ristretto delle Grandi Banche d'Affari Sopra Nazionali. E siccome fanno il loro mestiere, molto (molto) specialistico e molto (molto) ben pagato, loro sono sicuramente in grado di sapere tutto di quel prezzo, in ognuna delle sue componenti. E sono gli unici! Se quella previsione iniziale di 50% di recupero è abbastanza "giusta", oppure è abbastanza sottovalutata, loro lo sanno di certo, mentre non è detto che la banca che vende abbia le stesse capacità di valutazione. Quindi, può accadere che la banca venda a 55 i 100 milioni, convinta di fare un affare, mentre in realtà la previsione più corretta sarebbe stata di 60%, e allora vendendo a 55 ha perso un'opportunità. Fare attenzione: la banca ha un interesse "variabile", che può essere molto influenzato per ragioni "contabili" (in un'ottica di breve periodo) dalla quantità di accantonamenti già effettuati a fronte del rischio contenuto nei crediti che sta cedendo. Più è alto l'accantonamento, più prevale il desiderio di liberarsi comunque del problema.

Ora mettiamoci nei panni dei professionisti che comprano una quota rischiosa. 

Non sono mica fessi, dicevamo. E, quasi sempre, guarda caso, sono "conoscenti" abituali delle banche d'affari. Clienti importanti. Riceveranno mai uno sgarbo? O avranno un occhio di riguardo? Ad ogni modo anche loro sono del mestiere, ed hanno strumenti sofisticati di valutazione, che il pubblico indistinto neppure si sogna. Ma il loro asso nella manica è un altro: sono indispensabili alla riuscita dell'intero progetto, lo sanno, e buttano questo peso negoziale sul tavolo delle trattative. 

Quello che si tende facilmente a dimenticare, in questi casi, è che: se la base di partenza è data da 10mila crediti che hanno problemi, non è che puoi sperare,  per il solo fatto di averli messi tutti insieme, che il rischio di rimanere con un pugno di mosche in mano sia cambiato. Se 50 è un "prezzo corretto", alla fine dei giochi dei 100 milioni di crediti iniziali solo 50 ne verranno effettivamente restituiti. Quello che cambia, è la distribuzione di questi 50 milioni ai diversi possessori delle diverse tranche di titolo. 

Se la stima del rischio e la ripartizione fossero davvero corrette (apri bene le orecchie e rileggi attentamente), NESSUNO DEI SOGGETTI potrebbe guadagnare una lira! Ognuno dovrebbe pagare oggi, per comprarsi la sua quota di titolo, un cifra tale che rappresenta matematicamente la cifra che verrà restituita a scadenza (capitale più interessi). L'unico "utile" vero che può essere distribuito fra i soggetti partecipanti, è in quel margine di interesse che i debitori continuano a  pagare. Ma, trattandosi di debitori che non hanno una grande capacità di far fronte ai loro debiti (siamo qui per questo), non si può sperare di cavarne grandi soddisfazioni.

Il margine, quello vero, quello che mette tanti professionisti molto (molto) specializzati e molto (molto) ben pagati a studiare e discutere così accanitamente e così a lungo, deve essere altrove. Sospetto (opinione sorretta da indizi): si potrebbe trovare nella "non corretta" distribuzione del rischio, che è così profondamente oscurata dalla complicazione dei calcoli e così difficile da verificare.

Ora, un'idea per togliersi il dubbio io l'avrei. E mi farebbe davvero piacere se venisse presa in considerazione dalle Autorità (magari anche quelle giudiziarie). 
Sarebbe sufficiente avviare una indagine sulla contabilità (anche gestionale) dei vari soggetti interessati, per trovare riscontri oggettivi al sospetto: molti dei soggetti che comprano, sono talmente sicuri di aver fatto un affare, che lo registrano come utile nel momento iniziale. E ricevono ricchi premi, in conseguenza di quegli utili!

Morale della favola.

Se su quattro soggetti tre ci guadagnano... tutte le perdite si concentrano su quello rimasto fuori dai giochi. Il non professionista. Il pubblico indistinto. Al quale è stato riservato dalle Autorità il "riguardo" di poter comprare solo la quota "meno rischiosa".

Meno rischiosa, è vero: perché il rischio comporta un'alea, una incertezza. Qui invece, la fregatura nel prezzo potrebbe essere addirittura "certa"!

Se il gioco riesce, l'effetto è questo :

Le banche ripuliscono i loro bilanci liberandosi dei NPL (ecco il clamoroso 25% sbandierato da Padoan).

Le perdite, invece di sparire nel nulla, vengono distribuite abilmente fra il pubblico, inconsapevole.

Gli investitori professionisti fanno un affare (pagando poco quello che vale molto). Si accollano un rischio formalmente maggiore, in realtà si tratta di un rischio ben calcolato. Verificato da amici fidati. Le banche d'affari guadagnano belle commissioni, senza rischiare ... 

... e pantalone paga per tutti. 

E siccome tutto questo non basta a risolvere i problema, paga due volte, pantalone, con il governo che ignora i nostri bisogni e stanzia venti miliardi di euro per ... salvare la banche.

Ciliegina sulla torta : la banca centrale, la BCE, nel suo programma di quantitative easing, che a noi presentano come strumento per aumentare l'inflazione che è troppo bassa, acquista anche ABS e CDO, sul mercato secondario. A che prezzo? ma a prezzo "di mercato", che domanda importuna!

Potete verificare qui : Asset-backed securities purchase program  

In effetti, è proprio vero: quelle operazioni possono aumentare l'inflazione: gonfiano il valore di cose che di valore non ne dovrebbero proprio avere, per il bene della comunità! ... mentre il valore delle nostre case, delle nostre terre, delle nostre aziende, scivola continuamente verso il basso ...

n.b.

il "pubblico indistinto", nel 90% dei casi, quello che si compra il grosso del titolo, è rappresentato dai fondi comuni di investimento che, guarda guarda, ricevono "consigli per gli acquisti" dagli "uffici studi" delle grandi banche d'affari.

Quello che dobbiamo sapere, è che soluzioni molto più adatte al bene della comunità sono assolutamente praticabili. Ad oggi ne manca la consapevolezza e l'interesse da parte dei poteri costituiti.  

Ne parleremo in un prossimo post, che vuole approfondire ed aggiornare una vecchia idea, appena abbozzata qui