ISTRUZIONI PER L'USO

IL TALLONE D'ACHILLE è pensato per scrivere libri, direttamente su questo blog. Qui comincia l'Eredità di Michele, l'ultimo scritto. Il precedente è stato interrotto, si vede che doveva maturare. Qui trovate IL primo LIBRO, col suo indice ed i post che lo compongono.
I "libri" raccolgono commenti, critiche e suggerimenti di chiunque voglia partecipare con spirito costruttivo. Continuano un percorso iniziato con le Note scritte su Facebook , i cui contenuti sono ora maturati ed elaborati in una visione d'insieme, arricchiti da molti anni di esperienze diverse e confronti con persone diverse.

I Post seguono quindi un percorso logico che è bene conoscere, se si vuole ripercorrere il "discorso" complessivo. Naturalmente è possibile leggere singoli argomenti ai quali si è interessati. Argomenti spot - che spesso possono nascere dall'esigenza di commentare una notizia - saranno trattati in pagine dedicate.

Buona partecipazione!


martedì 23 aprile 2013

Cap. I - Par. 2a - La Moneta. Cos'è. Ricchezza e Denaro.



Prosegue dal paragrafo precedente

Nel primo paragrafo abbiamo osservato e criticato il mito della capacità dei mercati finanziari di valutare correttamente i comportamenti degli Stati. In questo paragrafo sulla moneta, osserviamo il mito della ricchezza, confusa con il denaro

Se vogliamo comprendere realmente cosa sia la moneta, cosa rappresenti per tutti noi il denaro, e cosa è che ci rende veramente ricchi, dobbiamo riuscire a liberarci dal mito che ci è stato inculcato nelle società contemporanee. Il denaro è la ricchezza. Ci hanno talmente convinti che per essere ricchi dobbiamo possedere tanto denaro, che ci affanniamo a procurarcelo, rinunciando alla possibilità di trarre enormi soddisfazioni da un uso migliore del nostro tempo. Se abbiamo un solo desiderio da esaudire, nel tentativo di esaudirne il più possibile, chiediamo di avere un tesoro, e lo immaginiamo così:





Misuriamo la nostra ricchezza con quanto denaro guadagniamo in un anno, oppure con quanto denaro vale il patrimonio che possediamo. Attenzione a quest'ultimo passaggio. Non ho detto quante cose possiamo comprare con il denaro posseduto, ma esattamente il contrario: quanto denaro "valgono" le cose che possediamo indipendentemente "dall'utilità" che ci producono. Utilità e Valore sono concetti molto diversi. Facciamo un esempio pratico per capirlo meglio.

Quanto "vale" il SUV di ultima generazione sfavillante e potente che Tizio ha comprato e guida ora orgoglioso e soddisfatto? Quaranta - cinquanta mila euro.

Quanto "è utile" il SUV di Tizio mentre, goffo ed ingombrante, è imbrigliato nel traffico di Roma o di Napoli, o bloccato nei vicoli troppo stretti di uno dei tanti nostri borghi medievali italiani? Mentre, in quel traffico che fa imbizzarrire i suoi cavalli, brucia due o tre volte il carburante necessario a trasportare le stesse persone con mezzi più adatti? Assai poco, anzi, è dannoso. Ed è dannoso non solo per la collettività che risente di un traffico più pesante e di un aria più inquinata. Per Tizio stesso, che respira la stessa aria avvelenata e che spenderebbe meno soldi e meno tempo con soluzioni alternative più pratiche.

Perché Tizio compra un SUV per ingolfarsi nel traffico di Roma o incastrarsi nei vicoli dei borghi? Perché si sente un principe. Ricco, riconosciuto ed invidiato. Persona talmente piena di denaro che può permettersi di sprecarlo, assieme al suo tempo ed alla propria salute. 

E' stupido Tizio? Beh.. onestamente si. Ma quanto stupida è la società che lo "riconosce" e classifica come persona "invidiabile"? Per capire quanto siamo inconsapevolmente complici di questa irragionevolezza, dovremmo farci una passeggiata ad una discarica, e fermarci a valutare, con il massimo dell'oggettività di cui siamo capaci, l'utilità delle cose che mediamente compriamo. La maggior parte di noi. Compriamo una cosa, si rompe, la buttiamo. Compriamo una cosa ma non è più di moda, la buttiamo. Compriamo, buttiamo. Solo osservando una discarica possiamo avere una visione immediata di quanto è tristemente vero. Finiscono li, i nostri acquisti... ad avvelenare l'aria con i loro miasmi ed il terreno con il percolato. Il "percolato" delle nostre discariche è il prodotto di sintesi più potentemente espressivo del "valore" delle nostre società consumistiche. Sarà per questo che abbiamo ideato gli inceneritori: le nanoparticelle prodotte dalla combustione, almeno, sono invisibili, e non pesano sulla coscienza: dissolte nell'aria ci uccidono con più leggerezza.

Siamo colpevoli o siamo vittime? Tutte e due le cose: colpevoli, perché lo sappiamo che è così, ma non riusciamo a fare diversamente. Vittime, perché qualcuno, scientemente, studia e si opera per spingerci, con tutta la sua capacità di condizionamento, a fare così. La pubblicità è compulsiva. Agisce sulle nostre debolezze. Le studia, le conosce, le usa per i suoi fini: farci comprare cose che non ci servono, facendocele apparire desiderabili. La pubblicità non è fatta solo di spot. E' subdola e sottile. Passa per mille canali che ci bombardano senza sosta. La maggior parte dei programmi televisivi "sono pubblicità". Mentre ci intrattengono, sono concepiti studiati ed adattati per suscitare in noi il bisogno di emulare e di acquistare. Il mondo dello sport è avvelenato dal denaro e dall'uso che ne viene fatto principalmente per veicolare messaggi di modelli di vita e di consumo. I testimonial, le persone famose, i vip, li inventano per questo: desideriamo essere come loro, e compriamo le cose che loro ostentano. La differenza è che loro vengono pagati per ostentare il possesso di certe cose.. mentre noi paghiamo per averle (e quasi sempre ne abbiamo solo dei surrogati, di qualità peggiore). La maggior parte delle cose che compriamo non ci sono utili. Non soddisfano i nostri bisogni materiali o spirituali, razionalmente riconoscibili. Soddisfano, tutti, il medesimo istinto: il bisogno di essere riconosciuti, accettati e apprezzati nella società che frequentiamo. Cultura imposta dalle multinazionali, che dallo sfruttamento di questo nostro bisogno fondamentale, trae ricchezza e potere. Potere di condizionamento. 

Tornando quindi alla moneta, possiamo dire ora, per iniziare a definirla: la moneta MISURA IL VALORE, anche quando il valore non ha nulla a che vedere con l'utilità.

Se uno Yacht vale un milione di euro, vale un milione di euro: dato oggettivo. Passiamo ad una valutazione soggettiva. Lo possiamo dare a Tizio che, assorbito dal suo lavoro, riesce ad usarlo soltanto una domenica al mese, nei tre mesi d'estate. Oppure a Caio che è un rentier e non ha problemi di tempo: si fa una crociera di tre mesi e lo sfrutta al massimo. Oppure a Sempronio, che di tempo ne avrebbe, ma non può permettersi il lusso delle spese di gestione e mantenimento, e non vede l'ora di disfarsene. Possiamo dire (gusti soggettivi a parte) che se Tizio trae utilità 10 dal suo bene che vale un milione, Caio trae una utilità 300 dallo stesso bene (ne gode 30 volte di più). Sempronio non ne trae alcuna, e deve spicciarsi a vendere lo Yacht e trasformarlo in moneta: almeno, con il suo milione di euro in tasca, potrà decidere, di volta in volta, di comprare beni che gli diano reale utilità. E tutto lascia intendere che, se non è dissennato, riuscirà a trarne una soddisfazione complessiva enormemente superiore a quei 300... In fondo, con qualche migliaia di euro, tre mesi di crociera se li può fare anche lui, tanto per incominciare, alla faccia di Tizio e pareggiando il conto con Caio... In più, quello che avanza, un bel gruzzoletto, lo risparmia in attesa di schiarirsi le idee sul da farsi, e lo mette in banca. 

Facciamo un inciso sulla teoria economica. La teoria dell'utilità marginale ha a che fare con questo diverso grado di soddisfazione che persone diverse, in condizioni diverse, traggono dalla stessa cosa. Anche dalla stessa quantità di moneta, come vedremo. La moneta, messa in tasche diverse, potrebbe cambiare valore. Sicuramente cambia l'utilità che produce. Ma ci dobbiamo arrivare piano piano.

Riprendiamo il risparmio di Sempronio e scopriamo così, con il risparmio, la seconda funzione svolta della moneta: LA RISERVA DI VALORE. In banca, sotto il materasso, comunque conservata, la moneta conserva il potere d'acquisto delle cose che utilizzeremo, domani, per acquistare beni e servizi necessari a soddisfare i nostri bisogni. Il risparmio dà sicurezza. Accumulare cose che ci serviranno domani ci fa sentire più tranquilli. Se sono cose ingombranti, o deperibili, meglio sostituirle con il denaro, che potrà essere sempre trasformato nelle cose utili, al momento opportuno. E' proprio questo aspetto di "riserva" di valore che ci avvicina alla sottile linea di confine fra ricchezza reale (fatta di beni reali e servizi utili che utilizziamo per soddisfare i nostri bisogni) e ricchezza monetaria, che possiamo usare per acquistare beni e servizi. Questa cosa ce la dobbiamo ricordare : il denaro non si mangia, non ci veste, non ci ripara dal freddo. La moneta misura il valore della ricchezza, conserva il potere d'acquisto, ma NON è la ricchezza. Questa cosa ci è più chiara se invece di pensare alla ricchezza pensiamo alla povertà: la povertà è mancanza di cibo, di vestiti, di riparo. E' molto concreta, la povertà.






Ce lo dobbiamo ricordare per quando andremo a vedere come si produce la ricchezza, e come si produce la moneta. Ha a che fare con la distribuzione.
Possiamo dare del denaro a quel bambino che non ha cibo né vestiti e ripari adeguati. Ma se dove lui vive non ci sono quelle cose da comprare, resterà povero. Possiamo mandare cibo, vestiti. Oppure possiamo fare in modo che le persone si organizzino e - con il loro lavoro - siano messe in grado di produrre buon cibo, buoni vestiti, buone case. La ricchezza si produce con il sudore della fronte e con l'organizzazione del lavoro nell'impresa. Se il denaro che arriva viene usato per organizzare imprese e lavoro, la povertà sarà debellata. A condizione che le imprese rispondano ai bisogni della collettività, e non esclusivamente al loro istinto di concentrarsi sul profitto privato.

Nelle società moderne, lavoro ed imprese non partono se non arriva la giusta quantità di risorse finanziarie, ed al giusto prezzo. Se imprese e lavoro creano la vera ricchezza, quella che soddisfa i nostri bisogni, dobbiamo fare in modo che il denaro arrivi alle imprese ed al lavoro, in quantità adeguate ed al giusto prezzo.

Anche a casa nostra il discorso non cambia: possiamo dare denaro o cibo e servizi a chi è senza lavoro. Oppure possiamo fare in modo che abbia un lavoro. Possiamo scegliere : mettere tutti nella condizione di creare ricchezza reale, che poi può essere distribuita più o meno equamente, oppure possiamo limitare la circolazione monetaria, favorendo pochi privilegiati, e mettere a tacere la coscienza dando qualcosa a chi resta indietro.


Prima, però, dobbiamo entrare un po' più in dettaglio nel vedere come è fatta la moneta moderna. Molte cose diverse vengono chiamate con l'unico termine generico di "moneta", nelle economie moderne. Il che non aiuta a capire con sufficiente chiarezza i tanti aspetti coinvolti.




Per prima cosa, cancelliamo l'immagine del forziere d'oro, e lo sostituiamo con quella di una cassa piena di carta. Non c'è più oro dietro la creazione delle banconote che usiamo come moneta, al giorno d'oggi, e neppure altri valori concreti, conservati nei forzieri delle banche centrali.


L'oro delle banche centrali, che pure esiste, non ha alcuna relazione con la possibilità di emettere banconote e altre forme di moneta. Un giorno ci dovremo domandare cosa ci sta a fare, lì. A cosa e a chi serve.

Banconote e monete metalliche sono le prime cose che ci vengono in mente, pensando a cosa sia la moneta. Tutto sommato abbiamo la sensazione di sapere abbastanza bene cosa siano, almeno quelle. Fino a quando non ci poniamo la domanda: "che cosa è la moneta?" Penso all'esame di Economia Politica, tanti anni fa, nel quale un professore rivolgeva questa domanda agli studenti terrorizzati e poi, sempre insoddisfatto delle risposte, tirava fuori cento lire, le faceva trottolare sulla scrivania, senza aggiungere altre spiegazioni che questa: "eccola, la moneta". Poi, li falcidiava con un sorrisetto enigmatico. Io me la sono cavata, allora, soltanto perché non mi ha fatto la domanda :-)

L'informazione e la comprensione sul tema sono sempre state molto scarse. Riservate a pochi. E se riflettiamo su cosa viene prima, fra informazione e comprensione, possiamo capire il perché abbiamo le idee confuse. Perché non abbiamo una comprensione corretta. L'informazione è manipolata, sempre con le tecniche scientifiche del marketing. Le idee, ci vengono "vendute".

Abbiamo già detto nel post precedente che la moneta viene creata dal nulla e non ha un suo valore intrinseco. Non essendo da tempo più coperta da oro o altri "valori" riconosciuti, cosa ci spinge ad accettare la moneta che ci viene offerta in pagamento delle obbligazioni? Solo la fiducia. Il valore della moneta moderna coincide con la "fiducia" che il pubblico le accorda. Se viene accettata da tutti, come mezzo di scambio, acquista un indiscutibile "valore" ed una sua preziosa utilità, che tutti intuiamo e riconosciamo nella nostra esperienza quotidiana. A scanso di equivoci, però, per rafforzare questo bisogno di fiducia, che potrebbe venire meno in determinate circostanze, interviene la legge ad attribuire alla moneta adottata nella comunità politica il suo "valore legale". Teniamo in sospeso questa informazione, ricordando che la legge rafforza e sostiene la fiducia, la disponibilità ad accettare, ma non la può sostituire. Ci torneremo. 

Dal 20 febbraio 2002, l'Euro è l'unica "moneta a corso legale" in Italia e nell'Eurozona. Il termine "moneta a corso legale" indica la garanzia di legge che banconote e monete in euro possono essere usate per estinguere obbligazioni monetarie in tutti e 17 i paesi dell'eurozona, e che queste "devono" essere accettate come tali dai tutti i cittadini. Eppure, già qui sbattiamo contro una prima contraddizione. Il Governo ci ha detto recentemente che usare banconote per importi superiori a 1000 Euro è... vietato dalla legge. Riflettere attentamente: la banconota a corso legale, diventa sostanzialmente illegittima.

Per capire, bisogna considerare che banconote e monetine rappresentano in realtà solo una piccola frazione della "moneta" che viene utilizzata per effettuare pagamenti "legali". La parte maggiore, invece, è coperta dalla moneta bancaria che, grazie al divieto di cui sopra, è diventata la vera moneta a corso legale. Assegni, bancomat, carte di credito, bonifici, sono tutti modi in cui effettuiamo i pagamenti più importanti, attingendo dal saldo dei nostri conti bancari.

Lo Stato, dunque, ci spinge a preferire la moneta bancaria, rispetto alle banconote. Diamo anche per scontate le sue buone ragioni (lotta al riciclo del denaro sporco e all'evasione) e arriviamo al punto. L'uso della moneta rappresenta una  funzione di interesse generale estremamente importante, che interessa dal primo all'ultimo dei cittadini nei suoi gesti quotidiani e nel suo intimo irrinunciabile bisogno di sicurezza.  Ma che ci vuole uno scienziato per capire che la sua gestione non può e non deve essere lasciata nelle mani di soggetti privati? Non si può non sapere: sono guidati da un unico sostanziale obiettivo: fare profitti privati! Farli nel più breve tempo possibile. Farli in un modo qualunque, anche turandosi il naso, purché sufficienti a sopravvivere nella competizione globale che non vede l'ora di inglobare le piccole banche nazionali nelle mega strutture dell'economia capitalista sopra nazionale (guarda.. è quello che avviene). Ma davvero ci vogliamo raccontare che le grandi banche internazionali hanno a cuore gli interessi delle famiglie e delle aziende del nostro paese? Gli effetti, evidentissimi, sono sotto i nostri occhi: la moneta bancaria è troppo scarsa e troppo "cara" per i bisogni delle famiglie e delle aziende; troppo facile e abbondante per i mercati finanziari privati e internazionali. Lì, le banche fanno profitti più facilmente. Il bello è che chi inizia ad esserne consapevole, immagina che le banche si dilettino a speculare sui mercati. E' peggio, molto peggio: trasformano noi clienti in speculatori, senza che ce ne rendiamo conto. Il costo, però, lo paghiamo tutti noi, mentre i benefici si concentrano nelle mani di pochi furbi privilegiati. Lo vedremo meglio nel secondo capitolo, che descriverà tutte le distorsioni - volute - in questi meccanismi di allocazione delle risorse monetarie e di stravolgimento delle responsabilità.  

Ma intanto, ai signori che ci governano e che sono forse ciechi, vogliamo chiedere a gran voce che si ravvedano? Rendere pubblico e trasparente tutto il sistema finanziario è una priorità indilazionabile. Nessuno lo propone.

E' il solito tema del conflitto di interessi che manca completamente, nella nostra "cultura" italiana. Dovrebbe saltare agli occhi di tutti la circostanza che un soggetto qualunque non deve essere messo e lasciato nella posizione di poter scegliere: soddisfare meglio l'interesse generale, o soddisfare il proprio? Tutti sappiamo quale sarà la scelta, salvo miracolose eccezioni. Non so perché, ci appigliamo alla speranza, vana, di incappare in una di quelle miracolose eccezioni in cui i privati faranno gli interessi pubblici, anziché tagliare il problema alla radice ed evitare il conflitto. 

Facciamoci un'idea della proporzione che esiste fra le due diverse forme  di denaro che usiamo (banconote e moneta bancaria) e attingiamo quindi alla Base Informativa Pubblica di Banca d'Italia, per dare uno sguardo alle consistenze a fine febbraio 2013. Eccole, in figura 21 (per chi si annoia può saltare alle conclusioni, dopo i tre grafici)






Il primo numero in alto a sinistra, 151... (che si legge 151 miliardi di euro) rappresenta le banconote e le monete che "circolano" fuori dal sistema bancario: sono nelle nostre tasche, sotto il materasso o nelle casse dei negozi, etc. Il secondo numero, 771... miliardi di euro, sono i nostri depositi a vista presso le banche e le poste. Questa cifra rappresenta la prima parte della "moneta bancaria". Il terzo numero è il totale e ammonta a fine febbraio 2013 a 923 miliardi di euro. Viene chiamato moneta base, M1 : è la somma di banconote e monete in circolo con i saldi dei depositi a vista che abbiamo presso le banche. Il "Settore detentore delle attività", che sarebbe quello che deposita moneta presso le banche o le poste, è fatto da famiglie, aziende e pubbliche amministrazioni.

Viene da pensare che quei 771 siano costituiti dalle banconote che abbiamo depositato e che sono conservate nelle casseforti delle banche. Non è così. Sono solo numeri su computer: dematerializzati. Stessa parola usata per i titoli di stato. Un tempo venivano stampati in elegante forma cartacea...  dematerializzati anche quelli. Numeri su computer.

Prima di altre riflessioni su cosa ci sia dietro quei numeri, aggiungiamo altre informazioni su altri tipi di moneta bancaria. Lo facciamo osservando un altro pezzo della base informativa, in Figura 22






Vediamo che anche i depositi a tempo, quelli che non possono essere ritirati in qualsiasi momento dai depositanti, fanno parte della "moneta bancaria". Si dividono in depositi vincolati con scadenza fino a due anni (165 mld) e quelli che possono essere svincolati dando un preavviso fino a tre mesi (309 mld).

Queste cifre, sommate ad M1 (923 mld) ci danno il totale di M2 : 1.397 mld di euro. 

Ancora qualche spicciolo lo troviamo nella Figura 23




ecco le pronti contro termine per 10 mld, le quote di fondi comuni per altri 10 e le obbligazioni fino a due anni per 46 mld. Sommando queste cose ad M2 si ottiene M3, eguale a 1464 mld di euro.

Ricapitolando, con banconote e monete per 151 mld, a fronte di un totale monetario di 1.464 mld, abbiamo un rapporto di quasi 1 a 10.

Domandiamoci ora cosa ci facciamo con tutti questi numeri: cosa stiamo misurando? Cercando di capire se la misura di M1, M2 ed M3, ci dice quanti soldi possono essere spesi dai cittadini (famiglie, aziende, pubbliche amministrazioni) oppure quanti soldi ci sono nel sistema finanziario (banche e poste). Perché non è affatto la stessa cosa. Ricordiamo che siamo qui per rispondere ad una domanda iniziale, posta nella prima parte di questo paragrafo: di moneta ce n'è tanta in giro o poca?

Fra la banconota che ho in saccoccia, ed il bancomat, trovandomi alla cassa di un supermercato che usa il POS ho l'immediata sensazione di avere due cose interamente fungibili. E' indifferente usare l'una o l'altra, per pagare la spesa (sempre che non voglia spendere più di 1000 euro..). Che quindi in M1 si sommino banconote, monetine e saldi dei conti bancari a vista, ci può stare. 
La mia capacità di spesa, alla cassa, è data esattamente dalla somma delle banconote nel portafoglio, più le monetine, più il saldo del mio conto corrente che posso usare, lì ed ora, con il bancomat, la carta di credito, un assegno.

Passiamo ad M2 e domandiamoci : che ci faccio, alla cassa di un supermercato, con i depositi vincolati a due anni o con quelli che posso svincolare con preavviso? Posso pagare con una pronti termine, una quota di fondo comune o un titolo obbligazionario, quelli previsti in M3? No. Eppure, in M2 ed M3 queste sono le cose che vengono sommate, per determinare la quantità di moneta complessiva nel sistema. 


Ma, alle scuole elementari, non ci insegnavano forse che non si sommano le mele con le pere? Avevamo le idee più chiare, allora. Ci pareva una buona regola.





Se per noi non ha senso, questa somma, lo avrà sicuramente per qualche altro soggetto. Sicuramente per quelli appartenenti al sistema finanziario. Dopo tutto, alla banca centrale che calcola meticolosamente e pubblica nella Base Informativa Pubblica M1 M2 ed M3, cosa sta a cuore: la nostra capacità di spesa, o la solidità del sistema finanziario? Non è un caso che i sistemi finanziari più evoluti si dilettino a studiare e calcolare altri aggregati monetari. In Gran Bretagna sono arrivati ad M10. 

la moneta che serve a noi e la moneta che circola nel sistema finanziario, a quanto pare non sono la stessa cosa. Questa differenza di prospettiva ci aiuta molto a capire perché, guardando alle nostre tasche, ma anche nei conti delle piccole e medie aziende, abbiamo la sensazione che di moneta in giro ce ne sia veramente poca, e guardando poi ai mercati finanziari ed ai conti delle banche abbiamo la sensazione che ce ne sia un po' troppa. E, soprattutto, che venga usata molto male. 

Fermiamoci qui, per oggi, a riflettere sull'importanza di questa scoperta. E ricordandoci che solo noi, con il sudore della nostra fronte e con l'organizzazione del nostro lavoro nelle imprese, possiamo creare la vera ricchezza: quei beni reali e servizi utili che soddisfano i nostri bisogni. Con l'avvertimento, necessario, che se i bisogni ce li infila nella testa la pubblicità... non saremmo mai realmente felici.

Nella prossima puntata andremo a capire meglio come si alimenta il saldo del nostro conto in banca, cosa è la moneta per il sistema finanziario e che differenza c'è fra la moneta ed il credito, se ce n'è. Entreremo così un po' più nel vivo nei meccanismi di creazione e di allocazione della moneta, che è materia assai complessa, e stupefacente.


4 commenti:

  1. ehi cool, mate! Anch'io sto scrivendo libri fondendo articoli del mio sito, l'ho chiamato librog (http://www.ilnono.it/it/librog), ma lavorando con un sito fatto in joomla riesco ad usare connessioni molto più articolate, blogspot è troppo limitante. Uso anche post molto più brevi perché so che la gente in internet è abituata all'essenziale.
    Sui contenuti, invece, che posso dirti: sono convinto che il problema dell'intermediazione allo scambio non possa essere risolto se non considerato a fianco del problema del lavoro. dopodiché la soluzione è semplice: l'intermediazione allo scambio è obsoleta tanto quanto la retribuzione del lavoro. Dobbiamo tornare a lavorare per piacere e a distribuirci i beni collaborativamente. http://www.ilnono.it/it/antropeconomia
    Buon lavoro, comunque
    gianni

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    1. forse un giorno divento bravo anche io con joomla :)

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  2. mi sembrate già abbastanza bravi entrambi.

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    1. Magari.. con lo strumento informatico sono un po' impedito :(

      Non sono ancora riuscito a capire come faccio ad abilitare l'inserimento di link nei commenti.
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