ISTRUZIONI PER L'USO

IL TALLONE D'ACHILLE è pensato per scrivere libri, direttamente su questo blog. Qui comincia l'Eredità di Michele, l'ultimo scritto. Il precedente è stato interrotto, si vede che doveva maturare. Qui trovate IL primo LIBRO, col suo indice ed i post che lo compongono.
I "libri" raccolgono commenti, critiche e suggerimenti di chiunque voglia partecipare con spirito costruttivo. Continuano un percorso iniziato con le Note scritte su Facebook , i cui contenuti sono ora maturati ed elaborati in una visione d'insieme, arricchiti da molti anni di esperienze diverse e confronti con persone diverse.

I Post seguono quindi un percorso logico che è bene conoscere, se si vuole ripercorrere il "discorso" complessivo. Naturalmente è possibile leggere singoli argomenti ai quali si è interessati. Argomenti spot - che spesso possono nascere dall'esigenza di commentare una notizia - saranno trattati in pagine dedicate.

Buona partecipazione!


martedì 20 marzo 2018

IL MITO DEL CAPITALE STA PER MORIRE

E' un messaggio gioioso ed entusiasta, quello che ti voglio portare. Tu leggi e non lasciarti distrarre, né dall'ansia né dall'entusiasmo, tantomeno dallo scetticismo. Leggi, e rifletti. E' tutto più semplice di quello che ci vogliono fra credere.

La sinistra che si è di fatto appiattita sul Mito dell'accumulazione del Capitale, lasciato sempre più libero di fare e disfare, ci si è suicidata. Lo ha fatto assecondando i capricci di una classe media borghese che si è prima arricchita e poi si è illusa di aver "conquistato il potere nello Stato" (mentre quello, il Potere, in realtà, si spostava ben oltre le istituzioni dello stato) e si è lasciata trascinare nel paese dei balocchi, inseguendo le lusinghe accattivanti di un nuovo e brillante e spregiudicato e modernissimo capitale finanziario che ha offerto a tutti, su di un piatto d'argento, l'illusione che avrebbe regalato a tutta l'umanità "magnifiche sorti e progressive".


Fosse solo quello, del suicidio della sinistra, ce ne faremmo comunque una ragione, sebbene con rammarico. Il guaio è che assieme alla sinistra, così distratta dai suoi valori originari di critica al capitalismo, stanno morendo le speranze delle classi disagiate che, non a caso, l'hanno decisamente abbandonata, e si sono spostate rapidamente altrove. 



Il disagio diffuso non è di natura solo economica, e neppure "prevalentemente" economica. Quello esiste, certo, ed è enorme. Abbiamo sempre più "poveri" (coloro che hanno solo i mezzi di sussistenza, ma non possono permettersi altro) e non lo misuriamo neppure, il numero dei "miseri": quelli a cui mancano i mezzi di sussistenza e vivono d'espedienti, di carità, di mezzi di fortuna. 



Il disagio maggiore, diffusissimo in tutti gli strati della popolazione, dal quale solo poche eccezioni si salvano, è invece culturale (abbiamo perso i valori di riferimento, il senso delle priorità, ci siamo inariditi); è emozionale (prevalgono in maniera diffusa la tristezza, la rabbia, l'ansia: stiamo oggettivamente male); è relazionale (ci sentiamo e, di fatto, siamo soli, dannatamente soli, nella società turbo capitalista delle masse urbane). Queste sono cose che devastano alla radice la base stessa della pace sociale. 



Eppure, guardando lontano, guardando le cose dall'alto, a me appare evidente, proprio ora che non si intravedono alternative, che il capitalismo sta già morendo, e non lo sa. Muore di un cancro che non si mostra, ma lo rode inesorabilmente dal di dentro, alla radice, assieme a tutto l'impianto del tanto decantato "sistema delle democrazie liberali a capitalismo avanzato" (leggi: paesi neoliberisti e globalizzati), spacciato non tanto per il migliore (che nessuno più ci crede), quanto per l'unico sistema economico oramai (avverti il senso di rassegnazione, nell'avverbio ora...mai) possibile. Proprio ora che l'accumulazione del capitale sembra aver raggiunto l'apice della sua velocità e della sua quantità di accumulazione, con il potere politico e quello economico saldamente in mano ai capitalisti sopra nazionali.



Si potrebbe pensare che saranno le ragioni culturali, emozionali e relazionali ad averne il sopravvento; ed è vero che questi aspetti daranno sicuramente il loro indispensabile contributo. Ma la ragione preponderante, la vera causa scatenante è, invece, squisitamente economica, e sta alla radice dello stesso concetto classico di Capitale come fattore INDISPENSABILE della produzione


Sta venendo a galla con velocità incredibile, anche se attualmente in maniera assolutamente non percepita, non discussa in quanto tale, "fuori dai radar", per un motivo banale: abbiamo perso la capacità di osservare le cose in maniera unitaria. Economia, politica, filosofia, storia, psicologia, etica, se ne vanno ognuna per conto loro, e noi perdiamo la visione d'insieme. Ed anche i pochi che hanno una visione d'insieme (che è necessariamente critica verso il sistema sociale attuale e per fortuna sono sempre di più) non hanno accesso ai canali d'informazione ufficiali.


Cosa ci dice la teoria classica dell'economia, sulla quale si basa ogni ideologia di politica economica, sia capitalistica che di critica al capitalismo? 


Che i fattori della produzione sono tre: Terra, Capitale e Lavoro.


Ci dice anche che la storia sociale ed economica è una storia di lotta fra i soggetti che "posseggono" questi fattori, per prendersi la fetta più grande (o comunque più "giusta") di remunerazione. E' la lotta di classe. La produzione usa tutti i fattori posseduti dai diversi soggetti che mettono a disposizione chi la terra, chi il capitale e chi il proprio lavoro, e così si crea nuova ricchezza, che va ripartita. 

Come? 


In pratica, è in base ai rapporti di forza, che avviene tale ripartizione. E, siccome qui siamo parte di quelle che vengono pomposamente chiamate "le moderne democrazie liberali a capitalismo avanzato", le scelte  dettate dai rapporti di forza finiscono poi per essere cristallizzate, codificate e "giustificate" nelle scelte politiche come nelle leggi. C'è forse bisogno di dire molto per constatare che oggi, sotto i nostri occhi un po' smarriti e confusi, le scelte politiche e legislative orientano di fatto in maniera tanto sfacciata quanto incontestabile la ripartizione della torta a favore nettissimo del capitale?

Se hai la terra, non guadagni nulla. Un ettaro di terra agricola si affitta per poche decine di euro all'anno.

Se offri il tuo lavoro guadagni veramente poco, anzi: sempre meno. Il potere d'acquisto di un ora di lavoro di un giovane laureato di oggi è drammaticamente inferiore a quello di un operaio con la terza media di trent'anni fa. 



Se hai il capitale, guadagni senza faticare. Se ne hai tanto, guadagni proporzionalmente di più. Il sistema è "progressivo", a favore del capitale. Più capitale hai accumulato e più rapidamente ne riesci ad accumulare. Oggi il profitto (che è il nome che nella teoria economica classica si da alla remunerazione del capitale) si prende la parte più grande. E, grazie alla finanza, si è anche trasformato, per andare più veloce: il capitale si accumula più rapidamente grazie ai profitti finanziari ed agli interessi, (soldi fatti con i soldi) piuttosto che ai profitti industriali (soldi fatti con l'organizzazione/sfruttamento del lavoro).



Puoi leggere i capitoli sull'economia e la finanza dell'Eredità di Michele, per capire come i meccanismi spingano meccanicamente e potentemente in quella direzione; qui li diamo per assodati. 



Qui, invece, ci vogliamo domandare: perché lo tolleriamo? Ricordando sempre che i rapporti di forza, oggi, passano per le istituzioni e la legalità, e sono potentemente influenzati dalla propaganda mediatica, che ci fa apparire accettabile, anzi: inevitabile, quello che andrebbe invece decisamente evitato e addirittura sovvertito.



Torniamo alla teoria classica. Perché il capitale deve essere remunerato? Perché se vuoi fare una grande cosa, che migliora la vita di tutti ed il progresso dell'umanità, occorrono investimenti molto grandi. Guarda la ferrovia, guarda i motori e le automobili. Guarda i computer, guarda i trattori e i concimi che permettono ad una persona sola di lavorare dieci ettari di terra; insomma, guarda quello che ti pare: qualsiasi progresso tecnologico è frutto del lavoro organizzato, che per poter essere messo in pedi  e portato avanti richiede necessariamente investimenti finanziari grandi, anzi, sempre maggiori. Grandi investimenti, grandi progressi. Vuoi vivere comodo? Accetta che il capitale privato si accumuli. 



Una delle frasi più ripetute (e più stupide) che senti dire quando vuoi invitare qualcuno a riflettere sull'attuale modello produttivo è : "vuoi forse tornare all'età della pietra?", pronunciata senza battere ciglio da persone comunque colte (e probabilmente ricche). Concetto che implica l'assioma: o capitale privato, o età della pietra.



Ora, riflettiamo un attimo: La terra è una risorsa non scarsa, ma sicuramente è "finita". Tocca rendere abitabile Marte per averne di più a disposizione. E comunque la terra coltivabile sta diminuendo, con un fenomeno che dovrebbe occupare le prime linee dei telegiornali, ma ignoriamo bellamente. Anche il lavoro è abbondante (oggi, purtroppo, si direbbe sovrabbondante), ma pur sempre "finito". Se un giorno ci svegliassimo, e scoprissimo semplicemente aprendo ben benino gli occhi, che - nonostante l'automazione, e nonostante gli immigrati che ci rubano il lavoro - restano un'infinità di cose importanti da fare, in Italia e nel mondo, e volessimo davvero iniziare a fare le infinite cose cose che si potrebbero fare per rendere più gradevole (non solo comoda) la vita sulla terra, non basterebbero le braccia e le menti dei sette miliardi ed oltre di esseri umani, bimbi inclusi. Rinverdire i deserti; produrre un cibo sano e naturale per tutti; rendere il trasporto compatibile sia con le esigenze della popolazione mondiale che con il rispetto dell'ambiente; e vai di fantasia (e di corretta informazione).



E il Capitale, invece? E' scarso o infinito? Dov'è il limite? Oggi che si sa che la creazione del denaro avviene dal nulla, che non ha costi apprezzabili di produzione e non incontra limiti fisici, vogliamo per favore apprezzare un pochino più approfonditamente questa scoperta, ed iniziare a trarne qualche ragionevole conseguenza pratica? 



Domanda cruciale: in che senso il capitale è un fattore della produzione? Nel senso che serve a comprare le cose che, grazie all'organizzazione di cose e lavoro nell'impresa, permettono di produrre cose o servizi utili. Lo vedi che serve? Ok, ma da dove viene, questo capitale? Viene da chi lo ha accumulato, con la sua fatica ed un onesto lavoro (ehm...soprassediamo, va bene, facciamo finta che). Ok, ma esistono alternative? Qui non stiamo parlando di oro, che se lo hai finito ne devi andare a cercare dell'altro nelle miniere. Qui stiamo parlando di un qualcosa che si crea dal nulla. Lo fanno le banche centrali (creano denaro dal nulla), e lo fanno anche le banche private. Per quelli che ancora non si arrendono e vogliono opporsi all'idea, ritenendola una  bizzarra teoria male interpretata, consiglio la lettura dell'inequivocabile e recente libro di Mervin King,  già Governatore della Banca d'Inghilterra: La fine dell'alchimia.  Arrendiamoci all'evidenza. 



Questa scoperta, però, non ci vuole proprio entrare nella nostra "cultura". Oramai tutti hanno ricevuto l'informazione: la moneta si crea dal nulla. Tutti lo sanno e, più o meno, alla fine lo accettano. Ma rimane in superficie, ed anzi, resta un po' laterale, nel pensiero corrente, accantonata, avvolta da un bel po' di scetticismo (ma sarà vero? ma l'inflazione? ma i miei risparmi?). E l'informazione, se non la digerisci, non serve a un cavolo. Se non la colleghi ad altri aspetti del sapere, non riesci ad usarla a dovere. Magari ci giochi (reddito di cittadinanza che diventa possibile grazie alla proprietà pubblica della moneta; monete complementari; cripto monete), ma non ti viene di affrontare il toro per le corne e gridare al mondo: "ehi, ma per quale cavolo di motivo accettiamo di remunerare il capitale come fattore indispensabile della produzione, se viene creato dal nulla?"   



Già: per quale cavolo di motivo? 


Aguzza l'ingegno; scansa i retro pensieri che la propaganda ha infilato sapientemente nel tuo inconscio; supera i blocchi mentali che ti stanno facendo preoccupare per i tuoi risparmi; fa un esercizio di meditazione: lascia andare tutto questo. Concentrati. E ascolta :

IL CAPITALE NON E' PIU' UN FATTORE DELLA PRODUZIONE CHE DEVE ESSERE REMUNERATO, IN QUANTO E' SEMPRE POTENZIALMENTE DISPONIBILE. 


Inizia con il distinguere molto accuratamente il Capitale (che è una arida somma di denaro, oggi essenzialmente numeri su computer), dal capitalista, che è la persona titolare del conto dove i numeri giacciono. Il capitalista è un essere umano. Degno, compartecipe di natura divina, gli volgiamo bene e lo rispettiamo. Ma proprio perché rispettiamo profondamente la sua intelligenza, e la sua umanità, gli facciamo gentilmente presente che per permettere un nuovo investimento, anzi, per mettere su la produzione del più grande investimento che l'umanità voglia concepire, c'è sicuramente bisogno del suo ingegno, della sua creatività, della sua cultura, della sua forza, della sua disciplina, della sua competenza, delle sue conoscenze, del suo tempo, della sua disponibilità... ed anche dei suoi macchinari, dei capannoni e della terra, ma dei suoi numeri sul computer, sinceramente, non sappiamo più cosa farcene, perché se ne possono trovare in abbondanza su una quantità sterminata di computer, e, soprattutto, anche su computer pubblici


Ma i computer pubblici sono interdetti dalle leggi, mi direte voi, dal fiscal compact, dalle regole della BCE, eccetera eccetera. Si, vero, ma ricordiamoci quanto detto prima: sono i rapporti di forza che sostengono le leggi, non vice versa. E ricordati sempre che le leggi, per essere legittime, hanno un ordine deve essere rigorosamente rispettato, e che mette te e me, popolo sovrano, sopra ogni cosa.



Oggi l'umanità non ha bisogno, per progredire e per fare grandi investimenti, di soggetti privati che abbiano accumulato nei millenni grandi capitali.  Wow! Allora quelli non hanno più alcuna forza! Capisci? Lo capisci che di quel potere possiamo liberarci per sempre, ora che abbiamo capito che si tratta solo di una favola sciocca, quella della necessità di dover lasciare ai capitalisti (o ai Re, o ai Mercanti, o ai Grandi Sacerdoti che nella storia hanno accumulato ricchezze) il diritto di continuare ad accumulare margini di interessi e di profitto solo perché l'accumulazione del capitale l'abbiamo creduta indispensabile per poter fare grandi cose? La scoperta del secolo, direi, in prospettiva storica.



In realtà non è che la cosa è diventata vera oggi, solo perché oggi la moneta è diventata "fiat" (cioè slegata dal collegamento ad un qualcosa con apparente valore intrinseco, come l'oro o l'argento). Anche quell'oro lì, era solo uno specchietto per le allodole. Ma qui non mi vorrei perdere. ne parleremo eventualmente dopo, un'altra volta.

Ora torniamo sull'essenziale. 

Abbiamo a disposizione:

- la sovranità popolare, codificata nella prima e più importante delle leggi (guarda qui, per approfondire);
- la consapevolezza che il denaro necessario agli investimenti si può creare dal nulla;
- la consapevolezza che le cose che ci servono veramente (la vera ricchezza) si producono con il lavoro e la sua organizzazione;
- la consapevolezza che ci sono un'infinità di cose importanti ed urgenti da fare ed un sacco di persone che hanno non solo bisogno di lavorare, ma soprattutto di dare il loro meraviglioso contributo al progresso materiale e spirituale della comunità.


Mi spiegate, allora, che cosa stiamo aspettando a lanciare un grande piano di investimenti?  Un enorme piano di investimenti, finanziato da moneta pubblica, creata dal nulla grazie all'uso consapevole della sovranità popolare, che potrebbe concretamente far sparire la piaga della disoccupazione e della precarietà, nell'arco di appena uno-due anni?

Non c'è neppure bisogno di contrapporsi al capitalismo, non c'è neppure bisogno di cercare lo scontro con il capitalismo. E' sufficiente prendere atto della nuova, immensa verità: DEL CAPITALE PRIVATO NON C'E' ALCUN BISOGNO!! 

Se la veda lui con i suoi problemi di bolle speculative gonfiate con denaro creato dal nulla dalle banche private e dalle banche centrali asservite agli interessi di questa finanza privata; con i suoi debiti assurdi che tutti quelli che sanno lo sanno: non saranno mai ripagati. Li cancellassero, prendano atto che il gioco è finito e si mettano a lavorare, che di cose da fare più serie ce ne sono in abbondanza. E se proprio si desidera salvare dalla paventata catastrofe un sano risparmio privato (risparmio privato, bada bene, che questo sistema non solo non è in grado di salvare, ma che ha preso di mira per attappare i buchi nei bilanci delle banche private!), dimmi: dov'è il problema? Ti mancano numeri su un computer? Eccoli: te li do io, su un computer pubblico e garantito. Dove li prendo? Li creo dal nulla, ma non ti stupire: esattamente come facevano loro! 

Ed il capitalismo, il turbo capitalismo neoliberista, con associato tutto l'incubo dei debiti, pubblici e privati che siano, con i limiti assurdi e dementi all'azione di gestione dell'economia, con le balorde "riforme strutturali", che di strutturale hanno solo l'impossibilità di tirarci fuori dai guai, tutto questo perde di colpo la sua forza, il suo potere incantatore e il suo maledetto potere ricattatorio. Svanisce. Nel nulla. Esattamente da dove proviene. Capisci? 

Perché in fondo, è solo la nostra "convinzione" a tenerci in schiavitù. La nostra idea, sbagliata, di non poterne fare a meno. La nostra idea, sbagliata, di non sapere più come fare. 

Svegliati, essere umano, insorgi, Nuova Umanità, che si stende davanti a noi uno sterminato mondo di gloriose possibilità.

Aggiornare la Teoria Economica Classica, alla Nuova Consapevolezza dell'Umanità :

Ora, i fattori della produzione sono solo due : 

- la Terra
- il lavoro dell'Uomo

Liberati entrambi, Terra e Lavoro, dalla schiavitù di dover remunerare il capitale, la generosità della Terra potrebbe addirittura esplodere, mentre l'idea stessa del lavoro verrebbe a trasformarsi: da strumento oppressivo, dovere ossessivo, a espressione libera e gioiosa della creatività di ogni essere umano che desideri dare pienezza allo sviluppo della sua personalità, e voglia orgogliosamente contribuire alla crescita materiale e spirituale della comunità cui appartiene.

Certo: molti tasselli devono essere messi a posto, è sicuro, non ci facciamo illusioni. Distinguere fra investimento e consumo, quando si usa la moneta fiat è fondamentale; come la consapevolezza della necessità assoluta di rapporti equilibrati nel commercio fra varie comunità produttive; come l'urgenza e l'importanza fondamentale di mettere un po' meglio a fuoco il funzionamento della democrazia e della partecipazione, del rapporto fra membri del popolo sovrano e Istituzioni, e fra i vari livelli istituzionali, locali, nazionali ed internazionali. Tutti aspetti che devono essere aggiornati alla luce della nuova visione.

Ma la cosa importante è aver posto le basi. Aver sgombrato il campo dalla "convinzione", assai pesante e del tutto errata, che il capitale privato abbia il diritto ad essere remunerato, in quanto indispensabile al progresso dell'umanità. Attenzione: lavoro di diffusione enorme da fare, e che incontrerà ostacoli di ogni ordine e grado. Ma oramai (e assapora nuovamente, e stavolta con gioia, l'avverbio ora...mai) inarrestabile!

Aggiorniamo i testi di economia politica, da Adam Smith a Karl Marx, ai grandi moderni e tristi sostenitori del pensiero neoliberista: si riparte da Economia Politica 2.zero

Fatta di Terra, e Creatività Umana.

P.s.: ma ti rendi conto? Tanto per buttarla lì, sulle conseguenze visibili: delle società di capitali, non sappiamo più cosa farcene. Di quelle limitazioni  di responsabilità, che tanto hanno a che fare con le follie del mondo contemporaneo, non se ne parla nemmeno. Multinazionali più potenti degli Stati? Banche private che se non facciamo i bravi non ci prestano i soldi ... profitti finanziari, tassi di interesse ... non ci sono i soldi per il lavoro, per gli ospedali, per la ricerca, per la scuola ... maddeché!! Tutti incubi che, volendo aprire decentemente gli occhi, possono svanire con le nebbie del mattino, all'alba dell'insurrezione della Nuova Umanità.



Nessun commento:

Posta un commento

Ho bisogno di critiche costruttive.

Educazione, pazienza, capacità di ascolto e impegno ad evitare polemiche sono armi potenti che possono rendere prezioso il contributo di tutti. Usiamole.